Il conflitto vale la pena

ConflittoHo letto una volta … “la comunità, l’ecovillaggio, il gruppo … il percorso di crescita personale più lungo della vita!”

Pensavo di aver compreso e assimilato questo concetto in modo profondo, ma ciò che è insito in queste parole è inimmaginabile fino al momento in cui non lo vivi, finché non ci sei in mezzo!

In nove mesi ci sono stati tanti momenti difficili, attimi in cui abbiamo raccolto le nostre forze e fatto appello alla nostra volontà per riconfermare la convinzione nel progetto. In quei frangenti ci siamo sostenuti e uniti per affrontare le difficoltà esterne, gli imprevisti, ci siamo ascoltati, abbiamo provato a comprendere, a non giudicare, a crescere … tante volte ci siamo guardati, soddisfatti di noi, e ci siamo detti “Ce l’abbiamo fatta, anche questa volta, pericolo scampato, come siamo bravi!” sentendoci quasi invincibili, sentendoci, presuntuosamente, arrivati!

Momenti di gruppo, cerchi di condivisione emozionale settimanali e giornalieri: “Abbiamo fatto bene i compiti, questo si deve fare e noi lo facciamo!”

Il desiderio di sentirci capaci, diversi dagli altri, il bisogno di sfuggire al dolore, la paura del conflitto e della tensione, di ipotizzare, anche solo per un attimo, la possibilità che il sogno potesse distruggersi, svanire, ci ha portati ad anestetizzare la sensazione che qualcosa non andasse, a non voler vedere il disagio o il nervosismo dell’altro, cullati dal pensiero infantile “se non ne parlo, se non ci penso, non esiste!”

Martedì mattina la miccia si accende inaspettata da situazioni di poca importanza, quasi insignificanti, la vita è più saggia di noi e qualcosa si muove. Come un felino che scatta, il non detto esplode: rabbia, dolore, accuse, difese e attacchi, tentativi appena abbozzati di lasciar correre contrapposti a richieste di chiarezza e onestà.

Ore, ore e ore di discussioni che rimangono in superficie, sul fare, su ciò che è giusto per uno e sbagliato per l’altro, su interpretazioni, motivazioni, giustificazioni o scuse, su convinzioni ed etichette “lui è fatto così, lei è cosà, perché tu pensi che …,tu non riesci a …, tu non vuoi capire che … ” , andiamo avanti fino a sera quando, esausti ci sembra di raggiungere un accordo … è una calma apparente, sebbene qualcuno, forse più sensibile o più attento, senta che probabilmente non è finita… in effetti, in tarda serata la bomba scoppia!

I toni, a volte contenuti, altre lasciati liberi di esplodere durante la giornata, si alzano a dismisura, urla che rompono quella pace illusoria ci risvegliano, come una doccia fredda! Una valanga di sentiti dolorosi, di accuse, di violenza verbale ci investe, nessuno escluso!

C’è chi cerca di mediare, di arrivare a comprendere le emozioni che stanno dietro agli attacchi, ma la rabbia e il dolore di qualcuno altro che si sente aggredito e vittima, impedisce di andare avanti… anche chi, di solito, riesce a mantenere un centro esplode, si fa travolgere dalla stanchezza e dalla frustrazione, attacca… “Basta, questa volta è troppo!”. Uno di noi si sta staccando, non vuole dormire in casa e preferisce la stalla a quello che pare non sentire più come il suo letto.

Mercoledì mattina, chi ha deciso di isolarsi cerca di nuovo il confronto, ma solo con quella parte del gruppo che sente più vicina… gli altri accettano di malavoglia… le frasi carpite passando accanto, le espressioni tese creano in chi non sta partecipando pregiudizi e interpretazioni, senso di dolorosa esclusione. Il pranzo ci vede ancora tesi, frammentati, ci sono i bambini e cerchiamo di dissimulare sorrisi non sentiti… siamo sempre in 7 e non in 8…

Gollum e SmiggleConfusione e sconcerto dominano la scena, cosa fare ora? C’è chi vuole provare ancora a riportare la nave dispersa sulla giusta rotta, c’è chi non si sente più disposto a investire altra energia in una missione che ritiene disperata. Alla fine, comunque, usando il metodo del consenso, anche chi è più asserragliato sulle proprie convinzioni accetta di riprovare chiedendo però di essere solo un osservatore passivo.

La sera aspettiamo che i piccoli vadano a letto per ritrovarci di nuovo e proporre quello che si è stabilito nel pomeriggio, ma non riusciamo nemmeno a esporre i nostri pensieri: si siede di fronte a noi, parla con tono fermo e fintamente calmo, ma ancora pieno di rancore e accuse verso il gruppo, verso un progetto che sente trasfigurato in qualcosa in cui non si riconosce e la colpa è degli altri, solo degli altri… la decisione è presa: “Me ne vado…”

Ci guardiamo sconcertati, il senso di sconfitta pervade l’aria, la disillusione, il senso di abbandono e sopraffazione ci fanno sentire dalla parte dei saggi, di quelli sani che devono difendere il progetto da un carnefice che fa la vittima, da chi accusa di violenza usando violenza … “Noi abbiamo ragione, noi siamo nel giusto!”. Torna in stalla, da solo, e noi 5 rimaniamo in soggiorno.

Lentamente, compare la tristezza per la persona, per quell’essere umano che è stato con noi fin dal primo momento. Ma la tristezza indebolisce, provare pena non aiuta a scegliere e allora … nuove accuse a conferma dei tanti pensieri che riecheggiano diversi nella testa di ognuno e creano caos … “Non è colpa nostra, noi abbiamo capito, accettato le tante crisi, abbiamo dato comprensione, accettazione, abbiamo dato amore e … la risposta è questa! Basta, va bene così … sì, doloroso ma … Forse la notte porterà consiglio, forse capirà quanto ha sbagliato, quanto è ingrato, quanto noi siamo buoni … forse …”

Le emozioni sono altalenanti, in certi momenti lo scherno ci sembra lenire il vuoto che si è creato, poi pensieri, ci saranno di sicuro cambiamenti e tante nuove situazioni da affrontare… il drago della paura emerge, assieme allo sconcerto e alla preoccupazione di come spiegarlo ai bimbi, al nostro dolcissimo Pietro, soprattutto…

E’ solo a questo punto che le voci si fanno più sommesse, la ricerca e l’ascolto più profondi e qualcuno ha il coraggio di dichiarare anche il senso di perdita, non solo lo spiacevole e le colpe, ma anche il bello, i doni, l’importanza della persona, le sue capacità, le sue doti, il suo dolore, il suo mettersi in gioco e anche gli errori …

Accade ciò che pensavamo impossibile: cominciamo, tutti, a mettere in dubbio certezze e ragioni, a non sentirci congruenti ,a guardare nuovamente al progetto di Tempo di Vivere come al filo di Arianna che può riportarci al nostro centro, le accuse lasciano spazio all’ autocritica… e il miracolo avviene.

“Ma se non volesse più tornare indietro? Se il dolore fosse così forte? Se non dovessimo farcela a comunicare bene ciò che abbiamo compreso? … e se … e se … e se…”

Ma così non è stato, la mattina dopo, ancora in crocchio a parlare di noi e del nostro sentito, quello profondo, quello vero, quello utile che ammette paure ed errori, quello che costruisce e non distrugge, quello che vuole vedere, comprendere e trasformare, quello sincero e rispettoso di sé e dell’altro … un semplice invito all’ascolto accolto con titubanza … tensioni e incomprensioni si sciolgono in lacrime, ammissioni di paura e richieste, ascoltate, di aiuto, volontà di restare, di crescere, di sognare, ancora, insieme.

Tempo di VivereSono passati tre lunghi, interminabili, spossanti giorni … siamo orgogliosi di noi, ma impauriti, in osservazione e ancora una volta sappiamo che questo non è un punto di arrivo, ma una partenza, un percorso passo per passo verso la vita, le relazioni che vogliamo vivere. Vogliamo permetterci di essere completamente noi stessi, fidarci e affidarci agli altri, vogliamo sapere che possiamo sbagliare e trasformare errori in esperienza, giorno dopo giorno.

Ri-cadremo? SI, questo è certo!

L’abbiamo già fatto nei quattro giorni a seguire, in un attimo tutto può tornare come prima, ci può essere un’involuzione e la fatica, lo sforzo, l’impegno che quel giorno tanto ci sono costati, tanto ci hanno aiutato, possono svanire in un soffio! Ho paura che questo accada, ho bisogno e voglio esserci ogni attimo, ho bisogno dell’aiuto e della presenza di tutti i miei comunardi e dentro, nel profondo, ho fede che questo succeda.

So che ce la faremo, che ci stiamo impegnando e lo vogliamo tutti insieme, perché questo è il NOSTRO progetto, questo è il NOSTRO Tempo di Vivere, il Tempo di vivere le Relazioni in modo sano, di vivere i conflitti e NEI conflitti con consapevolezza.

Stiamo mettendo in atto ciò che ho studiato, che voglio condividere con i miei comunardi e con chiunque voglia apprendere quanto possa essere meravigliosa la vita, quanto il conflitto sia altra cosa dalla violenza, quanto questa parola abbia significati diversi da quelli che le sono stati attribuiti dai vocabolari e dal credere comune, “quanto volersi bene a tutti i costi implichi violenza mentre la scelta di imparare a gestire la conflittualità consente di vivere le relazioni come vitali e significative e può quindi rappresentare l’antidoto naturale alla distruttività umana.” (D. Novara). 

Nel conflitto l’altro mi obbliga a considerarlo, m’invita a vedere un altro punto di vista che non sia il mio, amplia il mio campo di comprensione del mondo. La felicità non dipende dalle circostanze piacevoli o spiacevoli, ma dal nostro atteggiamento rispetto a queste circostanze”

Isabelle Filliozat

… perché, il conflitto appartiene all’area della competenza relazionale e la sua gestione implica una maggior propensione al cambiamento. La fatica del conflitto è una condizione imprescindibile per mantenere buone relazioni e implica lo sviluppo di un processo di apprendimento di lunga durata, quasi un’alfabetizzazione alle emozioni E al conflitto stesso … ma questa è un’altra storia …

Dalla Vision di Tempo di Vivere: “… riteniamo fondamentale porre al centro dell’attenzione l'individuo con i suoi bisogni più profondi, mettendo in atto accoglienza, accettazione, ascolto attivo e non-giudizio, con il fine di permettere a ognuno di aprirsi, fidarsi e affidarsi agli altri, mostrando la parte più intima di sé. Per stabilire relazioni durature e costruttive, basate sul sostegno comune, è necessario imparare a comunicare prima con noi stessi e poi anche con gli altri.in cui sentirsi liberi di affidare la propria vita all’altro, con la consapevolezza, certezza e sicurezza che ogni ferita o malinteso sarà trasformato in stimoli nuovi attraverso la volontà reciproca di affrontarlo, chiarirlo e risolverlo, che sia esperienza, esempio, accogliente e replicabile.”.

 

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Pubblicato in Blog di Gabriella Oliva

Tags: crescita personale, gestione del conflitto, vivere insieme, comunicazione non violenta, relazioni

messaggio globale  italiano

Cri
"Il giudice saggio, ascoltate attentamente le motivazioni del primo litigante, commentò: «Hai ragione» poi, sentito anche il secondo, anche a lui dichiarò: «Hai ragione». A quel punto si alzò uno del pubblico che disse: «Ma eccellenza, non possono avere ragione entrambi!»Il giudice ci pensò sopra un attimo e poi dichiarò, serafico: «Hai ragione anche tu!»"Aneddoto di Gregory Bateson (antropologo)ch e spiega che tutti hanno le loro ragioni.Il problema è accordarsi su regole condivise ed efficaci per farle emergere.Ma voi avete gli strumenti giusti al giusto confronto, accettazione, accoglienza e mai e giudizio...(nessuno di noi ha il diritto di giudicare,anzi nel momento in cui giudico dovrebbe scattarmi la molla del mettermi in discussione,del confronto) per farlo.Spesso ciò che giudico sbagliato in un altro può essere, in parte, causato dal mio atteggiamento.Voi siete una forza benefica per voi stessi e per chi ha la fortuna di conoscervi,di"vivervi".Un abbraccio Cri

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