Io e Pietro, padre e figlio che camminano insieme

Il mio rapporto con Pietro è un po’ come essere sulle montagne russe, va su e giù con una grande facilità; so che è uno dei doni più preziosi che la vita mi abbia dato, ma mi accorgo che spesso non riusciamo a comunicare.

A volte tutto nasce da un fatto o una situazione che sicuramente vediamo e sentiamo in modo differente e nel confronto è evidente che stiamo comunicando in lingue diverse, in quel momento non ci capiamo e io non riesco a comprenderlo.

Questo genera in me un grande senso di impotenza, mi vedo incapace di comprendere cosa passa nei pensieri del mio piccolo, facendomi sentire perso. E’ come salire su una macchina e all’improvviso non ricordarsi più come si guida, mi sento spiazzato e totalmente passivo verso quello che sta accadendo.

liti genitori e figlioSo che in questi momenti non sto rispettando il suo sentito e il fatto di non comprenderlo crea un blocco nella sua accettazione. Non sapendo cosa fare, entro in un ruolo, o mi metto su un gradino più alto, questo porta subito ad una disparità nel confronto.

Qualche giorno fa con il mio amico Luca, anche lui padre di una homeschooler, si stava parlando della scuola libertaria e della loro esperienza presso un Istituto tedesco, raccontava che i bambini erano partecipi in prima persona alle decisioni della scuola, da come investire i soldi a come gestire tempi e spazi, se adottare un certo libro ma anche se confermare o meno un insegnante!

La prima cosa che ho pensato è stata: questo è coraggio! Un insegnante che accetta di essere giudicato dai proprio alunni, non solo, addirittura mette il proprio futuro nelle loro mani!

Pensandoci bene, mi accorgo che, forse, non si tratta di coraggio, ma di volontà di strutturare un rapporto paritario tra alunni e insegnante, passo fondamentale in una scuola libertaria, dove, uno dei valori fondanti, è vedere il bambino per ciò che è, in tutto il suo splendore e riconoscendone tutto il valore intrinseco.

Questo è sicuramente il punto in cui sento di sbagliare.

L’altro giorno si è creato l’ennesimo momento di incomprensione. Da qualche giorno si parlava di fare insieme un po’ di stretching. Quando l’altra sera, Federico, il figlio adolescente di una cara amica, si è proposto di farci vedere qualche esercizio, si è innescata una reazione, all’apparenza, paradossale, in cui io, contento dell’occasione per stare un po’ insieme, insistevo perché Pietro partecipasse e lui, inizialmente in chiusura, poi in lacrime continuava a rifiutarsi. Più cercavo di presentargli la cosa come un momento di gioco e condivisione, più lui si arrabbiava e si rifiutava. La tensione è salita al punto da non riuscire più a farmi ascoltare, non sapevo più cosa fare, mi sentivo come un arciere che si ritrova senza frecce.

Mi rendo conto di vivere in una situazione facilitante, la ricchezza di abitare in ecovillaggio è anche nella possibilità che un tuo compagno di viaggio, più sereno di te in quel momento, si avvicini interrompendo il momento di stallo e, con occhi e orecchie diversi, si dedichi a Pietro, parlandogli, ascoltandolo, comprendendolo. E così è successo l’altra sera con Simona.

Come per magia, Pietro si è subito calmato e si è aperto, è riuscito finalmente a parlare del suo disagio e di quello che gli provoca dolore, riferendo del suo bisogno di tempo esclusivo con me senza l’ingombrante sorellina, e del suo sentirsi poco ascoltato in quello che vuole essere e fare.

Le parole escono con una lucidità e linearità rara per un bimbo di 9 anni, rimango con un senso d’invidia (dovrei essere io l’adulto consapevole e lui il bambino da “educare”), e il suo sentire così chiaro mi affascina e mi rende orgoglioso.

Il lavoro di condivisione non si è fermato lì, confrontandomi con Simona sono finalmente riuscito a vedere dove sbaglio o, meglio, dove il mio comportamento diventa poco efficace.

Quando Pietro esprime il suo dolore faccio fatica ad accoglierlo, perché mi rendo conto che sono io che lo sto provocando, seppur inconsapevolmente, e questo mi fa chiudere ancor di più creando anche in me sofferenza.

Accoglienza padre figlioVedo e sento la sua capacità di comprendersi e andare nel profondo, so che se voglio imparare a comunicare con lui in questi momenti, devo imparare ad aprirmi anch’io, ma mi rendo conto di quanto per me, bambino diventato adulto senza che nessuno gli abbia insegnato a riconoscere le proprie emozioni, è difficile.

Uno dei concetti base su cui si fonda il nostro vivere in ecovillaggio è la reciprocità.

La capacità di Pietro di sentirsi, di riconoscere le emozioni che lo muovono è un suo enorme talento e, da questo lato, sono io a dover imparare da lui. Lo scambio dei nostri sentiti e delle nostre emozioni potrebbe diventare il modo migliore per comprenderci e conoscerci e in questo campo sono io che posso essere stimolato da lui ad andare più in profondità per comprendere me stesso.

Ancora una volta mi rendo conto che i bambini sono i nostri migliori insegnanti e da loro possiamo imparare tanto.

Il mio impegno ora è quello di ricordarmelo ogni volta che sentirò salire la tensione con il mio cucciolo, so che non sarà facile, so che gli attriti sono inevitabili, so che probabilmente non sempre ci riuscirò, ma lo voglio fare perché sento che questo guardarsi negli occhi e vedersi davvero è l’unica strada possibile per permettere a lui di continuare a sviluppare la sua incredibile intelligenza emotiva e migliorare me nel mestiere meravigliosamente difficile di essere padre.

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Pubblicato in Blog di Ermanno Salvini

Tags: crescita personale, vivere insieme, genitori e figli, educazione parentale e homeschooling, relazioni

Commenti   

0 # Michelangelo 2016-12-14 16:33
Grande Ermanno! se tutti i padri fossero così,stai sicuro che il mondo ne gioverebbe. Riconoscere quel che ci turba è davvero fondamentale ,sopratutto per quel che riguarda le relazioni. E' coraggioso a mio avviso parlarne: io spesso faccio finta che va tutto bene e che non "è successo niente" (con la mia compagna), ma dato che ad un certo livello "siamo tutti bambini" è bene esprimere quello che senti. Grazie per aver condiviso. Michelangelo
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0 # Gioia 2016-12-15 11:37
Ermanno grazie anche della sincerità. credo che sarebbe tutto più facile se riuscissimo noi genitori semplicemente ad essere consapevoli di quanto i nostri figli abbiano sempre (sigh) bisogno di noi. Questo ci aiuterebbe a diventare più proposi-attivi nei loro confronti...e se non vogliono? ce ne faremo una ragione.... :D :sigh:
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0 # Giampaolo 2016-12-16 14:47
Caro amico, posso solo dire grazie per quello che condividi, vorrei avere la bacchetta magica....anzi quasi quasi per natale la ordino e te ne mando una !! un abbraccio
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