Il meglio che posso - perfezionismo e Sociocrazia

A giugno mi sono candidata per partecipare a un progetto europeo per l’apprendimento e la diffusione della Sociocrazia 3.0, un’evoluzione della Sociocrazia classica, realizzata in OpenSource. Un metodo decisionale e organizzativo basato sull’equivalenza dei singoli, che promuove e celebra l’intelligenza creativa e collettiva, aiutando i gruppi a migliorarsi continuamente nei loro processi evolutivi.

RIVE, rete italiana villaggi ecologici, di cui facciamo parte come Tempo di Vivere, è partner del progetto e come tale ha potuto formare 4 candidati per diventare trainer, con una borsa di studio. Sono stata scelta e sono partita alla volta di Panta Rei in Umbria, per una settimana intensiva con altri 40 partecipanti da tutta Europa.

sociocracy30 trainthetrainers gruppoE’ stata un’esperienza decisamente multisfaccettata per me.

Ho incontrato moltissime difficoltà, ho scoperto alcuni limiti che non sapevo di avere, mi sono confrontata con emozioni molto contrastanti. Dall’altro lato tutto ciò è stato estremamente stimolante e arricchente. Mi ha permesso non solo di apprendere nuovi contenuti, ma soprattutto di sperimentarmi e conoscermi meglio, di osservare da vicino alcune caratteristiche che ho, nel bene e nel male e di scegliere come usarle a mio favore.

Il limite principale che ho trovato è stato il mio perfezionismo.

Soprattutto in un contesto che si muoveva all’unisono secondo uno dei mantra principali alla base della Sociocrazia:

Good enough for now, Safe enough to try

(Abbastanza buono per adesso, Abbastanza sicuro da provare),
io mi sono sentita un pesce fuor d’acqua.

“Abbastanza” quanto?!
Cosa significa “abbastanza” ?!
Non esiste soltanto Giusto/Sbagliato, Successo/Fallimento, Bene/Male !?!?

scaladiperfezioneIl perfezionismo ha lottato contro tutto e tutti per gran parte dei primi giorni: a partire dall’utilizzo dell’inglese che nella mia testa non era sufficientemente buono per essere utilizzato (il training si è tenuto tutto in inglese!), fino alla successiva applicazione dei contenuti che stavo studiando, che continuavo a valutare non completamente appresi, e quindi non utilizzabili.

Evviva! Che cavolo ero lì fare!?

perfezionismo limite incapacitaMi sono sentita incapace, presuntuosa nell’aver pensato di essere in grado di gestire un workshop così intensivo (abbiamo avuto ritmi davvero serrati per tutta la settimana), disorientata dalla mia rigidità. I primi tre giorni ho sentito così forte la mancanza dei miei comunardi, della mia nuova realtà di vita, fatta di non-ritmi, di semplicità e divertente caos, di spazio e tempo dilatati, di comfort e senso di appartenenza profonda.. da pensare di mollare.

Del resto, il perfezionismo altro non è che uno scudo a protezione di un senso di incapacità e inadeguatezza che – anche se oggi riconosco – non sono affatto abituata ad accogliere. Bensì a coprire… e infatti..

Mollare!? Non sia mai!
Abbandonare una sfida?! Farsi sopraffare da una difficoltà?!
Ma figuratevi se il mio perfezionismo me l’avrebbe mai permesso!?

Ho tenuto duro, continuando a ripetermi che potevo farcela, che dovevo solo abituarmi, che da qualche parte dentro di me c’erano le risorse e le capacità che ora non stavo riuscendo a tirar fuori. E così è stato.

Dal quarto giorno abbiamo iniziato la pratica; ci siamo divisi in gruppi e abbiamo iniziato a sperimentare quanto avevamo appreso… e magia. Improvvisamente mi sono resa conto che tutto era entrato.. che avevo assorbito il processo, che mi ci sentivo a mio agio, che si risvegliavano le caratteristiche di facilitazione che in molti mi riconoscono e che io spesso sminuisco. Mi sono resa conto che l’inglese non era più così inascoltabile, che riuscivo a seguire e anche a portare avanti i processi con discreta dimestichezza.

E lì ho compreso molte cose. Molti spunti e pezzi di un puzzle che fino a quel momento mi sembrava sfocato e caotico, sono andati al loro posto. Mi sono resa di quanto i principi su cui si basa la Sociocrazia possono essere portati nella mia quotidianità, non solo dal punto di vista organizzativo, ma soprattutto per relazionarmi con tutte le sfaccettature dei miei pensieri e metterli in armonia, come fossero un cerchio di pari, traendo il meglio da questa molteplicità.

Posso ascoltare tutti i miei pensieri, senza giudizio, accogliendoli come parte di un tutto.

imnotperfect perfezionismoQuello che sono è fatto anche di tutto questo.. perfezionismo compreso.

Una volta ascoltati, posso prendere ciò che di buono c’è in ciascuno e crearmi un nuovo approccio, un nuovo comportamento, agire in maniera congruente con il contesto e con quello che provo, al fine di sentirmi bene.

Ripensandoci, il perfezionismo che mi accompagna da che ricordi, è un limite fintanto che lo utilizzo per criticare o immobilizzarmi, finché lo uso come scusa per non agire o per continuare a “fare” senza fermarmi a celebrare o a condividere. Quando però diventa stimolo, attenzione, efficacia.. ecco che è risorsa!

Di fatto quindi nulla di ciò che sono è sbagliato. Tutto è buono, tutto è utile!

Le obiezioni che il mio perfezionismo fa, sono un dono, se accolte e integrate nell’esperienza che sto vivendo (e anche questo è un concetto semplice, che la Sociocrazia ha risvegliato e di cui sicuramente vi parlerò ancora).

Può essere dannoso quando utilizzo le mie caratteristiche in maniera eccessiva, quando lascio che prendano il controllo automaticamente senza che io scelga come usarle al meglio per me e per la specifica situazione che sto vivendo. Esempio, se mi chiudo in un angolo e non faccio domande durante un workshop che sto frequentando, perché non sapendo tutto alla perfezione, penso di non essere all’altezza.

E conseguentemente, possono diventare risorse, quando anziché agire per abitudine, mi fermo, respiro, ascolto cosa provo e cosa mi serve, e rispondo scegliendo il meglio che posso in quel momento. Esempio, quando riconosco che sono capace di parlare inglese, che apprendo velocemente e mi impegno per far fruttare ciò che ho imparato scegliendo di mettere in campo determinazione e coraggio.

Insomma, la Sociocrazia ha fatto breccia, da molti punti di vista.

Queste riflessioni mi accompagnano da allora. E so di aver agito più spesso di prima rispondendo ai miei automatismi e condizionamenti, riconoscendoli più frequentemente e accorgendomi di quando mi lasciavo guidare da loro senza mettermi davvero al centro.

E’ un cammino ancora lungo (o forse no!), ma sono soddisfatta di farlo.

“Metto in campo il meglio che posso in questo momento”..

è il mio nuovo motto.

E quando emerge il perfezionismo, che invece dice “puoi fare di più”, “il meglio non è abbastanza”, “le cose si fanno bene o non si fanno”.. mi fermo, cambio posizione e osservo la situazione come fosse esterna a me, come se stessi osservando un cerchio sociocratico, e mi pongo in una posizione di equidistanza da tutte le voci.

Poi scelgo.

E non è detto che scelga sempre la cosa migliore, ma sicuramente so di essermi impegnata per fare un cambiamento ed evolvere.

E anche questo parla molto di principi sociocratici. Evidentemente la Sociocrazia 3.0 si è presentata nel momento in cui ero pronta a coglierne l’importanza. Ho ancora tante riflessioni su di essa. Mi riprometto un altro cambiamento: riprendere a scrivere e condividere i miei pensieri. E’ utile a me e magari, chissà, è utile anche a voi.

*********

In ogni caso, se volete approfondire qualcosa sulla Sociocracy 3.0, vi lascio un po’ di link.
Li trovate al fondo di questo post. Ed essendo parte del team italiano di Sociocrazia 3.0, se desiderate confrontarvi, o vi piacerebbe collaborare al progetto SEOC, scriveteci: sociocrazia3.0 (at) gmail.com

Bibliografia e link utili:

- Sito Sociocracy 3.0: http://sociocracy30.org

- Sito Progetto Seoc : http://sociocracy30.intranzitie.org

- Comunicato Stampa progetto Seoc (italiano): http://ecovillaggi.it/strumenti/collaborazioni/127-seoc-comunicato-stampa.html

- Gruppo FB progetto Seoc (europeo): https://www.facebook.com/groups/956341357816417/

- Gruppo FB progetto Seoc (italiano): https://www.facebook.com/groups/1845648725680792/

 

FacebookTwitterGoogle BookmarksLinkedinRSS Feed
Pin It

Pubblicato in Blog di Simona Straforini

Tags: crescita personale, relazioni, cambiamento

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna

Seguici anche via email

* campi obbligatori