Camminare

Camminare è un po il senso della mia vita. Ho sempre adorato camminare. Fin da piccolo, quando, al posto di andare a scuola, deviavo la strada e, placidamente, me ne andavo nel mio bosco preferito percorrendo sentieri di campagna. Monteferraro si chiamava, era un luogo senza tempo in cui passavo interminabili ore sdraiato sopra un antico pozzo a cisterna, a contemplare la chioma di un’enorme quercia sotto la quale crescevano dei deliziosi funghi. Lo ricordo come fosse oggi.

In quelle interminabili ore, nell’attesa che il tempo mi consentisse di ritornare a casa (non che fosse la cosa che avrei voluto fare) osservavo stupito le nuvole scorrere guidate da un vento invisibile, seguivo le traiettorie imprevedibili delle rondini chiassose, ascoltavo le voci bisbiglianti e divertite delle foglie degli alberi solleticate dal vento. alba Erano momenti in cui il senso profondo di ciò che consideravo la vita si realizzava intensamente e non avevo bisogno di molto altro, se non di portarmi dentro tutto questo.

Oggi, cammino ancora, ed il mio spirito non è molto cambiato da allora. Lo strano destino mi ha portato al fatto che, forse, camminando camminando, oramai mi trovo in luoghi ed in ambienti nuovi e diversi da quelli in cui sono cresciuto, ma lo stupore, la meraviglia, la curiosità di portare i propri passi al di fuori dell’uscio di casa non mi ha abbandonato.

Quindi ho camminato per molti motivi. Ho camminato per amore. Ho camminato per distrarmi. Ho camminato per sfogarmi. Ho camminato per rabbia. Ho camminato per dimenticare. Ho camminato per riflettere. Ho camminato per guardare. Ho camminato per cercare. Ho camminato per ascoltare. Ho camminato per seguire. Ho camminato per stare insieme ad altri. Ho camminato per stare solo. Ho camminato per rilassarmi. Ho camminato per cercarmi. Ho camminato per muovermi. Ho camminato per perdermi. Cammino per ritrovarmi!

Lentamente mi sono reso conto che il camminare non è solo un’azione fisica, ma coinvolge tutto il corpo, tutto l’organismo in un’attività totale. Cammino con le gambe, ma anche il cuore cammina con me, anche gli occhi camminano, e la mia pelle tutta, ogni più piccola cellula cammina con me!

Così ho cominciato ad ascoltarmi durante le camminate, ascoltare il mio corpo, nel segreto del suo dialogo cellulare ed interiore, ascoltare come la fisicità del movimento, mette in moto anche un movimento interiore. Personalmente posso dire di non essere mai tornato da una passeggiata uguale a quando sono partito! Ogni camminata ti cambia. Ogni camminata fuori da qualche parte, è una camminata dentro da qualche parte, ed è per questo che ho cominciato a considerare il camminare come una delle più alte forme di meditazione, con il vantaggio che puoi farlo ovunque. forchettaNon ho mai trovato un luogo dove non si potesse camminare, ogni luogo è adatto a camminare e, grazie alla stimolazione esteriore (fisica, corpo) si può mettere in moto quella interiore (pensieri, emozioni), ed è così che ogni qualsiasi camminata può trasformarsi in un momento di profondo contatto con se stessi.

L’azione del camminare è assimilabile a quella della meditazione sotto tanti punti di vista, ad esempio, il passo. Il passo nella camminata corrisponde al respiro nella meditazione classica. Il passo può divenire il perno intorno al quale la tua esperienza del camminare può trasformarsi in una esperienza interiore.

Lo dimostra il fatto che se cammini per andare a lavoro non stai proprio facendo una camminata rilassante e “meditativa”. Il passo diventa veloce, distratto, come il respiro, direi superficiale, quasi una funzione fisiologica, la mente ed i piedi non sono più in contatto, la tua mente è attraversata da decine di pensieri che ti portano nel passato o nel futuro, il tuo cuore o la tua pancia sono contratte e chiuse ad ogni stimolazione che può arrivare.

forchetta1

Trascini pesi, valige, le mani sono impegnate a tenere o borse, le stesse calzature sono inappropriate.  Lo stesso passo è “nervoso”, la pianta del piede non tocca completamente la terra ed il contatto è incompleto, quasi ad indicare che in quel momento i passi sembrano un impedimento, si vorrebbe poter allungare le gambe per fare passi più lunghi se non fosse che ci tratteniamo per etichetta sociale o addirittura correre, cosa che in molti fanno. Pensate a tutte quelle persone (o forse voi stessi), che si riversano nelle metropolitane, nelle stazioni, di corsa ad inseguire un treno che parte, un tempo che sfugge.

 

Camminare non ha nulla a che fare con tutto questo.

C’è una profonda differenza tra l’usare le gambe come strumento fine a se stesso ed usarle con la connessione di tutto l’organismo, in un unico movimento, di corpo, mente e pancia. Così succede che torni dopo una camminata sotto un temporale o una camminata al freddo dell’inverno e quando dici “è stupendo!” gli altri ti guardino non comprendendo esattamente dove o come, una giornata piovosa o gelida può trasformarsi in una profonda esperienza esistenziale. Mi è capitato decine e decine di volte! E continua a capitarmi.

Ogni camminata è un viaggio. Ogni camminata è un’esperienza a se stante. Ogni camminata è un’occasione che abbiamo per connettere e coinvolgere tutto il nostro organismo in una esperienza unica. Unica anche nel senso che non si ripeterà mai più allo stesso modo e nello stesso tempo.E’ come una fotografia, è tutto ciò che abbiamo in quel momento, condizione irripetibile, tempo irripetibile, il momento magico che se non cogli sfugge via e non ritorna più. 

surreal eye

E forse era il momento più propizio per cogliere qualcosa di te!

Domani ri-accadrà, ma gli ingredienti saranno diversi, tu sarai diverso, sarai pronto per cogliere qualcos’altro di irripetibile?

FacebookTwitterGoogle BookmarksLinkedinRSS Feed
Pin It

Pubblicato in Blog di Marco Fortunato

Tags: salute naturale, crescita personale, relazioni

Aggiungi commento

Accetto il trattamento dei dati




Anti-spam: complete the taskJoomla CAPTCHA

Seguici anche via email

* campi obbligatori