Unicità

unicita2Digitando sul web la parola Unicità, ci si rende subito conto, dalle immagini che vengono visualizzate, di come questa parola abbia una stretta relazione con il concetto di coraggio oppure di autostima. La pallina gialla in mezzo a quelle rosse, il papavero in mezzo ai tulipani, il soldato che sbadiglia in mezzo al plotone impettito ecc…
Tutti quanti noi, almeno una volta nella vita, ci siamo trovati nella condizione in cui la nostra diversità, improvvisamente, spicca nel mezzo di qualcosa, un evento…
Ritorniamo un attimo indietro a quel momento e chiediamoci come ci siamo sentiti?

La risposta a questa domanda è il metro dell’accettazione della nostra stessa unicità come risorsa. Sfogliando un dizionario troveremo il significato letterale della parola unicità, ovvero: “la condizione e la caratteristica di essere unico”.
Condizione e caratteristica.
La caratteristica di essere unici è indubbiamente una condizione che si vive. Il punto è come si vive!

Torniamo al termine coraggio.
Tutti noi ci sentiamo a nostro modo unici, ma in quanti siamo disposti ad accettare completamente questa condizione?

Sappiamo tutti, perché lo abbiamo fatto o lo facciamo ancora, di quanto sia confortante il sentirsi simili agli altri. Parliamo agli altri di noi e quando scopriamo di avere vissuti simili, sentimenti simili, addirittura possedere gli stessi oggetti o gusti ci sentiamo subito al sicuro, improvvisamente questo sconosciuto diventa più accettabile, diventa simile a noi, e questo ci fa sentire più vicini, meno soli. In una certa misura questo è naturale ed è del tutto sano che sia così. Per certi aspetti l’unicità non esclude affatto la somiglianza.

Conformarsi a degli standard (regole sociali, educative) può essere utile e avere dei vantaggi ma l’obiettivo non può essere il conformarsi stesso, ma l’espressione delle peculiarità, dei tempi e della persona nella sua totalità. Quando ciò non accade, lo standard snatura l’essenza della persona, forzandola all’interno di un dogma!

Come fai a capire quando si snatura l’essenza della persona?
Stamattina facevo una passeggiata, ad un certo punto ho visto accasciato per terra un piccolo corpicino di pettirosso senza vita. L’ho raccolto e l’ho sistemato in un angolino tra delle foglie, poi ho continuato la mia passeggiata riflettendo su una cosa, cos’è un corpo? Cosa rende un pettirosso diverso da un altro? Una persona diversa da un’altra?

Indubbiamente in ognuno di noi, così come in ogni animale, è presente un “soffio vitale” che rende quel corpo animato e ogni corpo animato diverso dall’altro.
Io sono diverso oggettivamente da te e tu diverso da me.
Questo porta ad una considerazione importante sotto quest’aspetto, se io sono diverso da te e tu diverso da me, tu sei quello che io sono per te ed io sono quello che tu sei per me.

L’unicità e la diversità ci rendono partecipi del più grande dono che possiamo farci e che possiamo fare, quello dell’accettazione.

Accettando noi stessi in quanto esseri unici e diversi, accettiamo anche gli altri.

Perché se accetti te stesso nella tua unicità, accetti anche gli altri?
Perché l’esperienza del nostro vissuto è molto più potente di tutte le teorie che possiamo studiare o apprendere dai libri.
Perché quando sperimenti in prima persona, su te stesso, il tuo non è più un sapere, ma diventa un esempio. Esempio non è un modello di perfezione, ma una prova di ciò che hai potuto fare, e se lo hai fatto una volta, puoi certamente farlo ancora ed allo stesso modo trasmettere agli altri in maniera non più concettuale o con delle teorie ma attraverso il tuo stesso essere.
Il che non significa che non commetterai più errori!

Spesso quando ci chiedono cosa facciamo nella vita rispondiamo citando il nostro lavoro, sono avvocato, sono cuoco, sono falegname ecc… questo è ciò che facciamo.
In un concetto utilitaristico, all’interno della nostra mansione, all’interno di ciò che sappiamo fare, che abbiamo imparato possiamo essere sostituiti da chiunque altro, ci sono milioni di avvocati, milioni di cuochi e altrettanti falegnami, cosa comporta che gli altri debbano scegliere noi o altri?

La risposta a questa domanda sta in una cosa che diciamo spesso, qui a Tempo di Vivere, quando qualcuno vuole venire a trovarci e ci chiede, “cosa portiamo, serve qualcosa?”
La nostra risposta è: “porta te stesso!” Quello che sai fare potremo trovarlo in chiunque altro, ma quello che sei tu, lo sei solo tu! Noi vogliamo te! Cosa implica questa idea?

Implica che viene abbattuta ogni scala di valore che possiamo attribuire a chiunque e soprattutto a noi stessi.
Il mondo è un grande ecosistema in cui ogni cosa è utile a suo modo, non c’è cosa più o meno importante, ma tutto è importante, ogni cosa contribuisce all’ecosistema del mondo secondo ciò che riesce a portare; lo stesso vale per ognuno di noi, la nostra unicità è il nostro contributo, è quel che nessuna mansione potrà avere in sé.

puzzleProviamo ad immaginare il contrario di quel che sto dicendo, ovvero che non esista nessuna differenza tra le persone, che tutti apportassimo le stesse mansioni, che tutti apportassimo gli stessi identici sentimenti nell’intensità e nel tipo, immaginiamo come potrebbe essere una vita basata su questo tipo di uguaglianza?
Saremmo perfettamente sostituibili, come pezzi di un puzzle, anzi peggio, perché almeno nel puzzle un minimo di differenza tra i vari pezzi esiste.
Saremmo come pedine, quando qualcuno scompare si sostituisce con qualcun altro… seppur assurdo molti hanno un concetto degli altri e di stessi (che è la cosa peggiore) come questo! Provate ad immaginare l’assurdità di un mondo basato su un sistema di questo genere, non sarebbe certamente un luogo per persone, ma solo per macchine!

Questo è il valore della nostra unicità!

Unicità è relazione. Unicità è ricchezza. Unicità è scoperta. Unicità è novità! Unicità è imprevisto!!

Fa paura tutto questo? Certo! Ma è proprio questo che rende la vita affascinante.
Credete che la paura non possa essere utile?

L’unicità è necessaria, è ciò che rende possibile ogni movimento, ciò che rende possibile l’arricchimento reciproco.
L’unicità è ciò che rende possibile la socialità, soltanto attraverso una completa accettazione della propria unicità e delle proprie caratteristiche uniche (autostima) potremo instaurare un sano rapporto con gli altri, l’unicità è la cellula base da cui partire in un rapporto con gli altri e da questo confronto-rapporto nasce l’arricchimento reciproco.

L’unicità così come l’ho imparata a Tempo di Vivere è l’accettazione della propria condizione di essere unico con tutte le proprie caratteristiche. E’ il contattare la propria unicità autentica e non quella diversità artefatta creata ad uso e consumo di mode o di tendenze. E’ quella caratteristica autentica che rende il tuo contributo unico ed insostituibile. L’unicità è la caratteristica di ogni forma vivente che, a differenza dei numeri, non può essere semplicemente sommata ad altre forme viventi, ma solo integrata.

L’integrazione tra forme viventi, ovvero la sinergia crea quell’organismo unico che è il mondo.

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Pubblicato in Blog di Marco Fortunato

Tags: crescita personale, vivere insieme, relazioni, cambiamento

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