Farsi domande

Alla nascita ti danno il ticket in cui è compreso tutto: la malattia, la giovinezza, la maturità e anche la vecchiaia e la morte. Non puoi rifiutarti di morire perché è compreso nel biglietto. O l’accetti serenamente e te ne fai una ragione o sei un povero coglione!"

Andrea Camilleri

La vita è un viaggio.

Nell’infanzia in noi dominano spontaneità, curiosità, voglia di scoprire, capire, imparare cose nuove, capacità di stupirci e meravigliarci di ogni cosa: una stella, un fiore, un sorriso, un sasso, il rumore di un pezzo di carta… tutto è felicità! 

Poi, a poco a poco, tutto cambia e iniziamo a capire, con grande fatica, che ci sono regole alle quali sottostare: per sentirci amati, protetti, accettati, dobbiamo essere e comportarci come gli altri vogliono e, la nostra felicità, inizia a dipendere dagli altri, è fuori da noi. 

Per non soffrire, per sopravvivere, siamo completamente dipendenti dall’amore e dalla presenza dei nostri genitori, tutto dipende da loro: come ci sentiamo, come ci vediamo, quanto valiamo, quanto meritiamo, tutto è meravigliosamente complicato!

Nell’adolescenza iniziamo a guardarci, a vederci e spesso, non ci piacciamo, né fuori né dentro, non ci sentiamo in grado, all’altezza, abbiamo paura e… il colpo di coda, la ribellione: “io esisto e, in ogni caso, sono divers@ da te”!

In seguito, capiamo che c’è un libretto di istruzioni che altri hanno scritto, quelli che sanno sempre cosa è giusto per noi! 

Il libretto traccia un percorso nitido, forse, scontato, banale, grigio e sicuro, forse, quello che dovrebbe renderci felici, perché “si è sempre fatto così, perché tutti fanno così” perché “chi lascia la strada vecchia per la nuova, sa cosa perde ma non sa cosa trova!”

E allora, nella giovinezza iniziamo ad adeguarci agli esempi, a ciò che è prestabilito, con la sensazione di rispondere al bisogno di certezze, di sicurezza, di realizzazione, di emergere, di ricevere approvazione. Forse non ci crediamo fino in fondo ma… “tutti fanno così, sarà giusto così!” 

Nell’età adulta inseriamo il pilota automatico, seguiamo le regole in nome della sicurezza, della sopravvivenza e della responsabilità: “in fin dei conti sto bene, non mi manca niente”, ma… ci sentiamo vittime di una routine che ci uccide lentamente giorno dopo giorno, pensieri come: “non sono felice, ho perso la strada, possibile che sia tutto qui?” ronzano costantemente nella nostra testa; stress e insoddisfazione (a volte disturbi fisici o malattie) la fanno da padroni!

Nella vecchiaia ci rendiamo conto che il tempo è passato, che ne abbiamo sempre meno, pensavamo di essere invincibili, che la morte fosse tanto distante e invece è già qui, iniziamo a pensarla, a vederla, negli acciacchi, nei figli che se ne vanno, nella solitudine, nel senso di inutilità!

Forse sei in un momento di stallo in cui ti senti insoddisfatto e non sai come dare una nuova direzionare la tua vita?

Provi confusione, non sai bene cosa vuoi, c’è una fitta nebbia sul percorso che vuoi intraprendere, non sai cosa è veramente importante per te.

La tua attenzione vaga tra mille idee che emergono veloci e che, poi, scarti come impossibili o assurde. 

Hai la testa zeppa di pensieri che si intrecciano, privi di ordine, che rallentano o bloccano qualsiasi tua azione.

Allora, l’importante è cominciare a farsi domande, domande utili, domande che ci permettano di ri-svegliarci per iniziare a pensare con la nostra testa, a scegliere, decidere e agire per noi e per la nostra vita! 

Come nel "Mito della caverna” di Platone, continuare a guardare sempre e solo nella stessa direzione, senza farsi domande, porta a solitudine e ignoranza che ci nascondono la meraviglia della vita e delle possibilità che abbiamo!

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Pubblicato in Verso la Felicità

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