Cronache dall'orto

Chi è Olmontano.. Gian Carlo Cappello

giancarlo_cappelloOlmontano (al secolo, Gian Carlo Cappello) è nato a Milano nel 1957. Apolide per scelta. Agrotecnico dal 1977, prima della laica scelta "francescana" di abbandonare il denaro, ha vissuto una pluridecennale esperienza professionale internazionale: Sud Africa, Australia, Cina, Nord America, Russia, Portogallo, Libia. Consulente di RAIUNO dal 1998 al 2004 in materia di agricoltura, dal 2006 è dedito alla coltivazione naturale sperimentale, con risultati incisivi sulle metodologie già vocate al biologico.

Promotore in prima persona della "decrescita felice", ha sempre portato la propria pratica di coltivazione orticola naturale presso realtà sociali rivolte all'autosufficienza alimentare: ecovillaggi, comunità, orti urbani condivisi, orti didattici ecc.

Autore del libro: La Civiltà dell'Orto, L'orto naturale di Angera ad esempio.

Dal 2015 è entrato in contatto con la Comunità Intenzionale di Tempo di Vivere e dal 2018 ha creato con i residenti un progetto per l'autosufficienza alimentare, con il duplice intento di sostentare la comunità e offrire la condivisione di questa esperienza, anche dal punto di vista formativo, per contribuire alla replicabilità del progetto ovunque ce ne sia necessità e volontà. 

 

La naturale capacità del coltivare

Trattando di coltivazione elementare si può ancora parlare di "corsi di orticoltura", perlomeno nell'accezione più comune del termine?

Sotto l'aspetto organizzativo e logistico senz'altro sì, ma guardando allo svolgimento e ai contenuti degli incontri le differenze diventano sostanziali.

Non si può imprigionare la complessità impenetrabile della Natura nelle pretenziose semplificazioni dell’agronomia; il sentire di cui tutti noi siamo capaci è il vero punto di contatto, quindi di compenetrazione, con lo svolgimento dei processi naturali da cui trarremo il frutto della terra.
E’ necessario piuttosto soffermare il proprio sentire sulla goccia di rugiada che in questo momento scorre lungo il filo d’erba, da qui si giunge all’appartenenza senza necessità di comprensione.panorama orto

Ciò che è materiale può essere studiato dalla scienza, ma per quanto l’analisi possa spingersi avanti essa resterà sempre relegata agli aspetti esteriori dei processi naturali. Agendo sulla materia le pratiche di coltivazione derivate da questo approccio riescono storicamente a uccidere la vitalità, l’energia della spinta naturale che anima il mondo sensibile.

In questo contesto biocida sono nate e si sono sviluppate le pratiche agricole in uso, sia definite convenzionali che “biologiche”.

Noi siamo esseri naturali; malgrado lo si sia dimenticato, nel nostro DNA sopravvive questa memoria fatta di pre-conoscenza che riconosciamo nella capacità degli altri animali di creare il proprio benessere senza controindicazioni per l’ambiente naturale.

La peculiarità dell’uomo è nella capacità di spingere oltre questo adattamento del contesto, ma ciò non implica necessariamente che tale contesto ne debba soffrire.

Il mondo non progettato è migliore di qualsiasi risultato della progettazione, lo si vede nell’armonia dei campi e dei casolari delle campagne non industrializzate, dove l’impronta dell’uomo e quella della creazione si pareggiano in bellezza.

Il sentire supera in potenza il discettare, il fare seguendo se stessi in corso d’opera porta alla pienezza del risultato.

Possiamo affermare che l’unica scala di progettazione consentita dalla Natura è 1:1.

Questo cambiamento di mentalità porta ad avere orti splendidi, poco esigenti e iper –produttivi, pronti per sostenere il cambiamento sociale in atto, al di fuori degli schemi di un mondo eccessivamente materialista.

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Una piccola grande motivazione in più...

All'ecovillaggio Tempo di Vivere è successo qualcosa di molto importante.

bimba innaffiatoioLa premessa è che questa comunità non è nata attorno a un collante come una devozione religiosa o un maestro di vita o una qualsiasi ideologia, né tanto meno per interessi meramente economici. E' per così dire una comunità "generalista", dove si ...esiste nel rispetto reciproco, senza gerarchie interne, dove l'unico ideale è vivere in una dimensione umanamente giusta, naturale.

Ma ecco l'avvenimento: due ragazzi con una casa, un lavoro e un bimbo in arrivo decidono di cambiare vita e di aggregarsi in pianta stabile agli otto comunardi qui a Camera Vecchia, in capo al mondo.

Ciò è molto significativo perchè, malgrado il parere immaginabile delle relative famiglie e dell'entourage di amici e conoscenti, si tratta di una scelta di buon senso, non di un incosciente salto nel vuoto.

Una realtà organizzata secondo parametri alternativi, situata in un borgo abbandonato sino a ieri è la miglior prospettiva che questi giovani assennati hanno scelto, invece di una carriera lavorativa, di una "sistemazione" per sé e per il bebè in arrivo.

Bimbo come germoglio

Questo avvenimento segna, a mio parere, il punto di non ritorno del cambiamento.

Il mio impegno nel realizzare un orto elementare per l'autosufficienza alimentare a Tempo di Vivere ne esce rafforzato,

non solo per l'ideale di creare un modello replicabile in altre comunità, ma anche per assicurare semplicemente il cibo al nuovo arrivato, quando vedrà la luce.

Gian Carlo - Olmontano

 

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Il cambiamento parte dal nostro passato

Venerdì scorso sono stato con RiccardoCristina, Giuditta e Luana a prendere visione delle case abitabili nel borgo di Calenzano, a cento metri dal borgo di Camera Vecchia dove ha sede la comunità Tempo di Vivere. Erano con noi Annunziata e Domenico, nato nel 1952: " ...in quella casa lì sotto, quando qui ci stavano 300 persone!".

Le case di sasso a un piano poggiano da secoli solide sulla roccia, senza bisogno di fondamenta, col tetto di lastre d'arenaria. Più che in abbandono sembrano in attesa, senza fretta, consapevoli della propria giustezza nelle piccole finestre da cui scorgi sconfinati panorami.

CASALE

Prima che ci facessero credere che l'industria è progresso qui c'erano i forni e si faceva il pane col grano San Pastù (ho capito così) e la paglia coibentava i tetti tra due assiti di legno di rovere. Le scarpe del ciabattino: "..che abitava lì e lavorava proprio qui; ora varrebbero 1.000 €!". Due galline al falegname in cambio di riparare il portone di casa, la levatrice e tutti i mestieri coperti e scambievoli, compresa la scuola perchè nascevano tanti bambini. Gli attrezzi battuti dal fabbro resistono buttati lì da mezzo secolo. "Domenico, che varietà di fave seminavate? Quando? Prendo un seme del tuo mais (non si ricorda il nome della varietà perchè da generazioni lo riproducono da se') così lo cerco... Hai anche del seme di grano vostro?".

E mentre noi sessantenni parliamo così e anche del progetto di Tempo di Vivere Riccardo si sente finalmente al centro di un mondo che sta nascendo. La moglie di Domenico intanto parla di polenta e faccende culinarie con le ragazze... Adesso in questo borgo vivono 5 persone che vanno a lavorare a Bettola; l'arrivo della nostra comunità ha improvvisamente triplicato gli abitanti, con anche bambini e ragazzi al seguito.

La vera importanza, secondo me, di ciò che sta accadendo qui e ora è che coloro che temono la disapprovazione della famiglia e degli amici "scollocandosi", possono trovare altrettanta approvazione in un nucleo organizzato e accogliente, alternativo e giusto.

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