STORY, la mia storia

STORY…La storia è iniziata in modo anomalo, per me.

Da mesi c’era fermento, da mesi nell’aria c’era elettricità, preparativi. I gesti, i movimenti e le parole stavano cambiando, da quando si è saputo che Story, Manitonquat e la sua compagna Ellika avrebbero fatto tappa qui a tempo di Vivere.

Io non abitavo ancora qui… Era il periodo in cui ogni fine settimana mi immergevo sorridente in questa realtà, stavo coi comunardi per un paio di giorni nell’acqua fresca e rigenerante della “vita diversa”,per poi a malincuore uscirne fuori, asciugar via il dolore della separazione e guardare il casale dallo specchietto retrovisore all’alba del lunedì mattina.

Manitonquat sorrideStory era un nome, per me. Era qualche libro che trovavo in giro in casa letto e riletto dall’uno o dall’altra, sottolineato e reso vivo dai vari passaggi di occhi di chi ne coglieva i significati, era lo sguardo acceso negli occhi di chiunque ne pronunciasse il nome…

La via del Cerchio… mah, poco chiaro e di certo non conosciuto, da me, laggiù nella mia routine della bassa bresciana.

Più il tempo passava, più l’emozione dell’attesa, il coinvolgimento nei preparativi e la voglia di vivere quei giorni si facevano largo in me, suscitando la curiosità dell’incontro e del confronto con lui e, di riflesso, con le decine di persone iscritte all’evento.

L’incontro.

L’incontro è stato il contatto. Di Manitonquat ho conosciuto prima i piedi.

Ero da poco arrivata, era venerdì pomeriggio e già al casale si muovevano volti nuovi per me, lo striscione “Welcome Home” si ergeva colorato appeso all’inizio del viottolo di ingresso.

Welcome home Manitonquat2

Ero da pochi minuti sotto al gazebo, tra strette di mano e incontri di sguardi, quando ho sentito chiamare il mio nome. Story chiedeva un massaggio e in un paio di minuti ero già nella penombra della camera che lo ospitava, confuso e attutito il vociare là fuori, l’incontro dei miei occhi con i suoi, fino a quel momento a me sconosciuti.

Occhi pieni di cose viste, di esperienze vissute e di coraggio capace di trascinare e generare Cambiamento.

Incontro con la sua voce, in quell’americano sussurrato e delicato, io in fondo ai piedi del letto e lui sdraiato sul fianco, il riposo del guerriero, verrebbe da dire. Quella stessa voce che da tanti, tanti anni anima e scuote le vite di chi incontra, la voce che lo rappresenta e che ne rappresenta la modalità di condivisione, a partire dal suo muoversi nella tribù di appartenenza, quella dei Wampanoag.

Mi chiedeva di prendermi cura di lui, in quel momento, attraverso un massaggio, attraverso il contatto. E io lì mi sono trovata pienamente a mio agio, nella mia dimensione più armoniosa, il prendermi cura.

Sono entrata cautamente, nel suo spazio. L’attenzione nell’entrare nel suo campo e nel percepire l’incontro tra le mie mani e la pianta dei suoi piedi era velata di magia.

Piedi di Story ed EllikaLa pianta dei suoi piedi e tutto quello che rappresenta… In quel preciso istante il mio mondo e il suo si sono incontrati, e nulla poteva avere maggior effetto, i piedi, il suo contatto col mondo, con Madre Terra, da quando ha mosso i suoi primi passi, era tutto scritto lì, il suo radicamento, i suoi spostamenti, le esitazioni e forse anche i calci…quei piedi che in tanti e tanti Cerchi si sono trovati al fianco di altri piedi e altri mondi, sulla nuda terra, piedi che lo sostenevano nelle cerimonie e che, dopo tutto il peregrinare attraverso il mondo, in quel momento, in quel preciso momento lo avevano portato…lì. Lì con me.

Cos’è questa, se non magia?

bastone della parolaLe lunghe giornate del workshop mi hanno fatto conoscere una realtà davvero nuova, mi sono permessa da subito, nel Clan al quale sono stata assegnata, di lasciarmi andare tenendo saldo il bastone della parola con qualche lacrima che mi scivolava sulle mani, ho conosciuto la possibilità di un ascolto empatico, l’attenzione del cuore a ciò che ogni altro membro del Clan esprimeva di sé, l’essere tutti uguali e allo stesso livello, in quel Cerchio che dava calore e senso di unione ogni volta che lo si ri-creava, gli sguardi attenti di noi tutti quando Story o Ellika ci passavano le loro esperienze, lo stare seduti sui ballini di paglia di primo mattino e notare che gli sguardi si contagiavano nell’emozione, quando lo si vedeva uscire di casa e con passo fiero e quieto arrivava a sedersi tra noi…l’averlo qui.

Questo e tanto altro mi si muove dentro, se riporto la mente e la pancia a quei pochi giorni della scorsa estate, poi sento salire il desiderio di rivedere e risentire, ora con l’esperienza di un anno in più e del mio vivere qui. Ma il sapore che rimane in modo più intenso, è vero, è la dolcezza del primo incontro, come un dono tutto mio da custodire.

 

Lo sai che Story ed Ellika tornano da noi ad agosto??

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Pubblicato in Blog di Luana Bramè

Tags: vivere insieme, genitori e figli, relazioni, cambiamento

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