Unschooling per genitori

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Sono passati ormai quasi 4 mesi dall’ultimo giorno di scuola di Pietro.

Raccontare i sentiti di questo periodo non è semplice, ci sono stati tanti alti e bassi, momenti di tensione con me stessa, con lui, con Ermanno, con il gruppo.
Ho sempre amato studiare e fino alle medie la scuola per me era un gioco, un modo per ritrovarsi con gli amici, per mettermi alla prova; mi veniva tutto facile, mi sentivo riconosciuta.

Ripenso alla mia maestra delle elementari, Maria Piazza, la ricordo già anziana, con folti riccioli bianchi, dolce e forte allo stesso tempo. All’epoca aveva una classe di quasi 30 bambini da sola, di cui due o tre parecchio impegnativi, eppure non mi sembra di averla mai percepita nervosa, stanca o demotivata per ciò che faceva. Ci ha insegnato storia con i racconti della sua infanzia da piccola partigiana durante la guerra, per noi era come ascoltare favole su  un mondo diverso e, come tutte le favole, sono storie che ho ancora ben salde nella mente.

Con lei ho imparato ad amare le basi della musica, ho scoperto di saper cantare parecchio bene e di avere buone doti nel ricopiare disegni anche complessi.

homeschoolingIl passaggio alle medie è andato liscio, la mia istruzione aveva basi salde, fatte di piacere nell’imparare, di riconoscimento delle mie capacità, di ascolto, di rispetto reciproco, per cui l’impatto con più insegnanti e più materie, di cui alcune davvero difficoltose per le mie attitudini (posso ricordarmi centinaia di canzoni e fare ghirigori all’infinito trasformandoli in meravigliosi mandala, ma non chiedetemi nulla di geografia o di tracciare due righe parallele per di più con una penna a china !) si è rilevato comunque stimolante.

Al liceo le cose si sono complicate un po': il latino non era proprio nelle mie corde e l’insegnante (che aveva anche la cattedra di italiano) non vedeva di buon occhio la mia voglia di documentarmi su testi diversi da quelli consigliati e la libertà di cui godevo a casa (mia madre all’inizio dell’anno mi aveva firmato un tot di giustificazioni di assenza in bianco… sapeva che non ne avrei approfittato, o almeno, non più di tanto… anche perché “bigiare” da scuola con una giustificazione firmata in originale non dava grandi stimoli al mio senso di ribellione!). Nonostante ciò la media dei miei voti era sempre più che buona, al punto che potevo permettermi di saltare alcune lezioni che reputavo noiose per stare a casa, dormire un po’ di più e prepararmi meglio nelle materie che preferivo. Ho pagato lo scotto della mia indipendenza alla maturità in cui la mia ansia da prestazione l’ha fatta da padrona e la sfiga karmica ha fatto sì che venisse eletta come membro interno della commissione d'esame proprio la famigerata prof d'italiano… nonostante fossi stata presentata con una media del 7 e mezzo il voto finale è stato un misero 43/60 che ha intaccato non poco la mia autostima.

Poi è stata la volta del riscatto all’università di Medicina e Chirurgia alla Statale di Milano. Ho superato brillantemente il test d'ingresso, piazzandomi tra i primi 200 su quasi 2000 candidati. Ho proseguito negli anni con una media del 29 fino a quando ho iniziato a frequentare in maniera più assidua le corsie degli ospedali. Lì è arrivata la crisi: il mio sedermi vicio ai pazienti e tener loro la mano, il mio informarmi sulle alternative ai farmaci non era visto di buon occhio dai medici di riferimento, la mia scelta di passare alla Medicina del Lavoro e di occuparmi di Mobbing entrando in collaborazione con la parte dei sindacati più sensibile all’argomento, mi è costata il voto che mi sarei meritata all’esame di Psichiatria e Psicologia clinica perché per il professore, incanalato in un sistema che non dava spazio a debolezze emozionali, soffrire e ammalarsi per delle relazioni professionali svilenti e soverchianti non era né accettabile né dimostrabile in maniera scientifica.
Così, nel 2001, ormai già fuori corso e a soli 7 esami dal termine, ho deciso che la vita del medico come me la volevano propinare non faceva per me, avrebbe annullato la gioia provata nell’imparare in libertà e nel prendermi cura a mio modo degli altri. Nel 2010 ho dato due esami giusto per non far decadere la carriera universitaria e sto ancora valutando se, in questa mia nuova vita, il titolo di medico possa avere un suo spazio (ho tempo per riprendere fino al 2018, vi terrò aggiornati!).

Nel 2011 la luce in fondo al tunnel e l’inizio del percorso di Naturopatia… ma questa è un’altra storia ;)

Perché tutta questa premessa quan’ero partita parlando della scelta dell’homeschooling per i miei bimbi?

pietro tottaPerché per chi, come me, è cresciuto in un mondo scolastico diverso da quello attuale, per chi come me, a 44 anni suonati, ama ancora studiare, informarsi, conoscere, per chi come me si emoziona ad annusare la carta delle pagine di un libro e ha una libreria con una quantità di testi che non riuscirà a leggere forse nemmeno in due vite, avere un figlio homeschooler che si rifiuta di prendere in mano una penna anche per scrivere il suo nome è quantomeno traumatico!

Eh sì, perché Pietro, da 4 mesi a questa parte, è un bimbo strafelice, ma ha il totale rifiuto per tutto ciò che vive come un possibile insegnamento imposto dall'esterno.
Le poche volte che afferra qualcosa e scrive (per giocare, sia mai che lo faccia per altri motivi!) lo fa in uno stampatello maiuscolo, incerto e stortigno, e quando dice “ho aprito la porta” sento brividi di paura lungo la schiena e la tentazione di chiamare la scuola e implorarli di riprenderlo in un corso intensivo di recupero è grandissima.

Invogliata dalle filosofie montessoriane e da altre rosee letture sull’argomento, mi ero immaginata attimi bucolici in cui il mio bambino mi avrebbe scritto appassionate lettere di amore piene di gratitudine per averlo tenuto a casa da scuola (con al massimo uno o due errori ortografici e una calligrafia degna di un miniaturista) e precisissimi cuoricini di contorno. Sognavo un piccolo esploratore alla ricerca di funghi e licheni sulle colline attorno al casale, me l’ero visto appoggiarli con cura sul tavolo per osservarli con il suo microscopio e poi documentarsi su internet alla ricerca di maggiori informazioni sul suo bottino.

E quindi? E quindi, per aiutarmi a capire cosa si stava muovendo dentro di me, ho scelto di fare quello che qui a Tempo di Vivere cerchiamo di mettere in pratica ogni giorno: innazitutto, dal momento che da sola non riuscivo a superare la mia ansia, ho chiesto aiuto agli altri comunardi, poi mi sono confrontata con i genitori del gruppo di homeschooler di Modena e dintorni che stiamo frequentando da tempo, infine, mi sono rimessa a studiare, o meglio a destrutturare tutto quello che mi ero costruita come aspettativa.

Uscire da me stessa e entrare in mio figlio non è un lavoro semplice, ma è qualcosa che reputo utile per fargli sentire che ci sono, per  far rinascere in lui il piacere dell’apprendimento allontanando la paura di disilludere le aspettative che si sente buttate addosso e che, DI NUOVO, lo fanno vivere sotto un giudizio.

In uno degli ultimi cerchi ho portato le mie preoccupazioni e ascoltare i sentiti e i punti di vista degli altri mi è stato d'incredibile aiuto, come al solito mi hanno permesso di guardare la situazione con altri occhi, di uscire dalla MIA esperienza, dai MIEI schemi, da ciò che è appagante PER ME e di entrare in quelli dell’altro.

Pietro ha vissuto e vive una realtà profondamente differente da quella che ho vissuto io per i miei primi 28 anni.

Anche grazie a noi (me ne prendo in parte il merito), ha sviluppato un senso di ascolto di se stesso e riconoscimento delle proprie emozioni rari per un bambino di 8 anni e pressoché inarrivabili per un adulto; sentiti che ci esprime con chiarezza incredibile ogni volta che si confronta con noi. Bambino sui libri1Negli ultimi mesi di scuola l’espressione del suo disagio è stata palese: si è sentito l’unico del gruppo ad avere orari, schemi fissi, ritmi serrati e a dover rispettare le regole di un lavoro che non gli piaceva e in cui non sentiva riconosciute le sue capacità.

Questo è quello su cui devo e voglio soffermarmi: su ciò che ha provato e prova, perché se oggi per me i libri sono diventati i compagni di un viaggio meraviglioso che non avrà mai fine, lo devo solo a chi ha saputo riconoscermi da bambina, si è fidato di me e delle mie capacità e ha sottolineato i miei talenti senza soffermarsi in modo spasmodico sui limiti e le difficoltà.

Il mio cucciolo ha bisogno di ritrovare fiducia in se stesso, ha bisogno, prima di tutto, di sentire riconosciute e accolte le sue paure, le sue incertezze, ha bisogno di essere accettato con i suoi errori di ortografia, con la sua terribile scrittura (… suo padre, d’altro canto, scrive in aramaico antico e nessuno gliene fa una colpa!) e, dopo, SOLO DOPO, potrà sentirsi libero di approcciarsi con serenità, sicurezza e gioia a nuove nozioni perché lo farà per se stesso e non per ricevere un voto di merito dalle persone che ama.

Sto leggendo un libro che è diventato un faro nelle ultime settimane, “La scuola fa male” di J.M. Bach (figlio del più famoso Richard Bach, autore de “Il gabbiano Jonathan Livingston”).

James parla della sua esperienza di alunno inadatto, di unschooler per scelta, di minorenne emancipato e, infine, del suo personale metodo di studio da “bucaniere studioso” che l’ha portato a diventare uno dei maggiori esperti internazionali di software testing.

C’è una parte del testo che ha messo in vibrazione corde profonde della mia anima, un dialogo che l’autore ha avuto con se stesso a 20 anni quando, pur essendosi sottoposto a un test del QI ed avendo ottenuto un punteggio altissimo, si è reso conto di “non essere un prodigio”.

-    Non vali niente perché non sei abbastanza intelligente?
> Sì
-    Allora sei il più stupido al mondo?
> No
-    Ciò significa che anche le persone meno intelligenti di te non valgono nulla?
> Non saprei, forse…
-    Ma tu rientri nell’1% delle persone con il migliore QI.  E allora, quelli che rientrano nell’1% del peggior QI che cosa dovrebbero dire? Significa che non valgono assolutamente niente?
> No, non necessariamente. Ci saranno ben altri campi in cui riescono bene a parte la capacità di risolvere problemi e la velocità di lettura.
-    Per esempio?
> Per esempio amare, immagino…
[…]
-    E qualità come l’amore, l’affetto, l’entusiasmo, la lealtà, il rispetto, il servizio – cose del genere – possiamo disporne tutti quanti nello stesso modo, giusto? Non hanno niente a che fare con l’intelligenza pura.
> Sì, è vero!
-    Ma qual è il valore di queste qualità? In che modo si manifesta?
> La persona che riceve amore si sente importante. Sente di essere davvero viva. Sa di poter affrontare i problemi della vita, perché non è sola. Amare attribuisce amore all’esistenza degli altri, direttamente, immediatamente.
-    E tu, sei capace di dimostrare amore? Puoi donare la tua attenzione e il tuo incoraggiamento a qualcun altro? …
> Sì, ne sono capace.
-    Quindi, la vita non si riduce a una competizione in cui occorre dimostrare di essere i più intelligenti; se la vita costituisce invece un momento di luce e calore miracoloso in un universo altrimenti freddo e buio, pensi davvero di poterti considerare inutile, per il semplice fatto che non sei abbastanza intelligente?

GRANDE SEGRETO:
L’intelligenza  è soltanto uno strumento.
Ciò che più conta è l’amore.

… ecco… è evidente di cosa c’è bisogno perché in Pietro rinasca la voglia di imparare: c’è bisogno che gli adulti che circondano questo essere pieno di amore ed empatia per gli altri, disimparino un po' di cose, abbandonino un po' di convinzioni e schemi e si rimettano sui banchi della Vita… quella vista con gli occhi di un bimbo libero di essere se stesso.

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Pubblicato in Blog di Katia Prati

Tags: genitori e figli, educazione parentale e homeschooling, relazioni, cambiamento

Commenti   

+1 # demis 2016-03-31 13:08
Bello Katia. Grazie..un articolo molto arricchente. Abbiamo deciso anche noi di iniziare con Giosuè a tenerlo a casa l'anno prossimo. Saranno lui il fratellino piccolo e altri due bimbi amici, in più chi altri si vorrà unire. staranno insieme a mia moglie e una amica. l'idea sarebbe quella di proseguire anche con le elemntari nel futuro, valuteremo appunto un passo alla volta. mi trovo molto in linea con tutto quello che hai scritto, le paure l'ansia e i valori che contano che sei riuscita a riconoscere e che ti hanno dato serenità nella scelta. spero di potere condividere con te e con voi questa esperienza sempre di più, perchè credo sia una bella strada su cui è fondamentale il supporto e l'aiuto.
un abbraccio.
Demis
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+1 # sabrina piva 2016-04-02 08:42
Wow, mi è scappata lacrimuccia. W pietro e w la sua mamma!
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