Scambio e poi Cambio

 

Scalza, il piede sinistro affondava nel divano blu e il destro, malfermo, sul davanzale della finestra.

Appena fuori, il melograno che rigoglioso di verde e di vita offriva lo stacco quasi violento del colore dei suoi fiori, poco più in là il gracidare ritmato delle rane del nostro laghetto e un filo di vento, lieve, che arrivava sui nostri visi sudati filtrato in una trama fitta di minuscoli quadratini ben disposti, che visti da più lontano LA facevano percepire in tutta la sua maestosità.

La nostra zanzariera. La mia prima zanzariera, per la precisione.

In quella posizione scomoda, con le mie braccia quasi intrecciate a quelle di Alessia nel tentativo di far combaciare il nostro prezioso manufatto con l’irregolarità del muro circostante, ho riso. “Un anno fa” le dissi” in un mercoledì pomeriggio come questo sarei stata magari reperibile, forse appena chiamata per andare a sostituire un catetere vescicale a qualche nonno, forse in giro col pandino bianco rovente, carico di borse e fogliettini”.

A un anno di distanza avevo appena imparato, invece, come utilizzare il seghetto alternativo, la smerigliatrice, l’avvitatore e il flessibile, avevo imparato come distinguere la punta del trapano per il legno da quella per il muro da quella per il metallo. Il tutto grazie al contributo di Alessia, che in una quindicina di decimetri racchiude energia prorompente, creatività, buon cuore e gioco.

io e scambistiA un anno di distanza ho imparato a entrare in relazione con lo Scambio Lavoro.

Alessia, la prima donnina ad essere giunta da noi in Scambio lavoro quest’estate e già tornata a trovarci, rinsaldando un rapporto che difficilmente là fuori si può costruire e forse pure immaginare di creare.

Paolo arrivato in bicicletta da Trento, lo zaino pieno di sorrisi, il suo sapersi mettere in gioco e il suo mettere il gioco nel fare, sempre più alleato di Isotta, ci ha conosciuto grazie all’orticoltura con Giancarlo Cappello per poi trasformare il suo star qui in un vero Scambio.

Alessandro che appare in una cupa sera di cerchio emozionale, alto e silenzioso e lo rivedi poi nei giorni a venire scoprendone talenti così affini a noi. La sua creatività e disponibilità da quel momento messa anche a nostra disposizione stanno dando grandi frutti nel portare avanti i nostri progetti.

Stefano invece il più maturo, Stefano che arriva, taglia tutta l’erba del mondo, riesce a creare la migliore modalità per il coordinamento di tutti i ragazzi in scambio, si racconta col suo tono scanzonato e la voce musicale e poi a un certo punto ti volti e non c’è più, ma sai che lo rivedrai…

Aldo dei Castelli è partito come un diesel, quando ha ingranato con noi, col gruppo e col lavoro si è mostrato talmente versatile nell’intraprendere i più svariati lavori, il viso sempre più luminoso, la sua presenza sempre più sentita, sempre pronto a scherzare ma anche ad ascoltare.

Federica e la sua discrezione, slanciata e timida, dove c’era da fare la trovavi impegnata, mi ricorda la nostra micia Fumina che da un lato si avvicina per sentire il contatto ma dall’altro l’istinto la porta a stare in disparte, col suo passo lieve.

Ste aldo AleMarco col passare dei giorni ha trasformato più di ogni altro il suo aspetto. L’ho preso alla stazione di Vignola e sembrava un serio impiegato del Comune, lo rivedi ora, abbronzato, canticchiante, scompigliato e scherzoso e no, non sembra più lui. Si è lasciato trasformare come i fermentati che sta imparando a conoscere.

Ylenia ha scelto il modo migliore, a mio avviso, per avvicinare il cambiamento. Dopo il Corso di Scollocamento si è fermata in Scambio, vivendo giorno dopo giorno noi, le persone che del cambiamento hanno fatto la propria vita, e l’ha fatto scoprendo abilità e interessi che prima non conosceva e che da fuori davano l’immagine di un’Ylenia più luminosa, più viva.

Massimo che arriva, Massimo che il giorno dopo per motivi di lavoro deve tornare a casa e Massimo che, una volta tornato qui dice “ma sai che c’è…. non voglio più stare col piede in due scarpe, tra l’impulso di andare e seguire i passi che la vita mi offre e il dover restare agganciato al lavoro” e… si licenzia! Un nuovo scollocato tra noi, sempre allegro, attivo pur nella sua grande profondità.

E oltre a questi, la cui presenza ancora aleggia tra noi per la collaborazione da poco terminata, tanti altri si sono susseguiti lasciando ognuno un’impronta distinta nel terreno del nostro Vivere Insieme.

L’incrocio di vite, il generare nuove possibilità grazie all’incontro di persone affini e affini tra loro, l’arricchimento delle competenze e le risate che condiscono le incompetenze, lo stare lunghe mezz’ore seduti al sole anche in silenzio, il dare inteso come mettersi a disposizione e il ricevere inteso come permettersi di chiedere e di ricevere aiuto.

Questo è ciò che ho imparato dello Scambio Lavoro.

Non si tratta di mettere un post su Facebook e contattare persone che vengano ad aiutarci nel portare avanti i lavori per la comunità. No no.

Si tratta, sto scoprendo con sorpresa e un sempre maggiore coinvolgimento e gioia, di creare qualcosa di nuovo e imprevedibile che nasce dall’incontro di anime che da quel momento non saranno più le stesse di prima, che grazie alla collaborazione e al lavoro insieme, moltiplicano le proprie competenze e arricchiscono noi di Loro. E arricchiscono sé stessi di Noi.

Con la presenza.

Si, con la presenza e con una velocità di interrelazione a me nuova, finora, come se l’energia che si crea nell’unione del “fare insieme” fosse accelerante, potenziante.

Persone che si trovano nel turbinio della vita incasinata chiassosa appetitosa e spesso costruttiva dello stare nel nostro Ecovillaggio, condividendo spazi e progetti, risate e problemi.

Li vedi a volte in gruppetti che silenziosamente dedicano amore verso l’orto, con le mani nella Terra, li vedi ogni giorno più scuri e con gli occhi più brillanti, i sorrisi sempre più aperti e i cuori sempre più vicini a noi. Li puoi riconoscere a volte nello scoppio di risate in armonia con il rumore del trapano, o semplicemente ti accorgi della loro presenza silenziosa sulle sdraio per l’energia che il loro stare insieme riesce ad emanare…

Difficilmente, nella mia “vita precedente” avrei potuto immaginare di trovarmi avvinghiata al tronco di un ciliegio a parlare con un ragazzo da poco conosciuto di come era tutto diverso prima del Cambiamento, mentre le dita delicatamente entrano tra i rami per coglierne i frutti succosi da portare ai miei Comunardi.

Forse sta proprio lì, la poesia dello stare insieme entrare delicatamente nelle vite degli altri e coglierne i frutti succosi per poterli poi condividere con altre persone ancora, arricchendo di vita ed esperienze il raccolto ad ogni passaggio di mani.

Quanta ricchezza… Quanti doni…

In ognuno di loro sto trovando un differente Dono che genera in me un cambiamento.

Non si è più gli stessi… né loro né noi.

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Pubblicato in Blog di Luana Bramè

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