Blog di Katia Prati

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Chi è..Katia

Già, chi sono?

Ci sarebbero mille definizioni da darmi, ma rimarrebbero appunto tali...definizioni, aggettivi, nomi...esercizi grammaticali riduttivi...parole e basta.

Ma io sono di più di questo...sono me stessa...adesso posso dirlo...

"[...]ho smesso di chiedermi:
"Se potessi essere chiunque, chi vorrei essere?".
Adesso la risposta è ovvia.
Voglio essere ME STESSO!" (B.Lipton)

Ma non è sempre stato così, prima io non agivo da "me stessa"...

Ho bisogno di... me.

Non accetto l’idea di sentirmi “malata”… mi infilo nel letto e inizio a piangere sconfitta.

La nostra camera da letto è al primo piano, proprio sopra quella che chiamiamo “sala salotto”, la stanza dove i bimbi giocano, dove ci riuniamo a guardare i film , dove alla vigilia i miei cuccioli prepareranno latte e biscotti per Babbo Natale per poi scartare gli attesi regali… la vita scorre sotto di me, le voci mi arrivano distanti, mi sembra di essere sospesa nella bolla spaziotemporale di una realtà che non mi appartiene.

Il dolore si è leggermente attenuato, è una nota di base che mi accompagna mandando di tanto in tanto dei picchi che mi fanno piegare su me stessa, ma che sono molto meno prolungati di prima. Riesco a dormire sdraiata, ma devo stare attenta a non girarmi di fianco.

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La malattia e il senso di sconfitta

La fine del 2015 si avvicina. Pietro ha smesso di andare a scuola da una settimana circa, godiamo tutti di una ritrovata tranquillità, niente più compiti, niente più sveglie la mattina. Ci stiamo preparando all’inzio del periodo natalizio. Quello che per la maggior parte del mondo è un momento di riposo, per noi è un tour de force. Durante le vacanze invernali arrivano molti ospiti e i ritmi diventano serrati: ci si sveglia presto per far trovare pronte le colazioni, accogliere chi si alza e organizziamo attività differenti ogni giorno.

Dal momento della mia crisi, il dolore al torace non mi ha più abbandonato.

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Ho 46 anni... e ho avuto paura di morire

Mi chiamo Katia, ho 46 anni e 2 anni fa ho avuto paura di morire.

Dicembre 2015, da più di un anno è iniziata l’avventura dell’ecovillaggio. Questi sedici mesi sono stati potenti, pieni di gioia e di dolore, di confronti, di condivisione, di rabbia bruciante, di delusioni e di un senso di appartenenza mai vissuto con tanta intensità.

Da qualche tempo io e Roberta ci troviamo 2 volte la settimana per andare a camminare insieme, ne ho voglia, ne sento la necessità. Quell’oretta a contatto con la natura, solo per me, distante dal caos comunitario mi fa sentire bene, ho bisogno di silenzio, di svuotare la mente, di non vedere continuamente specchi intorno… peccato  per quel dolorino alla bocca dello stomaco con cui convivo ormai da un mesetto e che ultimamente si sta facendo sempre più pungente.

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