Blog di Katia Prati

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Chi è..Katia

Già, chi sono?

Ci sarebbero mille definizioni da darmi, ma rimarrebbero appunto tali...definizioni, aggettivi, nomi...esercizi grammaticali riduttivi...parole e basta.

Ma io sono di più di questo...sono me stessa...adesso posso dirlo...

"[...]ho smesso di chiedermi:
"Se potessi essere chiunque, chi vorrei essere?".
Adesso la risposta è ovvia.
Voglio essere ME STESSO!" (B.Lipton)

Ma non è sempre stato così, prima io non agivo da "me stessa"...

Ho scelto di Vivere

Se il versamento pericardico prima e quello pleurico poi non mi avessero dato il forte disagio del dolore, probabilmente, la situazione sarebbe evoluta in qualcosa di difficilmente recuperabile!!! 

Samuele mi dice con un sorriso dolcissimo che tutto si può guarire, e che la cosa fondamentale è rispettarsi, accogliersi. Se in questo momento la paura che provo è tale da non permettermi di arrivare al mio centro, allora è meglio prendere quelle medicine e farlo con lo spirito di chi ha deciso di prendersi cura di sé, di medicare prima il corpo per poi, con più tranquillità, andare ad ascoltarsi in modo pulito.

Le sue parole sono un balsamo che lenisce il bruciore di una ferita profonda.

Dopo il confronto con Samu, tutto mi appare in una prospettiva diversa: Ce la posso fare!

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Ho bisogno di... me.

Non accetto l’idea di sentirmi “malata”… mi infilo nel letto e inizio a piangere sconfitta.

La nostra camera da letto è al primo piano, proprio sopra quella che chiamiamo “sala salotto”, la stanza dove i bimbi giocano, dove ci riuniamo a guardare i film , dove alla vigilia i miei cuccioli prepareranno latte e biscotti per Babbo Natale per poi scartare gli attesi regali… la vita scorre sotto di me, le voci mi arrivano distanti, mi sembra di essere sospesa nella bolla spaziotemporale di una realtà che non mi appartiene.

Il dolore si è leggermente attenuato, è una nota di base che mi accompagna mandando di tanto in tanto dei picchi che mi fanno piegare su me stessa, ma che sono molto meno prolungati di prima. Riesco a dormire sdraiata, ma devo stare attenta a non girarmi di fianco.

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La malattia e il senso di sconfitta

La fine del 2015 si avvicina. Pietro ha smesso di andare a scuola da una settimana circa, godiamo tutti di una ritrovata tranquillità, niente più compiti, niente più sveglie la mattina. Ci stiamo preparando all’inzio del periodo natalizio. Quello che per la maggior parte del mondo è un momento di riposo, per noi è un tour de force. Durante le vacanze invernali arrivano molti ospiti e i ritmi diventano serrati: ci si sveglia presto per far trovare pronte le colazioni, accogliere chi si alza e organizziamo attività differenti ogni giorno.

Dal momento della mia crisi, il dolore al torace non mi ha più abbandonato.

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