E' successo anche a me

Sessanta cinque anni, tra poco.

A 40 anni ho iniziato a sentire la differenza, mi sono resa conto che gli anni passavano e la mia efficienza non era più quella di prima, mi sentivo meno veloce nel fare le cose, spesso mi stancavo prima e l’osservazione dei cambiamenti che, naturalmente, avveniva nel mio corpo, all’inizio mi faceva star male, mi era difficile accettarli. Poi, col trascorrere degli anni, è diventato tutto più semplice, sia l’osservazione che l’accettazione di ciò che accadeva in me, riuscivo a guardare al cambiamento con naturalezza e ad affiancare a ogni perdita, un vantaggio.

A 60 anni è arrivato Tempo di Vivere, la realizzazione di un sogno tenuto nel cassetto per tanti anni e i vantaggi dell’età sono emersi con una prorompenza indescrivibile, potevo scegliere di cambiare completamente la mia vita avendo già realizzato vari obiettivi, avendo già fatto tanti passi nella vita, avendo avuto soddisfazioni enormi, avendo già superato difficoltà ed essendomi rialzata svariate volte da cadute rovinose, ammaccata ma più forte e consapevole, ora credevo in me stessa.

Il percorso di crescita era iniziato proprio 20 anni prima ed ero in grado di guardare alla vita con la fede necessaria a comprendere che, come ripeto spesso, nulla avviene a caso, che la vita è più saggia di noi e ci manda tutto ciò che siamo in grado si sopportare e superare e lo fa per aiutarci nella nostra evoluzione, perché la vita è meravigliosamente buona e perfetta così com’è.

Il mio rango (Mindell, Essere nel fuoco), dovuto all’età, all’esperienza, alla formazione, al ruolo di fondatrice e ispiratrice di TdV, al percorso personale, alla maturità emotiva mi ha permesso di diventare un punto di riferimento per i miei comunardi, giovani e entusiasti, ruolo che mi sono assunta con piacere e, al contempo, con un senso di peso.

La volontà di affiancare, accompagnare senza sostituirmi agli altri, ha permesso momenti di grande crescita a tutti, me per prima e, anche di grande difficoltà, cadere dall’alto fa male!!!

A distanza di quasi quattro anni i giovani comunardi sono cresciuti in modo esponenziale, l’entusiasmo, la gioventù, la conferma e la soddisfazione di percorrere la strada voluta, la volontà di affermazione individuale e di gruppo, di riconoscimento e autostima, di contribuire e di essere parte attiva, l’impegno nella crescita e nel cambiamento, mi ha portato a guardarli con sempre maggior ammirazione, con gli occhi di un genitore orgoglioso della raggiunta autonomia dei figli diventati uomini e donne responsabili di se stessi e del gruppo… mi ha detto che è arrivato il momento, tanto desiderato, di mettermi da parte, di dedicarmi ad altro, felice di aver contribuito, di aver gettato il seme, di averlo coccolato, protetto e, al contempo, di aver lasciato spazio alla sua crescita ma…

autosabotaggio… dentro, quella vocina ha iniziato a suggerire “allontanati, qui non servi più, sei inutile, non hanno più bisogno di te” e il senso di vuoto, di solitudine, di inutilità hanno iniziato a incrinare la gioia e a farla da padroni.

Giorno per giorno, ho iniziato a mettermi da parte, a isolarmi e ad allontanarmi, con la conseguenza di sentirmi sempre più sola, di non sentirmi più parte di quel gruppo che amo, senza dare colpe a nessuno, ma vivendo sempre più nella certezza che…

sono cresciuti=sono autonomi=non servo più=non posso più fare nulla per loro=non sono più in grado di aiutarli=sono inutile=me ne posso andare da chi ha bisogno di me=a cercare qualcuno a cui donare ciò che ho da dare… ancora…

non sono ancora così vecchia per non fare nulla, invece ora posso solo chiedere a loro di aiutarmi, se avessi 80 anni tutto ciò avrebbe un senso, ma ora no, ciò che faccio io qui, lo possono fare tutti, sono diventata un peso! anche se è con loro che vorrei stare, ma se qui non sto più bene, mi sembrava che il senso della mia vita fosse questo, ma, forse mi sono sbagliata, il senso è un altro, mi sono sbagliata…

La vocina, il mio auto sabotatore, ha iniziato a dominare la scena e io mi sono con-fusa con lui, tutto ciò che mi diceva era vero e ragionevole e io la pensavo come lui, gli davo ragione, era oggettivo e allora…

sostegno

l’ho comunicato ai miei comunardi, con le lacrime agli occhi, con quel grande dolore che mi lacerava dentro mentre parlavo e… nessuno mi può aiutare perché è vero ciò che sento e dico e… non c’è soluzione alla mia inutilità e al peso che sono per voi!

Ma loro sono cresciuti, anche se non ho reso loro facile il compito di aiutarmi, non hanno mollato, insieme, ognuno con le sue capacità e unicità, chi con dolcezza, chi con determinazione, chi con durezza, chi con logica, chi usando le parole che spesso ho utilizzato io stessa… tutti con grande amore fino che… mi sono risvegliata, ho ascoltato il dolore che stavo provando (l’unica cosa vera), l’ho compreso, accolto e ho ri-cominciato a guidare i miei pensieri e la mia vita… qui, nell’unico posto in cui voglio essere, con le persone che amo e con cui voglio vivere per il mio Tempo di Vivere

Le due anfore, la perfetta imperfezione!

due anforeC’era una volta un anziano cinese che, aveva due grosse anfore appese all’estremità di una canna che portava sulle spalle. Una delle anfore aveva una crepa, mentre l’altra era perfetta e conservava sempre tutta l’acqua. Alla fine del lungo cammino, dal fiume a casa, il vecchio restava con l’anfora piena solo a metà.

Per due anni interi andò avanti così, con l’uomo che portava a casa solo un’anfora piena e un’anfora piena solo a metà.

L’anfora vecchia e screpolata si sentiva umiliata e inutile, tanto più che l’anfora nuova non perdeva l’occasione di far notare la sua perfezione. Dopo due anni, che a lei sembravano un fallimento senza fine, l’anfora parlò così al vecchio uomo: “Io mi vergogno della mia perdita, verso sempre acqua lungo il tragitto verso casa”.

Il vecchio sorrise: “Non hai notato che dal tuo lato della strada fioriscono i fiori, ma non dal lato dell’altra anfora? Io ho messo dal tuo lato della strada dei semi di fiori, perché ero consapevole del tuo difetto. Ora tu li annaffi ogni giorno quando torniamo a casa. Per due anni ho potuto raccogliere questi meravigliosi fiori e ornare la tavola con essi. Se tu non fossi esattamente così come sei, non esisterebbe questa bellezza che adorna la nostra casa”.

La vecchia anfora non lo disse mai a nessuno, ma quel giorno si sentì morire di gioia.

Siamo tutti pieni di ferite e screpolature. Le imperfezioni sono la differenza e la bellezza di ognuno.
Sono le nostre imperfezioni che rendono la nostra vita così interessante e utile e, se lo vogliamo, si possono fare cose meravigliose, con le nostre imperfezioni.

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Pubblicato in Blog di Gabriella Oliva

Tags: crescita personale, vivere insieme, relazioni

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