LA MIA PRIMA CANDELINA: UN ANNO A TEMPO DI VIVERE

 

Cara LuanaDiUnAnnoFa… Rileggevo le tue parole, oggi, per vedere di fare il bilancio di quest’anno andato, prendere spunti su ciò che esprimevi di te prima di “saltare il fosso”, come dici tu. Ho trovato appunti abbozzati, a volte lunghe riflessioni, pezzi di discorso, tante domande che mi ponevi, che ponevo ad altri, risposte che abbozzavi, il tutto velato da dense paure sul futuro, sulle tue possibilità di farcela, sul dubbio che fosse tutto “una follia”

, avvolta e coccolata dal tuo malcelato disordine interiore.

Sai, LuanaDiUnAnnoFa, tutto ciò che avevi messo in conto di trovare qui, non l’hai trovato.

Tutto ciò che pensavi di mettere in gioco di te a Tempo di Vivere, l’hai lasciato da qualche parte, perso durante il trasloco forse, ma non l’hai fatto, non ti sei messa in gioco come credevi…

Tutte le fantasie su come sarebbe andata la convivenza, sulle tue abilità relazionali, sulla tua facilità ad entrare in te e portar fuori il tuo pensiero, la tua opinione, no, non si sono avverate. Vista da qui, con grande amore e tenerezza verso ciò che ti animava, mi verrebbe da dire che non avevi proprio capito nulla.ruota

E risuonano sempre così vere, così dannatamente vere le parole che Ermanno ti disse in quella lunga chiacchierata vicino alle ruote del carro, là in quel delizioso angolo di prato che ora fa stringere il cuore e montare la rabbia, a vederlo là in mezzo ai cocci, al semenzaio distrutto dal masso che la tromba d’aria che ci ha colpiti ha scaraventato con forza… la zona è transennata, ora. Protetta, dicono. Non più nostra, come tante delle cose che scorgiamo nel passare lo sguardo qui attorno… Ecco, in quel punto delizioso del prato Ermanno ti disse che non potevi nemmeno immaginarlo, ciò che avresti trovato e vissuto qui. Fuori da ogni immaginazione. Sorridevi, lo ricordo. Non potevi capire tutte le sfaccettature, le zone d’ombra e gli innumerevoli imprevisti che avresti vissuto da lì ad un anno… Il suo sguardo buono trasmetteva forte comprensione e quasi dispiacere, di fronte all’entusiasmo che mettevi nel costruire la tua scelta.

Rassicuravi tutti, là fuori. “Ci ho lavorato un anno, all’avvicinamento, ora sono pronta…”. Vero. Vero che ci hai lavorato un anno, non lo metto in dubbio…molto più realistico e vero è che non eri pronta, che non avevi proprio idea di cosa volesse dire essere pronta a tutti gli eventi ai quali, dal momento in cui sei scesa da quell’auto con le micie, un anno fa, avresti dovuto far fronte.

vascello

E’ un viaggio tortuoso, questo, Luana. Un viaggio in cui i compagni di avventura a volte non li vorresti attorno ma non puoi farli scendere e tu stessa non vuoi scendere dal vascello in mare aperto, un viaggio in cui tagliare i broccoli con l’aria frizzante dello sfrigolio dell’aglio hai la certezza che ti porterà ancora e sempre davanti agli occhi un Davide sorridente nei suoi silenzi, poi apri gli occhi e Davide i suoi silenzi se li è portati via in un posto che non sai più; un viaggio in cui arrivano vagonate di persone a far festa qui, a casa tua, e non lo potevi immaginare quanto dolore avresti provato al ginocchio nel cedere la tua camera ad altri perché gli spazi sono limitati e tutti ci si sposta; un viaggio in cui le vagonate di persone ti portano però profumo di nuovo, incontri di vite, strade che si mescolano, sguardi che accendono, risate, risate fino alle lacrime, voglia di essere sempre così, in tanti, saluti finali con la certezza che è vero, si, è vero per forza che quando ti dicono che torneranno presto , torneranno davvero… ecco, il viaggio poi tante e tante volte non te le fa rivedere, quelle belle persone, non le rivedi più, e impari anche tu come Pietro e Isotta, a far fronte agli addii, ad accettare che le persone vadano, in libertà.

E la libertà di andarsene che più di tutto stupirà, in primavera, sarà quella di Antonio, il nonno, il fondatore. Questa no, non la puoi aver messa in conto… la certezza di rivederlo ancora e sempre seduto davanti a casa con la tazza marrone fumante di erbe appena colte, di vedere la sua immagine mentre è seduto al computer a creare, di vederlo tornare dal Thermocompost all’imbrunire, questa non può venir meno… la tazza marrone rotta, Antonio che una sera ha preso e se n’è andato.

Il viaggio che hai scelto, ancora non lo sai, ma ti metterà faccia a faccia con te stessa in un modo brutale e spietato, ma così meravigliosamente autentico! Scoprirai che per mesi non sarai in grado di elaborare una tua opinione, che ti barricherai dietro ad un muro da te stessa costruito. I silenzi sempre più densi. Le persone con cui hai scelto di vivere, sentite sempre più lontane, i rapporti li vissuti con difficoltà e soprattutto con scarsissima spontaneità.

Scoprirai come può essere amaro sentirsi in una bolla, incapace di contattare quella parte profonda e luminosa che c’è in te, incapace di vedere gli altri nella loro autenticità, di vedere il loro amore. Non riconoscerai chi ti sta accanto, per lunghe settimane indosserai quegli occhiali deformanti che ti mostrano persone che ce l’hanno con te, tutte, dalla mattina alla sera, facendoti attribuir loro rancori e chiusure che in realtà tu stessa stai generando e alimentando, in cui le loro parole ti arrivano deviate, mal interpretate, fraintese e tu stessa ti senti mal interpretata e fraintesa e non sai come uscirne se non coltivando in te il desiderio di fuggire via lontano, elaborando innumerevoli soluzioni alternative che via via si accendono e si spengono e in tutto quel casino non capisci perché sei ancora qui, ma sei ancora qui. E i compagni di avventura pazientemente ti aspettano.

Un viaggio in cui in un attimo, mentre sei di spalle e mescoli distrattamente il caffè, il mare si fa grosso e ti porta via pezzi di tetto e tutte le certezze che vi erano ancorate, un viaggio in cui di colpo l’equipaggio si trova sottocoperta tremante e spaventato, e anche chi sembrava forte, chi mostrava più abilità e prontezza a tenere il timone ora è smarrito e perso, e tu che ancora osservi tutto dalla tua bolla grigia, ancora più sgomenta. Le vele rotte, l’acqua sotto i piedi, e oltre ai danni evidenti, quella nauseante paura di non sapere poi cosa accadrà di nuovo, quali altri venti potranno minare ciò che resta di noi.

raggio di sole 20104Ma, LuanaDiUnAnnoFa, lì sui blocchi di partenza dove ti trovi ora, non sai che “la Vita è più saggia di noi”, come dice Gabriella…e ti porta l’azzurro incantato del cielo e il caldo del sole sulla pelle, quel calore che arriva al cuore e alimenta speranze e fa rinascere, quel calore che un gruppo di giovani, arrivati un giorno con lo zaino a spalle e la voglia di dare una mano, ha saputo generare. Incontri d’anime, strade che si incrociano e cose inaspettate che fioriscono.

Là dove c’era sgomento, da lì in poi trova spazio la Luce.

Dovrai, una sera d’agosto, precipitare a terra, sbattere con forza contro quel muro di cemento armato che non ti faceva più vedere il sole, per poter aprire gli occhi. Evidentemente non c’era altro modo, ed è forte l’amore che provo per te nel comprendere questo, ora. Scoprirai che, per farlo, ti dovrai arrendere, arrendere a te stessa.

Fidarti.

Affidarti.

Nascere.

 

Mi sono trasferita a Tempo di Vivere un anno fa, ma posso dire che qui Vivo da un paio di mesi.

Dalle lacrime rabbiose e accecanti che mi volevano ancorata e legata a tutti quei dolori antichi, sono rinata.

Hai fatto la scelta giusta! La scelta migliore che potessi fare, la scelta vincente!

E te lo dico anche in questo momento assurdamente complicato ma meravigliosamente vitale, in cui stiamo per raccogliere armi e bagagli e portare il nostro Progetto e le nostre vite altrove, in un altrove che ancora non si sa.

La tua Scelta, cara e coraggiosa LuanaDiUnAnnoFa, è vero che è fatta di incomprensioni, di linguaggi diversi, di bisogno di un MaxiVocabolario che avvicini i modi di comunicare, che è fatta di risvegli con la luna, che se vivi da sola la vedi solo riflessa nel tuo specchio, quella luna, invece in comunità gli specchi sono gli altri, e sono specchi spietati che ti seguono ovunque finché non trovi il coraggio di guardarli davvero, e allora getti le armi e ti affidi, e loro sanno rispecchiarti il tuo stesso sorriso.

Ma posso garantirti che la Scelta che hai fatto è fatta di Vita, di persone che ci credono, di gente che si innamora di noi per questo, di contagio di anime, di lunghe lunghissime, infinite ore seduti in Cerchio a costruirci, a fissare l’obiettivo, a ricordarci l’un l’altro il Perché!!! SI!! Il perché, perché siamo ancora qui, a ricordarci la Direzione, a stimolarci mettendo luce sugli aspetti più fragili e vulnerabili di noi e ricavarne un dono, per trasformare quel dolore antico in qualcosa che possa essere messo a frutto, che può dare vita ad altro.

Come un seme che ancora non si sa, da fuori, cosa porterà. Ma dentro si, dentro, il seme, lo sa.seme che germoglia

Come dentro di noi, c’è una forza vitale che ci rende saldi, ci tiene uniti nel Progetto, che come forza propulsiva è nella direzione giusta per uscire e portare al mondo i frutti della nostra passione, del nostro amore, della nostra volontà.

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Pubblicato in Blog di Luana Bramè

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