Prima e Dopo: il Lavoro

In tanti ci chiedono del nostro cambiamento di vita.
La vita è fatta di tanti ambiti. Difficile descrivere in poche parole quello che ha voluto dire, per ciascuno di noi, rivoluzionare le nostre scelte e mettere in dubbio ciò che è stato, per scegliere diversamente, fino al momento di condividere questo progetto insieme.

Abbiamo quindi deciso di dare il via a una serie di brevi testimonianze su cosa abbia significato prima e significa oggi, la nostra vita.
L'abbiamo divisa in tematiche. Oggi vi raccontiamo il nostro vissuto lavorativo, prima e dopo l'ecovillaggio.

MAGGIO 2017, sabato 27 e domenica 28 Dalle h 9:30  CORSO Base di Scollocamento Solidale


IL LAVORO

simona bnSimona

PRIMA

Ho iniziato a lavorare a 19 anni e.. come di suol dire, “facendomi da sola”, sono arrivata a gestire un ramo d’azienda commerciale e marketing fino all’alba dei miei 40 anni. Incarnavo la milanese in carriera, determinata e stacanovista. Le mie giornate erano dedicate a organizzare, programmare, insegnare, far tornare i conti e far guadagnare i miei clienti e datori di lavoro. Incastrata quotidianamente nel senso del dovere, nel sacrificio dei miei tempi e spazi in favore di qualcosa che pensavo AUTOREALIZZAZIONE.  La spinta principale non erano nemmeno i soldi, perché nonostante la quantità di ore che dedicavo al lavoro, non guadagnavo così tanto da sentirmi “ricca” o “al sicuro”. Lo facevo convinta che non ci fosse altro modo di dimostrare a me stessa le mie capacità e la mia LIBERTA’ E INDIPENDENZA. il peso del lavoroFino a quando, un giorno, dopo quella che oggi mi sembra una lenta agonia, mi sono finalmente domandata se il mio VALORE e ciò che desideravo essere e fare, aveva davvero la sua risposta nella vita che conducevo. Malattie psicosomatiche da scriverci un’enciclopedia, insicurezza economica, vita sociale ridotta ai minimi termini, sonno disturbato e stress quotidiano, tempo da rincorrere.
Dov’erano la libertà e l’indipendenza?
Mi è sembrato di incarnare un PARADOSSO. E ho rimesso in discussione tutto.

DOPO

La scelta non è stata facile, ho dovuto scegliere di affrontare le paure, i dubbi, i miei limiti. Ma una volta riconosciuto il senso di prigionia mentale e concreta in cui mi sentivo incastrata è stato per me inevitabile attuare un CAMBIAMENTO.  In primis ho scelto di riappropriarmi dei miei valori e principi e di come li pensavo e li portavo avanti.

Oggi la parola “lavoro” non ha più molto significato nella mia vita. Mentre le parole LIBERTA’ E AUTOREALIZZAZIONE ne assumono uno molto più basilare e vitale… che sicuramente si manifesta anche attraverso un “fare” quotidiano, ma che parla sempre e comunque di me, di chi sono davvero, di ciò che mi piace e mi appassiona, di ciò che ha SENSO. Tutto il contrario di ciò che “devo”, ma solo ed esclusivamente nella direzione di ciò che “VOGLIO”. Oggi tutto è una scelta, dall’ora in cui svegliarmi la mattina, a ciò che desidero fare nella mia giornata. Il mio fare non è legato ai soldi, alla sicurezza, alla dimostrazione di qualcosa a chicchessia, ma è la mia VITA, è il cammino che faccio per dare senso al mio essere in questo mondo.  Non ho buttato via le competenze e le capacità acquisite nel mio “prima”. Anzi! Le ho reimpiegate in un nuovo paradigma, le uso per migliorare la mia vita e quella di chi mi circonda, per aiutare (anziché per guadagnare), per supportare (anziché per affermare), per imparare (anziché per insegnare). Oggi mi sento davvero libera e appagata. Ricca di vita.

 

gabriellaGabriella

Wikipedia: Il lavoro, è un'attività produttiva che implica il dispendio di energie fisiche e intellettuali per raggiungere uno scopo prefissato e in generale per procurare beni essenziali per vivere, non solo attraverso un valore monetario acquisito da terzi quale compenso.

È un servizio utile che si rende alla società e per il quale si ottiene un compenso non sempre monetario. Nel mondo moderno l'attività lavorativa viene esplicata con l'esercizio di un mestiere o di una professione (si intende, generalmente, una determinata attività lavorativa esercitata in modo organizzato, sistematico e continuativo a scopo di profitto o reddito. In Italia, se per il suo svolgimento è richiesta una particolare preparazione viene più formalmente detta libera professione) e ha come scopo la soddisfazione dei bisogni individuali e collettivi. 

PRIMA

Parlare di lavoro mi è particolarmente difficile, perché, per mia fortuna, (ma esiste la fortuna?) non ho mai lavorato… ho sempre fatto ciò che mi piaceva fare e questo fare (lavorare), per me, è sempre stato un piacere. Non ho mai lavorato per qualcun altro, ma sempre ed esclusivamente per me stessa e… con gran soddisfazione! Guadagnavo ciò che mi permetteva di vivere come volevo!

ricca di tempo

Il PASSAGGIO: Il cambiamento è stato un modo nuovo di definire il mio fare. E’ stato uscire da convinzioni, convenzioni e definizioni (libero professionista) e fare nuove scelte: diminuire le ore impegnate nel lavoro, comprendere quanto mi serviva (economicamente) per (soprav)-vivere in modo dignitoso e acquisire la Ricchezza del Tempo da dedicare alla realizzazione del mio sogno, alla creazione della mia nuova vita. Il cambiamento è stato occuparmi di me, dei miei sogni, della mia vita a tempo (quasi) pieno!

DOPO

Faccio le stesse cose che facevo prima, continuo a dedicarmi alle persone, con nuove prospettive. Non ho più orari da rispettare, non guadagno più economicamente, non ho reddito, non ho nulla di MIO, non faccio vacanze ma mi sento libera, sono Ricca di Tempo per Vivere una vita entusiasmante, piena di soddisfazione, Ricca di Tempo per sognare, Ricca di Tempo per fare ciò che serve per realizzare i miei sogni. 

Ahhh, non l’ho ancora detto, facevo il counselor, oggi faccio la “comunarda” e tanto, tanto altro e… mi sento felice.

Oggi sento che le capacità acquisite, le mie passioni, i miei talenti, l’intero mio potenziale, i miei valori, gli ideali vengono realizzati e sono in cammino verso la mia Vision.

Sento di dare un senso al mio passaggio, valore alla mia esistenza, sento un appagamento tale da poter accettare la morte come normale conclusione di una vita vissuta intensamente!

 

Katia

katia bimbi moneglia

PRIMA

Ricordo le mie giornate segnate dalle partenze e dagli arrivi quotidiani legati al pendolarismo di Ermanno, la sveglia che suona, che non mi permette di rispondere alla mia necessità di riposo, la mattina consumata in solitudine davanti al monitor di un computer per rispondere a questa o quella necessità di un cliente o per seguire i supporti informatici dell’Associazione con cui collaboro e da cui percepisco una sorta di rimborso spese mensile, poi il pranzo consumato nuovamente sola (o con la picoletta, dopo la sua nascita), giusto il tempo di sistemare e di nuovo una sveglia a ricordarmi che è ora di uscire per recuperare Pietro all’asilo.

Un'esistenza scandita dall’orologio, nemmeno troppo pressante in confronto ad altre, ma pur sempre legata a una routine che si trascinava uguale fino al week end durante il quale concentravamo tutto il nostro Vivere insieme: 2 giorni di vita su 7, che, valutando una quarantina di anni di lavoro (senza contare quelli seduti dietro a un banco), significano 11 anni di vita su 40!

Penso che la scelta definitiva di cercare un nuovo modo di vivere, l’idea della comunità, dell’ecovillaggio sia nata proprio quando ci siamo resi conto che non stavamo realmente vivendo, stavamo semplicemente attraversando il nostro tempo da questo lato dell'infinito, senza grossi problemi, è vero, ma anche senza mai esserne i registi.

DOPO

L’arrivo qui mi ha catapultato in una realtà anomala e sconosciuta: sono spariti gli schemi e le routine, il tempo si moltiplica nel grado in cui anche il suo “spreco” diventa fonte di gioia , condivisione e crescita. Il lavoro non è più quel qualcosa che allontana gli affetti, ma li riavvicina, come riavvicina il singolo alla propria anima. E così tutto entra in una dimensione differente, completamente da esplorare: il lavoro vissuto come volontà profonda ed appagante e non come un dovere noioso da cui dipende la nostra sopravvivenza, non solo fisica, ma anche sociale.

Ogni cosa assume una sfaccettatura diversa, anche lo stare al computer per seguire i nostri siti web e i social, perché lo faccio per qualcosa di cui mi sento l’artefice e uno dei principali beneficiari e non semplicemente un’esecutrice.

Quando mi chiedono qual è il mio ruolo adesso fatico a rispondere. Potrei dire che mi occupo di autoproduzione, di salute naturale, della parte IT, che faccio la PR, tengo contatti, creo rete, innesco scintille… ma ogni definizione mi sembra sminuente perché la realtà, quella che sento dentro, è che non c’è più distinzione tra la mia vita e il mio lavoro, perché faccio ciò che so e mi piace fare, per qualcuno e qualcosa che amo profondamente.

Quindi ci può essere un’unica risposta a questo interrogativo: VIVO e basta… e credo sia quanto di meglio potessi donare a me stessa e ai miei bimbi.

 

Manno

Ermanno

PRIMA

In un temino fatto alle elementari ricordo di aver scritto che da grande volevo diventare un giornalista e la casualità della vita mi ha portato a lavorare in una casa editrice come redattore, insomma non è proprio la stessa cosa ma sicuramente molto vicino al sogno che avevo da piccolo.

Devo ammettere che per un lungo periodo il lavoro ha rappresentato la possibilità di realizzarmi, lavorare in aziende importanti, ricoprire un ruolo gestito sempre in grande libertà e autonomia, seguire progetti e poterli sviluppare!

Col tempo però mi sono accorto di come sia assurdo pensare di potersi realizzare attraverso un mestiere, di come troppo spesso ci identifichiamo con quello che facciamo. Proprio in quel momento è iniziato a cambiare il mio approccio al lavoro.

Mi sono reso conto di quanto tempo rubava alla mia vita, non mi accorgevo più del tempo che passava, fermandomi ho capito che avevo messo il pilota automatico.

Sono passato dalla ricerca di una realizzazione personale al rispondere a un semplice bisogno: lavoravo perché dovevo pagare il mutuo, le bollette, la macchina.

Alle elementari avevo descritto un sogno che si è poi tramutato in una realtà molto diversa, una realtà che ora mi stava stretta.

DOPO

Circa due anni e mezzo fa la mia vita è cambiata radicalmente, vivo in un ecovillaggio, condividendo spazi, vita ed emozioni con i miei compagni di viaggio. Oggi faccio fatica a spiegare cosa sia il lavoro per me. Abbiamo una vision ben precisa di quello che vogliamo costruire e diventare, per questo tutte le nostre energie confluiscono nella stessa direzione per la realizzazione del nostro progetto.

Sento che oggi lavoro per un obiettivo ben preciso, molto legato alla ricerca della mia felicità, e questo fa sì che vita e lavoro non abbiano più confini ben delineati, comprendo che sia difficile da spiegare, ma ora vanno nella stessa direzione.

Ogni giorno scegliamo con consapevolezza quello che vogliamo fare e tutto diventa importante: seguire un progetto, stare con bambini, sognare per poi realizzare, qui la vita è tutto e tutto è vita!!!

 

Marco

PRIMA

Ho un ricordo ambivalente della mia vita lavorativa legata al “prima”. Un ricordo è quello, più cupo, legato al senso del lavoro che ho ereditato dalla mia famiglia di origine, un senso del lavoro fatto di obbligo, di sacrificio, di fatica, di tempo perso in qualcosa che non ti piace per ottenere qualcosa che non ti piace. La violenza più grande era quella della sveglia, sempre alla stessa ora. La colazione fatta con il timer, il percorso per arrivare a lavoro perfettamente calcolato, conoscendo esattamente a che ora scattava un certo semaforo, e imparando a riconoscere i veicoli degli altri dannati che come te a quella stessa ora ti incrociavano per strada, e quando capitava sapevi, a seconda del punto in cui capitava, se erano loro ad essere in ritardo o tu. 

marco manitonquat

L’altro senso del lavoro invece l’ho costruito man mano nella mia vita lavorativa, quindi nel tempo è divenuto sempre più presente e preciso. Era fatto della consapevolezza che al lavoro passavo la maggior parte continuativa del mio tempo da sveglio, 8-10-11 ore giornaliere, insieme a delle altre persone. E che queste persone in ogni modo diventavano la mia seconda famiglia. Infatti questa consapevolezza mi portava a pensare al lavoro come alla mia seconda casa, e dal momento che si trattava della mia seconda casa e della mia seconda famiglia, la mia intenzione più profonda era quella di passare questo tempo nel miglior modo possibile. Da tutta questo sviluppo di pensiero è nato in me l’interesse a focalizzare le mie energie nel costruire rapporti di lavoro soddisfacenti, in un certo modo profondi, cercando scambi che andassero oltre le procedure, gli orari o la produttività. Nel tempo questo pensiero si è trasformato nella convinzione che se avessi creato la mia piccola azienda avrei potuto creare queste condizioni e tutti saremmo stati felici.
Inutile dirvi che più d’uno mi ha scoraggiato dicendomi che era impossibile che ciò accadesse. ... ed infatti lo era!

DOPO

Il mio cambiamento rispetto al lavoro è stato proprio quello di pensare che fin quando ci si trova in un luogo in cui produttività, guadagno, mercato, contratti ed altre parole simili fanno parte degli obiettivi che ci si propone, le relazioni saranno sempre secondarie se non inutili o di ostacolo. Non posso dire che non abbia costruito qualche sana relazione umana al lavoro, certo che è successo, ma tutto ciò può accadere solo quando l’obiettivo del lavoro non è il lavoro ma le persone, ed è questo il mio “dopo” rispetto al lavoro. Ho lasciato il lavoro semplicemente perché quello che mi interessava non erano i soldi o il costruirmi un futuro migliore, ma il costruirmi un presente degno di essere vissuto, un presente che rispecchiava la mia visione di noi come persone che meritiamo di vivere, che coltiviamo il nostro tempo, come un contadino coltiva il suo orto, con cura, seminando ogni giorno, e proteggendo e accudendo le sue piantine man mano che crescono, questo gli permette di ottenere un raccolto, la presenza e la dedizione a ciò che accade, senza distrarsi o offuscarsi con preoccupazioni e paure per un ipotetico astratto futuro.

 

Antonio

La testonianza di Antonio è molto più lunga, i pensieri sono fluiti sulla carta in maniera naturale. Qui riportiamo solo un estratto. Se vuoi leggere l'intero articolo, lo trovi QUI, sul suo Blog.

ANTONIO TOTTAPRIMA

Era il 2010, avevo 53 anni.
Così comincia la mia storia, quella della mia nuova Vita, la seconda. […]

Prima di quella data, ho lavorato moltissimo fino dall'età di 13 anni,  poi come libero professionista dalle 8 alle 12 ore al giorno, nel mondo della progettazione hardware e software di Strumenti Elettromedicali, nel marketing, nel mondo dei free press come vendita di pubblicità, nel mondo delle fiere come venditore di  spazi degli stand, nel settore delle agenzie immobiliari, ho creato giornali, ho sviluppato programmi per computer, pagine web, blog, aiutavo nei lavori agricoli, e mille altri lavori ... dopo tutto questo, ho avuto anche il tempo di creare la "mia famiglia" e contribuire a far crescere i miei 2 figli fino a 13 e 17 anni. 

Nel descrivere i miei lavori, queste parole mi fanno venire in mente:
 "anni di lotta" nel tentativo di trasformare la mia vita, per capire come vivere in piena abbondanza, felicità e amore.
I messaggi che il sistema in cui vivevo erano del tipo:
la Vita è dura e complicata ... te la devi anche "guadagnare"!

DOPO

[…] Cosa mi mancava?
Mi mancava la consapevolezza di poter Vivere senza il "lavoro"!

Benvenuta crisi di identità. Benvenuti i problemi che ho affrontato. Avevo capito una grande verità.
Lavorare e guadagnare soldi per comprare cose che "consumistiche" consumano anche la nostra Vita.
Per comprare la nostra Vita siamo "obbligati" a lavorare!

Cercare la propria sicurezza attraverso il lavoro, i soldi, il successo, per realizzare l'AVERE e non l'ESSERE è stata una follia.
La follia più grande è che 9 persone su 10 pensano e agiscono così.
E' un vero peccato che queste persone non possano provare quello che oggi io Vivo.

Oggi io ho molto tempo per me. Dedico il mio tempo alle mie passioni, dalle 8 alle 12 ore al giorno e poi il resto lo dedico a me stesso e alla mia nuova famiglia fatta di dieci persone scelte intenzionalmente e di cento, mille persone che ci vengono a trovare a TempoDiVivere, di altre che io vado a trovare in giro.
Tutti noi impariamo a stare insieme, a costruire relazioni e ad essere indipendenti dal "lavoro di regime", quello che fa riferimento solo ai soldi. Tutti noi, facciamo affidamento l'uno sull'altro. [CONTINUA…]

 

luana3Luana

PRIMA

Prendermi cura...
Questa è stata l'occupazione che mi ha caratterizzata finora.
Ancor prima di intraprendere gli studi in infermieristica, più di vent'anni fa, in me scorreva l'attitudine alla cura, velatamente condita con un certo sacrificio di me e  delle mie priorità.
Per vent'anni ho messo in atto la mia propensione al prendermi cura degli altri passando dal dolore, dalla sofferenza, toccando ogni giorno con mano situazioni di disagio prevalentemente fisico.
Era semplicemente così. Era la realtà che mi sono costruita giorno per giorno...
Per tanti anni, di conseguenza, non mi sono chiesta se fosse l'unica modalità di "caring".

DOPO

Da lì il mio avvicinarmi alle cure naturali, il mio diventare Naturopata e operatore shiatsu,
Qualche strumento in più...
Questo finché sempre più spesso, la domanda "ma devo passare per forza dal toccare con mano la sofferenza" ha iniziato a farsi largo in me, e i corsi di Scollocamento hanno contribuito ad aiutarmi a fare chiarezza.
Ho lasciato il lavoro, quello che prima era il lavoro dei miei sogni, lo scorso settembre.
Non solo infermiera, non solo naturopata.
Con la scelta di vita che mi ha portata a Tempo di Vivere, sto imparando a trasformare questa mia propensione, questo mio talento in qualcosa di altrettanto utile e gratificante, andando verso l'altro nella relazione d'aiuto, sperimentando nuovi strumenti e nuove modalità nell'interazione con il gruppo di Comunardi.

 

 

 

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Pubblicato in Cronache dall'ecovillaggio

Tags: vivere insieme, scollocamento solidale, cambiamento

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