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L'ecovillaggio

L'ecovillaggio Tempo di Vivere è il principale progetto dell'APS.

Si tratta di una comunità intenzionale basata su valori di solidarietà, equità, partecipazione, eco-sostenibilità, che mira all’autosufficienza e vuol essere d'esempio e stimolo per persone che hanno lo stesso obiettivo: quello di vivere insieme per superare l’individualità e costruire una nuova società umana.

La comunità è formata da un gruppo di persone accomunate da valori condivisi, una stessa visione del mondo, intenti e obiettivi comuni, in cammino verso il superamento dell'individualismo e del personalismo.


Il gruppo residente lavora quotidianamente per creare un centro per il rinnovamento, l’educazione e il benessere olistico, dedicato alla crescita e alla trasformazione positiva delle persone con il fine di porre le basi per un nuovo paradigma socio-culturale.

Portiamo avanti una progettualità comune in cui la crescita personale non sia soltanto un fine individuale, ma sia volta alla concretizzazione di un mondo che torni a un senso di collettività che vada oltre l'io, in cui i doni, i talenti e le passioni del singolo siano messi a disposizione di un disegno comune e più alto. 

I 4 Pilastri

1) Crescita personale individuale e di gruppo

L'autorealizzazione è possibile solo scoprendo i talenti e i doni con cui siamo venuti al mondo ed esprimendoli creativamente in quanto parte della nostra natura, del nostro Essere. Senza più bisogno di definirci, senza più la ricerca del riconoscimento di noi stessi da parte degli altri.

Il compito di ognuno è agire su due fronti: vedere con occhi di verità ciò che è accaduto (rimuovere gli strati che nascondono la nostra vera essenza) e agire concretamente per nutrire la nostra vera natura.

I nostri talenti sono un dono, nostra responsabilità e dovere è metterli in pratica e a disposizione di qualcosa che va oltre noi, dando risposta al senso della nostra vita.

Vivere assieme permette di conoscere sé stessi attraverso gli altri. Affinché la vita in comunità sia migliore di quella di prima, noi dobbiamo essere migliori rispetto a quello che eravamo nella vita precedente e comportarci in modo diverso.

Per stabilire relazioni durature e costruttive, basate sul sostegno comune, è necessario imparare a comunicare in primis con noi stessi e poi con gli altri. Questo è il motivo per il quale un buon processo comunicativo e di crescita personale e spirituale, sono strumenti indispensabili per una vita comunitaria.

Una comunità sostenibile deve essere basata su relazioni sostenibili, che nutrono, stimolano e ispirano, accogliendo, ma non alimentando, le dinamiche disfunzionali individuali. 

La comunità stimola la crescita personale e accoglie diverse modalità di lavoro su di sé, per arrivare a una presa di responsabilità sulle proprie modalità disarmoniche e alla scelta di modificarle per proseguire nel percorso di vita scelto. 

In questo senso, è fondamentale un'attitudine positiva verso l’apprendimento continuo e il feedback (individuale e comunitario), riconoscendo che tutto ciò che s'incontra lungo il cammino è un insegnamento che ci indica la direzione da seguire, nonostante a volte possa risultare differente da ciò che ci si aspettava e, spesso, risulti difficoltoso e doloroso.

Qui trovi le nostre riflessioni sulla Crescita personale e spirituale

Nel nostro percorso, è basilare anche l'educazione alla salute consapevole, come mezzo, non solo di cura e prevenzione della malattia, ma anche come strumento per la crescita personale.

Qui trovi spunti, suggerimenti e riflessioni sulla Salute consapevole

 

2) Economia mista

Abbiamo un'economia condivisa, ma a tutti è richiesto di collaborare alla sostenibilità economica tramite il proprio lavoro e la propria creatività.

Attualmente viviamo in un grande podere, in cui ogni individuo o nucleo ha una propria stanza o la condivide, tutti gli spazi sono comuni (cucina, sala pranzo, saloni, bagni ecc.) 

La scelta di vivere insieme ad altre persone nasce dalla convinzione che questo sia funzionale alla crescita personale, al superamento del frazionamento che si vive nella società di oggi, al risparmio economico e di risorse ambientali.
Per realizzare tutto questo è necessario uscire dall’individualismo, dal "mio e tuo", dal senso di separazione e iniziare a lavorare su un senso di affidamento e fiducia. 

Impegno, creatività, cura, servizio, economia, risparmio, trasparenza, soddisfazione dell'espressione del sé, diventano garanzia di libertà da vincoli economici, stimolano la crescita della coscienza personale, dell’essere famiglia, coppia, genitori e del crescere i figli, sono uno strumento di responsabilità.
Ciascuno è chiamato a lavorare su di sé, a riconoscere i propri limiti, ma anche ad apprezzare i propri talenti, le passioni e le capacità e metterle al servizio del collettivo, a riconoscere dipendenze, abitudini, compensazioni, a esprim­ere e condividere i propri bisogni, ma anche ad acquisire la capacità di chiedere, rinunciare ad avere con­trollo e vivere l’interdipendenza.
Dignità e sobrietà sono vissute, non come obiettivo o scelta ideologica, ma come conseguenza della ricer­ca di un bene più grande.

La sicurezza dell'individuo non è proporzionale a quanti soldi possegga e a quanto spenda, ma alla rete di sane relazioni che ha costruito.

La condivisione economica stimola al consu­mo responsabile, basato su ciò di cui si ha bisogno realmente. 

Ciascuno si impegna a fare la propria parte, lavorando sulle proprie dinamiche di controllo o di delega, dando equo spazio al tempo per sé, alle proprie relazioni, ai propri interessi, alla comunità e al progetto di vita di cui ha scelto di far parte.

La scelta della condivisione, non implica "fusione" o slivellamento delle proprie caratteristiche individuali, perché alla base ci sono libertà di scelta, volontà di essere parte attiva nel condurre i propri passi nella direzione scelta e la convinzione che le diversità portino arricchimento all'intelligenza collettiva.

Quando le dinamiche di individualismo emergono, ci riallineaiamo sul fatto che stiamo costruendo la nostra vita, quella che vogliamo e che ci permette di esprimere al massimo le nostre potenzialità e che lavoriamo solo per noi stessi, per il nostro futuro e per qualcosa  che va oltre noi!

L'economia condivisa non è vissuta come risposta ai problemi dei singoli, ma come strumento per alimentare la fiducia, per stimolare il superamento dei propri schemi limitanti e per rendere possibile la realizzazione del progetto comune.

Come funziona l'economia condivisa

La cassa comune provvede alle spese della collettività (vitto, alloggio, strumentazioni, utenze...) e alle spese individuali (sia bisogni primari - vestiario, cure mediche, cure naturali - sia viaggi, formazione e svago). È richiesta comunque la collaborazione di tutti i residenti per alimentare la sostenibilità ANCHE economica del progetto.

Le spese extra che possono impattare sull'economia comune vengono proposte al cerchio dei residenti, discusse e votate con metodo sociocratico.

In caso non ci sia la possibilità di sostenere alcune spese, l'intelligenza collettiva si attiva per trovare soluzioni alternative.

Nessuna proprietà né denaro privati, ma stimolo ad applicare la propria creatività per la sostenibilità individuale e collettiva.

L’assenza della proprietà privata, facilita la possibilità di raggiungere un buon livello di autosufficienza economica, di libertà, auto-responsabilità, sobrietà e solidarietà attraverso il lavoro e l’agire collettivo. È il mezzo per andare oltre l'accumulo, l'insoddisfazione, il senso di disparità, perché pone gli individui di fronte a una scelta di autoresponsabilizzazione e di responsabilità verso l'insieme, che nutre e da cui è nutrito. 
Eliminandole differenze di "rango economico", soprattutto quelle determinate dalla proprietà, dalla disparità di disponibilità finanziaria, quelle legate al sesso, quelle fisiche e intellettuali, vogliamo favorire il rispetto delle diversità e il massimo sviluppo delle possibilità individuali, rendendo obsolete le leggi del privilegio, del profitto, le ingiustizie e le disparità, a favore dell’equità. 

3) Educazione condivisa

Per crescere un bambino ci vuole un villaggio

Il termine educazione viene dal latino “E-ducere” che significa “portare alla luce quello che è nascosto”. Si tratta di un accompagnamento per portare la persona alla piena realizzazione del suo potenziale.

I bambini non hanno bisogno di una mole immensa di istruzioni. In effetti, imparano meglio quando NON si insegna loro. La Creazione li ha resi imitatori ed è così che imparano in modo più efficiente, osservando e sperimentando. Qualsiasi cosa vogliamo che facciano o siano, dobbiamo farla o esserla noi per primi.

Nella nostra comunità, i bambini hanno eguali diritti, sono amati e accuditi da tutti gli adulti.

Il nostro compito, e ciò che scegliamo di fare, è impegnarci a creare condizioni adatte a salvaguardare l’unicità di ogni bambino, fargli scoprire i suoi talenti, sviluppare le sue caratteristiche peculiari, individuare gli strumenti e l’ambiente adeguati a favorire le sue inclinazioni naturali, portare alla luce il suo potenziale e proteggere il suo irripetibile modo di sentire, amare ed esprimersi.

Bambini e ragazzi sono anche i nostri maestri e ci "educano" a loro volta. Sono in contatto con le loro emozioni, le riconoscono e le esprimono, da loro possiamo imparare a farlo. Ci insegnano entusiasmo, passione, curiosità e amore per la vita.

Sono il fulcro centrale della famiglia, così come la famiglia è il cuore della comunità e della società.

La cura dei bambini è una questione cruciale per la nostra sopravvivenza futura. Per questo non ce la sentiamo di delegare quello che è il nostro futuro, ma vogliamo assumercene la piena responsabilità.

Educazione condivisa significa che, qui a Tempo di Vivere, ogni adulto concorre alla cura, all'istruzione, all'educazione e alla formazione dei ragazzi.

Tutto questo ci rende una comunità educante.

4) Sostenibilità a 360°

Ci ispiriamo a criteri di sostenibilità ecologica, spirituale, socioculturale ed economica, intendendo per sostenibilità l’attitudine di un gruppo umano a soddisfare i propri bisogni senza ridurre, ma, addirittura, migliorando, le prospettive delle generazioni future.

Vogliamo integrare le quattro dimensioni della sostenibilità al fine di rigenerare gli ambienti sociali e naturali.

In questo senso, il termine "ecologico" rappresenta un’attenzione profonda rivolta a Madre Terra, ma anche alla dimensione sociale, relazionale e umana.

La maggior parte delle persone orientate alla vita comunitaria e alla sostenibilità condivide il desiderio di contribuire positivamente a migliorare il mondo, per creare insieme nuovi stili di vita alternativi, sostenibili e resilienti.

Sono stati scelti quattro esempi (da la ruota della sostenibilità disegnata da GAIA Education), uno per ciascuna delle quattro dimensioni della sostenibilità:

  • Sociale: i pasti condivisi
  • Culturale: check-in e momenti di consapevolezza, metodi decisionali orizzontali
  • Ecologica: bagni a secco (compost toilet), riciclo creativo
  • Economica: condivisione economica, di auto e attrezzi

La pratica dei pasti condivisi e l'uso di ambienti comuni, per esempio, include tutte la dimensioni della sostenibilità, in quanto contribuisce al collante comunitario (sostenibilità sociale), riduce lo spreco alimentare, il consumo di terra e promuove l’uso di risorse condivise (sostenibilità ecologica), mette in evidenza la visione comune (sostenibilità culturale) e, infine, fa risparmiare tempo e denaro (sostenibilità economica).

Leggi le nostre riflessioni e i nostri consigli sull'Autosufficienza

I mezzi che utilizziamo

Meditazione, ricerca interiore e crescita personale, individuale e collettiva

So che saremo controcorrente, ma vi spieghiamo perché meditazione, lavoro su di sé e ricerca interiore stanno via via rendendo gli strumenti decisionali orizzontali sempre più marginali.

Quando un gruppo condivide un percorso di crescita personale e spirituale, cambia la qualità dello spazio collettivo: le persone imparano a riconoscere e gestire le proprie reazioni, proiezioni e bisogni inconsci.
L’ascolto dell’altro diventa naturale, perché nasce da un senso di presenza e non da una tecnica.
Si sviluppa fiducia nella saggezza del campo, nella voce dell’intuizione, nella sincronicità.

In un gruppo così, le decisioni non devono più essere “prese”, ma possono emergere.

La leadership diventa fluida, circolare, spontanea.
La convergenza è più importante del consenso.

Il conflitto, quando emerge, viene attraversato come occasione evolutiva, non si cerca di evitarlo.

Nelle realtà collettive si ricorre spesso a strumenti decisionali orizzontali per garantire equità, inclusione e partecipazione. Tuttavia, questi strumenti — pur fondamentali in molte fasi — portano con sé un rischio frequente: il compromesso.

Molto spesso, infatti, il bisogno di trovare un accordo tra visioni diverse si traduce in soluzioni “a metà strada”, che non soddisfano nessuno pienamente e che non nascono da una vera integrazione, ma da un equilibrio precario di forze.
In questo modo, le decisioni diventano tattiche, mentali, e rischiano di perdere forza creativa.

Per questi motivi abbiamo scelto di togliere centralità ai metodi decisionali orizzontali, continuando a utilizzarli, ma come supporti leggeri, non più come stampelle necessarie, spostando così il vero centro dalla struttura alla coscienza.

La comunità diventa un organismo vivente che sa orientarsi da sé, senza bisogno di strutture e schematismi eccessivi, perché è guidata da un'intelligenza collettiva che nasce dal cuore e dalla presenza di ciascuno.

Gestione emozionale e riallineamento alla direzione comune

Settimanalmente teniamo cerchi basati, in parte sugli insegnamenti della Via del Cerchio, e in parte alle tecniche psicoludiche e transpersonali. Si tratta di spazi dove coltivare onestà e trasparenza, dove poter comunicare come ci sentiamo e condividere le nostre esperienze interiori in un ambiente protetto e accogliente.
Affrontiamo i conflitti creando spazi sicuri per ascoltare le diverse parti, capire meglio i bisogni di ognuno e trasformare il conflitto in un’opportunità di crescita e conoscenza reciproca.

Cerchi decisionali e organizzativi

Teniamo cerchi decisionali sulle azioni necessarie per raggiungere gli obiettivi del gruppo, e momenti di confronto per consolidare la cultura e la coesione del gruppo.

cerchi organizzativi riguardano aspetti organizzativi che permettono al gruppo di portare avanti la propria missione e seguono un procedimento misto, sociocratico e intuitivo, con la creazione di gruppi operativi.
Ogni gruppo operativo ha delega riguardo le azioni concrete da compiere, nei vari ambiti di competenza, per raggiungere gli obiettivi decisi dall’intero gruppo.

Ascolto del corpo e dei sintomi

Il nostro corpo è il mezzo che abbiamo per assaporare la vita in ogni sua forma. Tutti i livelli che ci compongono (fisico, mentale, emotivo ed energetico) collaborano tra loro per portarci al benessere, e creano, per questo, un dialogo continuo influenzandosi l’un l’altro per permetterci di affrontare la realtà esterna ed interna. Quando viviamo un disagio, conscio o inconscio, il nostro corpo ci parla mandandoci dei segnali prima lievi e poi via via sempre più intensi.

Ogni sintomo è il modo che il corpo ha per farci comprendere che non ci stiamo ascoltando e che qualcosa dentro di noi non è più in armonia con la nostra globalità.  Imparare ad ascoltare noi stessi passa anche dal comprendere ciò che il nostro fisico ci dice quando bussa alla porta della nostra coscienza. Il sintomo non è più, dunque, un nemico da combattere, ma una spia d’allarme che porta la nostra attenzione sull’origine profonda del nostro disagio permettendoci così di comprenderla e trasformarla.

Aiutarci reciprocamente a osservare le dinamiche sottese da un sintomo emerso ci permette di migliorare la relazione con noi stessi e comprendere quali siano i comportamenti a favore o a sfavore del nostro benessere fisico, emotivo, psichico ed energetico. 

 

Qui trovi spunti, suggerimenti e riflessioni sulla Salute consapevole

 

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