L'orticoltura naturale per l'autosufficienza alimentare

Gian e Marco nell'orto

La scelta di costituire un ecovillaggio richiede molta consapevolezza.

Il nuovo insediamento non è un eremo staccato dalla società, ma un nuovo modello di società dove tutto viene reinterpretato: fonti di energia, edificazioni, cure sanitarie, rapporti interpersonali e via dicendo.

Non una contrapposizione col mondo esterno ma una continuità evolutiva.

Nella spontanea suddivisione dei compiti la produzione del cibo è uno dei fattori di coesione della comunità, una garanzia di durata ed espansione del progetto esistenziale.

gian arco sepiaL'indipendenza alimentare inizia prima di coltivare la terra, prima del raccolto: è già nella scelta del come coltivare.

Mettere in campo un trattore e usare concime, soprattutto letame, darà una parvenza di autonomia mentre in realtà l'ecovillaggio potrà vivere solo perchè tutto attorno vige un regime agro-industriale basato sulla proprietà privata, sullo sfruttamento dell'ambiente e degli animali. La necessità vitale di denaro diventa implicita e su questo terreno i poteri economici conservatori sono più forti.

La superficie di terreno e il lavoro necessario alla produzione del cibo non generano in realtà alcun bisogno di accettare compromessi con la società capitalista; è solo retaggio culturale o, se vogliamo, un'abitudine mentale che ti fa pensare alla meccanizzazione come a un moltiplicatore di produzione. I costi indotti da tale mentalità mostrano presto l'insostenibilità di un sistema lineare di acquisizione dei mezzi per l'ottenimento di un prodotto.

L'altra faccia della medaglia non è un ritorno alle fatiche della ruralità del passato ne' la necessità di un elevato numero di addetti; la Natura ha ampiamente dimostrato per milioni di anni, col semplice svolgersi dei propri processi, di saper fornire cibo sovrabbondante ai viventi. Sicuramente la massa biologica umana odierna, compresi gli animali da noi allevati, non è che un'infinitesima parte di quanta ne fosse presente prima del nostro dilagare.

Nulla di umano può aumentare l'energia contenuta nell'humus prodotto naturalmente dalla terra: non i concimi, non le lavorazioni al terreno, non le tecnologie o i ritrovati più fantasiosi, non i metodi di coltivazione sino ad oggi praticati, tutti accumunati dal presentarsi di problemi continui e crescenti ai quali si dovranno porre rimedi altrettanto crescenti.

mani ortoQualcuno può davvero pensare che alzando il livello dello scontro con la Natura ne usciremo vincitori?

La risposta più saggia è non ingaggiare tale tipo di lotta, ma di entrare a far parte del panorama produttivo naturale, come qualsiasi altro animale che certo non si ammazza di lavoro e nulla distrugge per ottenere cibo.

La ciclicità dei processi produttivi all'interno dell'insediamento deve essere di sostanza, non apparente; se una coltivazione consuma più calorie di quelle che produce, l'ecovillaggio potrà sopravviere col reperimento di denaro, ma il proprio ruolo di attore del cambiamento con l'esempio verrà meno, come d'altronde è accaduto sino a ora.

Lo scopo della scelta di coltivare in modo naturale presso Tempo di Vivere nasce da queste considerazioni.

La realizzazione dell'orto è iniziata nel marzo del 2017. Il primo orto di 400mq è stato pacciamato col fieno sfalciato meccanicamente da terzi nei campi dell'ecovillaggio, ma tale contingenza nasce solo dal fatto che il fieno era già pronto, gratuito e disponibile; normalmente negli orti naturali lo sfalcio avviene a mano, senza riscontrare problemi di fatica e di tempo. Così per questa prima volta anche i semi sono stati acquistati, ma salvo che per l'inserimento di nuove varietà nei prossimi anni li preleveremo dall'orto o dallo scambio.

Dopo aver pacciamato con 20 cm di fieno sull'erba spontanea preventivamente schiacciata, siamo passati direttamente alle semine e ai trapianti.panorama orto

Nulla di più: niente lavorazioni meccaniche o manuali (neanche arieggiamento), concimazioni, rotazioni, pre-semine di legumi o altri sovesci, diserbi, irrigazioni continue, immissioni di fermenti o altro. Il profilo della terra non è stato alterato con la formazione di dune. Non si è tenuto conto di calendari troppo precisi. Poche ore di lavoro per ottenere il primo appezzamento densamente coltivato. Il calcolo grosso modo è di 200mq per soddisfare il fabbisogno annuo di una persona e dopo questo primo impianto l'orto si espanderà con l'aquisizione della giusta mentalità (non del metodo, che non c'è) da parte dei ...comunardi.

Credo molto nel progetto Tempo di Vivere, al quale contribuisco in cambio della sola ospitalità. Ci credo perchè siamo tutti borghesi illuminati, progettuali, creativi ma coi piedi per terra: un esempio concreto di reale autosufficienza alimentare che spero potrà servire alla Nuova Umanità.

Gian Carlo Cappello

PROSSIME INIZIATIVE CON GIAN CARLO CAPPELLO IN ECOVILLAGGIO

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Pubblicato in Cronache dall'ecovillaggio

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