Parole del benessere: Consapevolezza

 Lo spunto per questo scritto mi è venuto durante la scrittura del mio ultimo articolo sulla “Responsabilità” di cui questo si può considerare la continuazione oppure un approfondimento essendo la consapevolezza un tema più volte intrecciato durante le mie riflessioni sulla responsabilità. Tengo anche a precisare la natura incompleta e del tutto personale di questi scritti, non vogliono essere delle riflessioni finite ma solo un mio modo di mettere per iscritto tanti spunti su temi cruciali della nostra comunità, esattamente sono il mio modo di approcciarmi a queste tematiche, il modo con il quale vengo a scoprire certi significati o li attribuisco a certe parole.

Scrivendo e riflettendo sulla responsabilità più volte sono arrivato ad incrociare il concetto di consapevolezza. Qui da noi è una parola molto molto utilizzata, la utilizziamo nei nostri cerchi, la utilizziamo parlando con chi ci viene a trovare, la utilizziamo per descrivere un punto avanzato del proprio cammino interiore, ed effettivamente quest’ultimo è il significato che generalmente viene attribuito a questa parola. Ma cos’è la consapevolezza, di cosa è fatta?

Responsabilita

La consapevolezza è un processo estremamente intimo, molto legato a due altre importanti parole, il comprendere ed il capire! Effettivamente la consapevolezza è una presa di coscienza, è l’arrivare a vedere alcuni meccanismi che ci coinvolgono, riuscire a spiegarli, conoscerli dentro se stessi, ammettere che esistano, con tutto quello che ne consegue.

Una volta, parlando con una persona che ci era venuta a trovare ho ricevuto la sua interpretazione del termine consapevolezza che mi aveva molto colpito è che si poteva riassumere in questo modo “ la consapevolezza ti permea, quando arriva la consapevolezza, ogni cellula del tuo organismo ne diviene partecipe e improvvisamente la consapevolezza non puo più prescindere da una presa di coscienza e da un agito…” queste parole mi sembrarono molto interessanti e rimasi parecchi giorni a rifletterci su, in effetti in alcuni casi accade esattamente questo.

Facciamo l’esempio di una persona che capita in un macello è rimane fortemente impressionata dalla crudeltà con la quale tanti animali vengano uccisi, questa persona con molta probabilità acquisirà una consapevolezza su qualcosa che fino a quel  momento non aveva mai pensato e probabilmente (non automaticamente) questa consapevolezza si trasformerà in agito decidendo di non mangiare più carne. In questo caso il passaggio dalla consapevolezza all’agito è molto immediato (anche se non scontato per tutti) e la persona sà esattamente cosa fare per non cadere più in un senso di colpa.

Diversa è invece la situazione in cui noi prendiamo consapevolezza su dinamiche interiori. Può capitare che impariamo a conoscerci bene nei nostri meccanismi ed a comprendere che dietro certi nostri stati d’animo ci siano certe dinamiche interiori, può accadere, per quanto difficile sia questo passaggio.

Ammesso che questo avvenga, con tutte le sue difficoltà, sappiamo poi cosa fare per cambiare quel nostro stato spiacevole? In questo caso la risposta non è così immediata e semplice. In questo caso la consapevolezza da sola non basta. Ed è questo che spesso diciamo alle persone che ci vengono a trovare, ed è questo quello che io ho imparato qui.

La consapevolezza non è l’arrivo, ma la partenza per un cambiamento interiore che è fatto di scelte libere e deliberate. Alla consapevolezza deve seguire un agito necessariamente fatto di scelte, altrimenti non tradurremo mai quella consapevolezza ad un vero cambiamento. Ed è proprio in questo punto che la consapevolezza si lega alla responsabilità. La consapevolezza è lo starter della responsabilità e quest’ultima è proporzionale alla nostra consapevolezza, quanto più aumenteremo la nostra consapevolezza, tanto più allargheremo il nostro senso di responsabilità. La nostra “abilità nella risposta” creerà quelle basi attorno a noi che ci permetteranno di allargare la nostra consapevolezza proprio arricchendoci dalle esperienze fatte in base al nostro senso di responsabilità. Innescando una sorta di spirale virtuosa. Bella teoria vero? 

Human fragility by Djoe

Ma dov’è la mia consapevolezza? Di cosa è fatta la mia consapevolezza? Come ho portato la consapevolezza nella mia vita? E’ difficile dirlo, nel senso che e difficile capire quando farlo ed anche quando avviene.

 E’ difficile accettare il piccolo disagio del cambiamento durante la consapevolezza, esporsi alla possibilità di sbagliare, di mettersi in discussione, di mettere in discussione le proprie convinzioni per cambiare.

Non so a voi ma a me non viene così spontaneo, mi fa paura, mi fa paura sbagliare, a volte non sono neanche consapevole di questa paura, a volte l’opposizione al cambiamento e talmente forte che mi oppongo e basta.

Ma farlo una sola volta dopo quarant’anni di abitudine, è seppur poco ma sempre qualcosa e se l’ho fatto una sola volta posso farlo anche due e tre ecc…è da questo che passa il cambiamento, dai tentativi, dai fallimenti, dal ritornare sui propri passi se la strada non è quella che ci da risultati.

Puoi farlo solo dopo aver acquisito consapevolezza, ma senza il coraggio dell’agito, nessun cambiamento è possibile.

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Pubblicato in Blog di Marco Fortunato

Tags: crescita personale, scollocamento solidale, cambiamento

Commenti   

+1 # Giampaolo 2017-04-03 11:28
Grazie Marco di condividere le tue esperienze, oggi sono incappato in queste, son parole preziose che mi toccano. Grazie ancora e buoni passi...
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0 # Marco Fortunato 2017-04-25 08:15
Grazie Giampaolo, mi fa molto piacere...un abbraccio!
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