Ecovillaggi: cambiare si può? OVVIO CHE SI PUO'!

Comunità intenzionale

Cronache di una comunarda viziata al XX Raduno RIVE

28-31 Luglio 2016, XX Raduno della Rete Italiana Villaggi Ecologici (RIVE), ospiti del comune di Vidracco e della Federazione di comunità di Damanhur

E’ il 26 luglio… giro per casa con la mia lista di cose da fare, valigie, sacchi e sacchetti. Il letto è invaso da abiti (chissà se farà caldo come l’anno scorso ad Habitat… però le previsioni non sono delle migliori e poi siamo in mezzo ai boschi, a qualche chilometro da Torino… meglio mettere in borsa anche il maglione, le calze e il pigiama lungo), sulla cassettiera due torce da campo, rotoli di carta igienica, gli assorbenti (porca paletta, mi devono pure arrivare!), il portafogli, il caricabatteria e la pila di scorta per il cellulare (il mio non ricarica più bene… Dio, che angoscia, stare fuori per 5 giorni senza la sicurezza di essere raggiungibile!), una gatta… no, lei non la devo infilare in valigia!

E poi, cavolo, quattro notti in tenda, e danno pure pioggia… non sopporto la tenda, fa sempre o troppo caldo o troppo freddo… e le zanzare… e l’umido… e la mia pleura che ricomincia a fare le bizze… e… e… e…

L’anno scorso i giorni del raduno sono stati tosti: 40° all’ombra, l’acqua razionata, i materassini bucati, senza pompa e con la bimba che chiedeva continue attenzioni… lo ammetto, ho tirato fuori il lato peggiore di me e in 96 ore ho rischiato di mandare all’aria 20 anni di relazione con Ermanno… eppure siamo ancora qui…

Vabbè, almeno quest’anno la gnoma non ci sarà… e già, non ci sarà… CACCHIO NON CI SARA’!!! PER CINQUE GIORNI... MA SIAMO MATTI?!?

Ok, lo ammetto, sono migliorata ultimamente, ma l’ansia in certe situazioni la fa sempre da padrona. Lui lo sa e si defila il più possibile… io m’incacchio ancora di più, ma se cercasse di calmarmi, con molta probabilità, lo aggredirei… uff…

Un’amica della Valchiusella si è offerta di prestare la sua casa a mia madre che ci raggiungerà venerdì, volendo potremmo approfittarne anche noi, ma non ci penso proprio! Abbiamo la tenda nuova e poi mi fa brutto andare a dormire in un vero letto mentre gli altri soffrono in campeggio… no, non se ne parla!

Bando alle ciance, la valigia è pronta, il 27 partiamo, la macchina è carica come se dovessimo trasferirci per anni in un paese straniero. Totta non ci si fila manco un po’, sta giocando e non ha nessuna intenzione di perdere tempo a salutarci, piccola puffa ingrata! Avremmo dovuto essere in strada alle 8.30, ma sono le 12 quando ci lasciamo alle spalle l’amato casale.

Arriviamo al quartier generale del raduno verso le 16.30 e dopo il primo abbraccio la tensione si scioglie in un secondo.

Stavolta conosciamo bene questi volti e questi sorrisi, sono gli stessi che ci hanno accolto ad aprile al Vignale. Anche allora l’idea della tenda mi aveva rovinato la preparazione della partenza (non ce n’è, sono una comunarda viziata, amante di pareti solide e materassi comodi)… eppure anche allora quegli occhi limpidi avevano dissolto ogni dubbio.

È difficile spiegare l’alchimia che sento crearsi quando sono in mezzo a queste persone, credo possa essere descritta come una sorta di riconoscimento animico tra esseri che hanno fatto la stessa scelta o che la supportano in ogni modo. Non mi piace fare distinzioni tra “dentro” e “fuori”, tra noi che ci siamo lasciati la città alle spalle per costruire il sogno di una vita più a misura d’uomo e chi in quelle città ci vive ancora, perché in fin dei conti, salvo qualche eccezione (vedi gli amici Elfi), bene o male tutti noi con questo cavolo di “sistema” abbiamo comunque sempre a che fare, in un modo o in un altro.

No, non è questione di noi e gli altri… è solo questione di NOI.

Noi che sappiamo cosa significhi condividere spazi e respiri per 24 ore al giorno, noi che in ogni istante ci ritroviamo davanti ai nostri specchi (e non è mica detto che ci piacciano sempre sempre), noi che abbiamo lasciato le (false) sicurezze di un lavoro fisso, di una casa di proprietà, di schemi imposti, per avventurarci nell’ignoto di una vita da re-inventare daccapo, noi che, non solo ci ritroviamo a dover condividere le nostre esistenze con la nostra nuova famiglia allargata, ma che, spesso e volentieri, ci ritroviamo gente in casa senza preavviso, a qualsiasi ora del giorno e della notte, perché “Ma come?!? Per venire qui vi devo avvisare prima?!? Ma allora perché vi definite ecovillaggio????”

Ma non è solo questo che può spiegare quel senso di riconoscimento così intimo e profondo che proviamo quando ci sfioriamo, è qualcosa di più.

È vedere nell’altro lo stesso sguardo pieno di meraviglia e curiosità, è quella fede profonda non in un Dio qualunque, ma nel Dio che riconosciamo dentro ognuno di noi, quella sacralità di una scelta di condivisione e collaborazione che ci unisce fino al midollo, il senso che se nulla più ci appartiene singolarmente siamo tutti esponenzialmente più ricchi… sono le porte che restano aperte e gli zaini lasciati in giro senza timore, perché che senso ha rubare qualcosa se basta chiederla per averla?
È la consapevolezza che anche nei momenti di maggior dolore ci sarà qualcuno a sorriderci e a prestarci una spalla e che non dovremo chiamarlo al telefono perché basterà superare pochi metri per averlo lì di fronte a noi ad accoglierci, è quel non sentirsi più figli unici in un mondo che non ci riconosce perché il nostro mondo lo stiamo costruendo noi e non aspettiamo più che ci arrivi da fuori.
E ancora, è il sapere che, al di là dell’Italia spaventata della cronaca e dalla crisi, ce n’è un’altra fatta di gente come noi che crede davvero che un altro mondo sia possibile, che si mette e si ri-mette in gioco ogni minuto, a volte rivoltandosi fin dentro lo stomaco, a volte dando carica agli altri, altre lasciandosi condurre.

… un mondo in cui io e te diventa NOI, in cui non si decide a maggioranza lasciando gran parte della gente insoddisfatta, ma in cui ci si siede tutti allo stesso livello, creando cerchi dove le mani si parlano e gli occhi si sfiorano, in cui nessuno è lasciato indietro, nessuno è meno di un altro.

Il tema di uno dei Fish Bowl di quest’anno è stato la Resilienza sociale negli ecovillaggi, la convivenza e la visione del mondo.

Tra le tante domande, ci siamo chiesti cosa ci fa andare avanti nonostante le difficoltà e i momenti di crisi, cosa ci fa rialzare dopo un crollo o un abbandono.

Prima di rispondere ho cercato di creare il vuoto dentro di me e di sentire. Mi sono venute in mente mille parole, poi ho percepito sul gomito il calore della compagna seduta accanto a me (Alessandra del Vignale), un attimo dopo ho incrociato lo sguardo di Macaco di Damanhur, poi Francesca di Ca’ dei Venti, Cristina di Torri Superiore, Lorenzo di Città della Luce, Radice de Il Giardino della Gioia, Roberto di Habitat, Amy di Bagnaia, Mario del Popolo degli Elfi e, poco più là, Andrea di Corte del Vento, Guerrino e Alfredo di Bagnaia, Max di Cascina Gervasoni e Maurizio del PER, Riccardo e Giorgia (Elfi), Fabiana (Il Vignale), Lara (Habitat), Chiara e Dhara (La città della luce), Stambecco (Damanhur), il mio Ermanno … e ancora, gli amici non ecovillaggisti (tantissimi!!!) che, è vero, non condividono le nostre stanze, ma condividono con noi cuori grandi e intenti… e man mano che respiravo sentivo i loro respiri con i miei, percepivo la presenza della gente che ci ascoltava assetata di domande e risposte, desiderosa di riaccendere speranze e sogni

Mi sono sentita parte di un Tutto che non ha inizio né fine.

A quel punto, nella mia mente si è fatto strada un solo pensiero: andiamo avanti, sempre, perché CI CREDIAMO DAVVERO, nonostante tutto e grazie a tutto!

Perché abbiamo scelto di affidarci uno all’altro in ogni istante della nostra vita e sappiamo che quando uno di noi non riuscirà a intravedere una via di uscita ci saranno altri occhi e altri modi di percepire che ci permetteranno di scorgere luce dove prima ci assaliva solo buio.

Perché non siamo soli nei nostri casali, negli appartamenti, nei borghi, nelle yurte, con l’acqua corrente o senza, a piedi scalzi, con le scarpe della Decathlon o con quelle autoprodotte fatte di pelle e laccetti incrociati.

Perché sappiamo che quando avremo bisogno ci saranno non uno, ma tanti padri, madri, sorelle e fratelli sparsi un po’ ovunque, pronti a tenderci la mano.

Perché da quando li ho conosciuti e annusati, cammino nel mondo con maggior fiducia nella meraviglia e nella bontà insite negli uomini.

Perché chi è partito prima sta lasciando tracce preziose per chi arriverà dopo e basi sempre più solide su cui iniziare a costruire.

Perché QUANDO SI SOGNA E SI COSTRUISCE INSIEME UNA VITA COSI’, NON C’E’ NIENTE CHE NON SI POSSA FARE!!

E, adesso, per me, questa è l’unica risposta possibile

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Pubblicato in Blog di Katia Prati

Commenti   

0 # guido ghidorzi 2016-08-10 07:33
mi ritrovo in quello che senti e dici.tante persone come me che non hanno il coraggio di tagliare completamente certi ponti con un sistema di vita altamente insoddisfacente, sono però attente al nuovo e sperimentano in qualche modo ottiche più umane di vivere. per noi è importante sapere di esperienze più avanzate e coraggiose. grazie
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