Crescita Personale e Relazioni

La comunicazione empatica per migliorare le relazioni

Affrontare i problemi relazionali in modo costruttivo attraverso la comunicazione

Gurdjieff sosteneva che noi diventiamo le parole che ascoltiamo, le parole che ascoltiamo o che pronunciamo lasciano una traccia in noi.

Tutte le parole, e in particolare quelle sbagliate, ci condizionano, seminando scorie, generando atteggiamenti distorti e storpiature che ci complicano l’esistenza e ci intossicano la mente.

Una volta pronunciate, infatti, le parole vanno ad agire almeno su due cervelli: quello di chi parla e quello di chi ascolta.

Ogni forma di comunicazione incide dunque nella nostra psiche, lavora nel nostro inconscio per giorni, mesi, anni, arrivando a cambiare la nostra mentalità e lasciando una traccia fisica nel nostro corpo.

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Non solo comunicare, ma

Non solo comunicare ma, anche e soprattutto, entrare in relazione.

Perché il comportamento comunicativo abbraccia a 360° la nostra vita.

Come possiamo rispettare noi stessi, esprimendo con chiarezza le nostre convinzioni e i nostri valori e, contemporaneamente, rispettare l'altro, permettendogli di sentirsi libero di esprimersi?

Come è possibile affrontare qualsiasi problema o divergenza in modo costruttivo, vedendo nell'altro un alleato e non un nemico da evitare o combattere?

Win to win, un gioco in cui si vince insieme, ben oltre le più rosee aspettative.
Un gioco in cui avere successo… insieme e grazie agli altri, in cui si mira a rispondere alle esigenze di tutte le parti in causa, senza prevaricazioni o imposizioni, bensì con attenzione al rispetto di sé e dell’altro.

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L'importanza dell'accoglienza emotiva

Antonio Pietro e IsottaHo passato più di 30 anni della mia vita (oggi va molto meglio ma ancora ci sto lavorando) comandato e intrappolato da un senso di invisibilità massacrante e infantile.

Non mi sentivo capito e compreso da nessuno e quando mi mostravo per quello che pensavo di essere, mentre invece mi mostravo nel dolore in cui ero e a volte sono ingabbiato, non piacevo.

Venivo giudicato, criticato, non accolto nella mia sofferenza.

Lavorando con Gabriella e comprendendo gli schemi della mente via via nel percorso, mi resi conto, con profondo dolore e dispiacere, che la prima persona a non comprendermi, a cui non piacessi, che non mi accoglieva, che mi odiava, che non mi vedeva, che mi giudicava... ero io.

Qui a Tempo di Vivere ogni giorno scopro e mi confermo l'importanza dell'accoglienza emotiva, che passa attraverso il riconoscimento, la comprensione e l'accettazione.

Se io non riconosco che emozione spiacevole provo non posso accoglierla, se io non la comprendo non posso accoglierla, se io non la accetto non posso accoglierla.

Questo meccanismo interiore, che da anni cerco di assimilare profondamente, con la difficoltà che avrei dovuto impararlo da bambino e non a quasi quarant'anni, è per me importante farlo scattare sempre più spesso in me, solo così poi posso utilizzarlo nei confronti degli altri.

Ricordo una riunione intorno a Pietro, descritta molto bene da Gabriella in un vecchio scritto a due mani con me, in quel momento piansi di invidia e gioia.

Gioia che un bambino potesse chiedere a nonni, genitori e amici conviventi un momento di attenzione per farci sapere i suoi bisogni di giovane essere umano, invidia... perché io non sono stato quel bambino fortunato.

Io come quasi tutti sono stato frustrato nelle mie emozioni spiacevoli, nei miei bisogni.

Per il bambino c'è il causa-effetto, per l'adulto no.

L'adulto si dovrebbe bastare.

La cosa più preziosa e facilitante che ho qui a Tempo di Vivere è l'accoglienza e l'accettazione di Andrea nella sua completezza.

Questo non è sempre scontato neanche qui, poiché non ci sono solo le mie dinamiche, ma anche quelle degli altri e poi perché la perfezione non è di questa Terra.

L'impegno che metto nel lavorarci dentro di me, nel mettermi in discussione e poi in gioco fa parte di quello che qui chiamiamo "egoismo sano": lo faccio per me per poi star bene con me stesso e con gli altri.

Non posso pretendere di essere sempre compreso, visto, accettato, ma posso decidere di comprendermi, vedermi, accettarmi, amarmi ed accogliermi sempre più spesso.

Molto dipende da me, altrimenti resterei sempre schiavo dei comportamenti degli altri... e questo non è sano e non lo voglio... ho già dato ampiamente! :-)

Mi rendo, altresì, spesso conto di come mantenere un senso di realtà, comprendendo tutto ciò, non è un cazzo facile, ma restando convinto che è ciò che VOGLIO, trovo la forza di farlo sempre più spesso. 

 

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