Blog di Marco Fortunato

images/stories/noi/marco.jpg L’unicità, l’improvviso, la sincronia, ovvero il cambiamento Ciao, sono Marco. In poche righe dovrei raccontarvi i momenti salienti della mia esistenza fino al momento attuale, quello nel quale sto scrivendo, ovvero il 19 Novembre 2015. Ho 38 anni e da due la mia vita ha subito un profondissimo cambiamento. L’esito più evidente di questi due anni di cambiamento è stato il mio trasferimento qui a Tempo di Vivere .

Parole del benessere: Consapevolezza

 Lo spunto per questo scritto mi è venuto durante la scrittura del mio ultimo articolo sulla “Responsabilità” di cui questo si può considerare la continuazione oppure un approfondimento essendo la consapevolezza un tema più volte intrecciato durante le mie riflessioni sulla responsabilità. Tengo anche a precisare la natura incompleta e del tutto personale di questi scritti, non vogliono essere delle riflessioni finite ma solo un mio modo di mettere per iscritto tanti spunti su temi cruciali della nostra comunità, esattamente sono il mio modo di approcciarmi a queste tematiche, il modo con il quale vengo a scoprire certi significati o li attribuisco a certe parole.

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Il Koji - profumo di fermentazione

Il koji è il fermento base di alcune importanti preparazioni della cucina orientale in particolare di quella giapponese.
Il significato della parola koji è difficile da determinare; la parola ha origine dall’unione di due Kanji (i caratteri giapponesi) e dovrebbe significare allo stesso tempo prosperare e moltiplicare, questo con l’evidente legame alla funzione del fungo.

Il koji è una preparazione che ha origine da due ingredienti, il riso (o l’orzo) e il fungo aspergillus oryzae. L’unione del fungo sotto forma di polvere, al riso cotto, produce (in un lasso di tempo di due giorni) una muffa bianca superficiale sul riso. Questo è il koji, e da questa preparazione base si parte per la produzione di shoyu, miso, amazake e sakè.

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Siamo un sottobosco

In questo periodo di primavera mi sto molto occupando della raccolta delle erbe spontanee.
Tarassaco, centocchio, pimpinella, piantaggine, silene, barba di becco, melissa, biancospino, germogli di rovo, germogli di pungitopo, asparagi, sambuco, tiglio ecc… basta uscire a fare una passeggiata e ci si rende conto di quanta varietà di piante selvatiche possiamo trovare in giro e quante di queste siano commestibili.

La natura ci offre molto, senza che dobbiamo rivoltare una sola zolla di terreno, eppure pochi approfittano di tutto questo.

Uno dei concetti che più ho avuto modo di fare mio in questo ultimo periodo, grazie alle riflessioni di “poche parole” di Davide, è quello di “erbaccia” o peggio ancora di “erba infestante”. In diversi forum che si occupano di erbe ho incontrato l’uso frequente di questo concetto riferito a qualche tipo di erba che cresce rigogliosa sotto viti, alberi da frutto o coltivazioni in genere.

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