Castello di carte

Durante l’ultimo rientro da Brescia, pochi giorni fa, ho iniziato a non sentirmi molto bene.
Da allora, in alcuni momenti febbricitante e in altri meno, alterno lunghe ore di riposo qui in mansarda, avvolta da strati di morbide coperte a un vagare per il casale strascinando i piedi, pallida e con un accenno di sorriso verso coloro che intercettano il mio sguardo. Inappetente, crampi addominali e con un forte fastidio verso ogni eccesso, rumori, luci, odori… Qui c’è gran ricchezza di tutto questo, sto scoprendo.

Mi sono trovata spiazzata, ieri, in un momento di fragilità a rimpiangere i miei spazi, il silenzio del mio vecchio appartamento, la mia micia Tatou appallottolata sulla pancia e il potermene stare sul divano bianco, sola e al sicuro.

Mentre accoglievo quella tristezza legata al mio malessere, avevo tutta la comunità attorno a me, tutti al mio fianco, tutti a sostenermi e a darmi quello che solo da loro e solo qui posso trovare…

Quel “sola” ha iniziato ad assumere una sfumatura diversa. Non più la sensazione di indipendenza e autonomia… non più il non dover chiedere né giustificare nulla.
Il “sola” sapeva di freddo, di vuoto, di nessuno accanto, di domande senza risposte, di pensieri che girano e girano in testa senza trovare un ramo su cui posarsi, il “sola” sapeva di dolori ben noti, di sconforto, di buio, di resa.

Avevo la comunità attorno a me, ieri.

Chi mi accarezzava la testa, chi mi teneva la mano pur stando male, chi mi aiutava ad entrare nell’accoglienza del mio stato.

Calore. Affetto. Sostegno. Solidità.

La sensazione prevalente è stata quella di sentire di avere un sostegno presente, tangibile, e quel sostegno era fatto di noi tutti, me compresa, come un castello di carte che può star su solo grazie alla presenza di ognuno, ognuno a suo modo fondamentale, ognuno secondo la propria modalità. E la forza del risultato finale è data dal contatto di ogni singola carta con le altre carte.

Sembra fragile, il castello di carte, come immagine. Mi stavo chiedendo come mai alla mente mi sia venuto proprio il castello di carte.

“Basta un soffio”, verrebbe da dire… ebbene sì.

soffia

 

Basta un soffio.

O una manina.

Mi torna un ricordo d’infanzia, la casa dei nonni, il fumo di sigarette senza filtro del nonno, il calore della stufa con le bucce di mandarino che vi si seccavano sopra, la fine del pasto, la tovaglia con le briciole messa da parte e il nonno che mi proponeva di giocare a carte, ben sapendo che non sapevo giocare, ero troppo piccola.

Iniziava allora il gioco del castello di carte. Quel gioco era bello perché chiunque poteva farlo e non serviva conoscere le carte, ogni carta aveva lo stesso valore, lì. Il primo assaggio, forse, del senso di uguaglianza ed equanimità che mi hanno accompagnata negli anni a venire. Chiaramente il gioco terminava a breve, con la mia manina asciutta e il sorriso sotto agli occhietti neri e fieri… una manata! Tutto crollato! Basta un soffio… o una manina.

Sono da poco approdata a Tempo di Vivere, di soffi ne abbiamo già vissuti, insieme.

La meraviglia, il miracolo, è che anche a carte a terra, anche quando tutto pare crollato e quando si perdono le certezze che fino a un attimo prima del soffio tenevano unito il castello di carte… il gioco ricomincia. Le carte si rimescolano, si creano nuovi equilibri, si mettono in campo nuove risorse, ognuno fa un passo diverso rispetto al passato e osservando dall’alto già si può vedere che un nuovo castello di carte è in via di costruzione.

nonno Ceco small

Ogni volta più solido e ogni volta più abili noi tutti a scegliere il piano giusto su cui costruire, più solerti nel rimuovere le briciole che possono minare l’equilibrio, più attenti a rispettare gli spazi tra una carta e l’altra, più delicati nel tocco, più cauti nello scegliere il punto di contatto con gli altri, più centrati verso l’obiettivo finale.

Immagino il volto del nonno Cèco da lassù, che sorridente con la giacca a costine, quei suoi occhi grigi, i capelli con la brillantina, la sigaretta accesa e una manciata di PIP mi guarda compiaciuto per la nuova partita che ho iniziato a giocare.

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Pubblicato in Blog di Luana Bramè

Tags: crescita personale, vivere insieme, relazioni, cambiamento

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