La guarigione del legno

Mai mi sarei aspettata che tre giorni di lavoro manuale potessero farmi un effetto così dirompente. Ho sperimentato un processo di guarigione, passato dalle mani, dalla creatività, dalla fatica, dal divertimento, dalla collaborazione. Io.. che da sempre mentalizzo qualsiasi cosa, che uso la testa come alleato primario nei miei cambiamenti, che mi reputo analitica e molto concreta… sto aprendomi a nuovi canali, all’intuito e alla manualità.

Questi ultimi giorni sono stati la conferma che la chiave di ingresso alle mie emozioni, ai miei blocchi e alle mie risorse, può essere un vero e proprio “mazzo” di chiavi.. e che ne posso usare più di una, anche contemporaneamente, e che – quando si ha l’intento vivo di conoscere sé stessi con onestà e voglia di migliorare – ogni momento è utile.

Partiamo dall’inizio ;-)

Da quando Marco e Luana hanno lasciato la comunità si è liberata la loro stanza. In questi 5 anni di comunità io non ho mai avuto una stanza “privata”… a Marano la porta non si chiudeva bene e la stanza conteneva altri 4 posti letto da condividere all’occorrenza, qui a Calenzano la condividevo con Gabriella, con un corridoio e un bagno condiviso e senza porte. Con l’opportunità creatasi di uno spazio libero, la comunità mi ha subito proposto di traslocare in questa nuova camera e – proprio in corrispondenza del mio compleanno, a maggio – mi sono ufficialmente trasferita nella mia prima stanza privata.

camera simo cassette legnoUn’emozione incredibile, che avevo sottovalutato fortissimamente, fino al momento di sperimentarne invece gli eccezionali effetti benefici sul mio umore, derivanti dalla soddisfazione di alcuni bisogni che tacevo anche a me stessa: in primis un intimo bisogno di privacy e – cosa che mi sembrava futile ma si sta rivelando importante, un bisogno di espressione di me, di personalizzazione del mio ambiente a tanti livelli (di colore, di profumo, di energia).

E il bisogno di cura del mio spazio si è manifestato anche in abitudini che prima non avevo, o avevo meno… tipo riordinare le superfici con maggior frequenza, appendere immagini alle pareti.. fino ad arrivare alla voglia di avere qualche comodità in più.

fatina disegno simonaLa stanza è piuttosto piccola, ma desideravo tanto una scrivania dove potermi appoggiare per disegnare da sola. A volte uso il disegno come un’arte meditativa, che mi porta in un silenzio interiore molto benefico, altre volte è una fortissima valvola di sfogo (soprattutto di emozioni spiacevoli, tipo la tristezza o la malinconia).. e disegnare in mezzo al salotto non sempre mi aiuta. Non riesco a ricreare quello stato di silenzio interno che mi permette di “creare”.

Per mesi il desiderio di una scrivania è stato espresso, ma l’occasione di iniziare a pensare realmente come realizzarla si è presentata solo pochi giorni fa, quando un caro amico – che io sento estremamente affidabile e preciso – si è proposto di aiutarmi a costruirla! Evviva! Summercamp appena finito, una quindicina di giorni di pausa anche per noi della comunità, quale miglior momento!?

Cominciamo!

E qui comincia anche il mio processo interiore. Che resta abbastanza inconsapevole fino verso la fine di questi giorni in falegnameria… ma che poi ho visto in tutta la sua potenza rigeneratrice!

Dovete sapere che io riconosco molti miei talenti, anche creativi, ma che altrettanto bene ho etichettato e consolidato molte caratteristiche che considero limiti – che mi sembra di accettare – ma che ormai do per assodate e immutabili. Tipo: “Non ho senso dell’orientamento”; “Non so cucinare i dolci”; “Non ho ritmo”; e… - tanto per stare sul tema, “Non ho capacità pratiche e manuali”.

Il lavoro che sto facendo sulle convinzioni su me stessa, merita un articolo a parte! ;-) Ma vi anticipo che averne riconosciute alcune e averci iniziato a riflettere (nell’ottica di disconfermarne qualcuna), mi sta permettendo di liberare una quantità di energia “stagnante” davvero incredibile… ma ve lo racconterò più dettagliatamente in un altro momento..
Torniamo alla mia scrivania… che comunque racconta anche di questo processo.

Partendo quindi con in testa la certezza che non ho capacità pratiche, affianco Simone nei primi approcci, nel prendere le misure dello spazio che abbiamo a disposizione, nel buttare qualche idea su carta per fare la scrivania (perché mi serve “ribaltabile” e chiudibile per non occupare tanto spazio), e via così.

E già dai primi momenti, anche se me ne rendo conto solo dopo, inizio a muovermi diversamente. Inizio a fare proposte e non solo ad ascoltare ed eseguire ciò che la persona che reputo più competente (a ragion veduta!!) mi suggerisce. Mi propongo per fare qualche semplice lavoretto di supporto, tipo smerigliare (che mi diverte tantissimo!) e lo faccio in autonomia, senza sentire l’insicurezza del dover chiedere come, dove, quanto ecc..

Questo atteggiamento di maggior sicurezza e propositività prende sempre più spazio man mano che lavoriamo e io acquisto fiducia e con essa il mio stato di soddisfazione, partecipazione e conseguente appagamento crescono a dismisura.

Simone sostiene silenziosamente questo mio processo, non so ancora se consapevole o meno (a volte mi sembrava di sì!) e mi incoraggia, mi lascia spazio, accoglie entusiasta alcune delle mie idee, le celebra, in molti passaggi investe il suo tempo anziché nel lavorare, nel fermarsi a spiegarmi il perché di alcune scelte, la bontà o la criticità di una certa proposta e via così.

Io mi sento ascoltata, rispettata (anche nei miei limiti) e profondamente immersa in uno spirito di grande collaborazione. Sento di partecipare! Sento di dare il mio contributo! E’ un’emozione davvero vibrante, che fa crescere il mio entusiasmo e il mio divertimento.

Qui avviene la “guarigione”! Non è vero che “non sono capace”, “che sono inutile in questo ambito”, “che al massimo posso osservare” ecc.

Posso riconoscere con umiltà le mie reali “incapacità” attribuendole con semplicità alla mancanza d’esperienza e di pratica e non a una condizione immutabile del mio essere! Posso scegliere se desidero coltivare questa esperienza per acquisire maggior competenza o se mi va bene anche tenermi questo limite… ma diventa una mia scelta, e non una condanna o un confine invalicabile.

Il potenziale di questo sentire è davvero entusiasmante. Mi apre alle possibilità. Mi apre all’esplorazione di nuove attività che fino ad allora non avevo mai preso in considerazione. Mi sento proprio “in espansione”. Davvero indescrivibile!

In aggiunta a tutto questo, quest’esperienza tutta pratica, mi permette anche di entrare in contatto con uno stato di presenza che non riesco a ricordare di aver mai provato così intenso in altri ambiti.

prodotti legnoSimone taglia il piano della scrivania… un bell’asse di 70x90cm, solido e robusto, che però ha un colore diverso dal legno che abbiamo usato fino a quel momento per fare montanti e gambe. Non mi piace! Lo vorrei di un colore più simile al legno chiaro che abbiamo scelto.

Ok, smerigliamolo! Eh già… fosse semplice.
La smerigliatrice piccola gli fa un baffo… non scalfisce nemmeno la superficie, che – se non sto dicendo una castroneria – è impiallacciata. Serve la smerigliatrice gigante con la carta vetro più grossa. Anche rinominato “l’aggeggio infernale!”.
Uno strumento semplice da usare, ma pesantissimo e che, acceso, vibra da paura.
Mi serve un uomo! Ermanno si rende disponibile e comincia a farmi una buona parte del piano.. ma non ha tempo di finirla perché ha altri impegni. Io resto lì.. in attesa di qualche altra anima che venga a sostituirlo.

Poi.. presa dall’animo intraprendente e fiducioso che stava crescendo in me, decido di provare io! Il sorriso di Simone, che con dolcezza mi suggerisce “Ma sì, prova.. al limite ti fermi” è lo stimolo definitivo. Mi prendo dei morsetti per fissare l’asse ai cavalletti e accendo l’aggeggio infernale. Per riuscire a maneggiarlo mi ci devo appoggiare con tutto il peso del corpo, ma reggo!

Comincio un’esperienza di assoluta concentrazione. La mente è zitta. L’attenzione è a 360° su ciò che sto facendo.. come tengo le mani, che direzione faccio assumere alla smerigliatrice, che colore sta assumendo il piano e quanti passaggi sono necessari, dove corre il filo della corrente, quanta distanza c’è tra me e l’aggeggio… Sono pensieri che ora ho tradotto in parole, ma che in quel momento rappresentavano solamente un punto di osservazione e azione, totalmente naturale e soprattutto leggero.

anouche disegno ritrattoQui ed Ora. Solo qui ed ora. Con tutta me stessa. Nient’altro che me stessa. Un sorriso stampato sulla faccia, le mani bollenti, le emozioni danzanti, il corpo stanco ma vibrante.

Bellissimo! A volte anche quando disegno sperimento l’assenza di pensieri.. ma è una dimensione molto diversa. Sono come altrove.. le mani vanno da sole.. non la definirei “concentrazione”, ma “astrazione” o qualcosa di simile.. entro in un’atmosfera fuori dal tempo che – al “risveglio” – mi fa trovare sul foglio tratti e sfumature che talvolta mi lasciano a bocca aperta, proprio perché non mi sono completamente resa conto di crearli.

Qui invece è stata presenza pura.

Ok, ne avrei ancora da dire… perché quest’esperienza mi ha aperto tantissime riflessioni, ha liberato molta energia che era compressa, e ora che scrivo – la ricollego anche fortissimamente a un percorso che sto facendo da alcuni mesi, proprio legato all’energia stagnante dietro le mie convinzioni, le abitudini, gli schemi e le etichette che mi affibbio.. con la differenza che stavolta la consapevolezza è giunta direttamente dalla pancia, dall’esperienza diretta, dall’ascolto del corpo e non dall’analisi di me che normalmente sono allenata a fare. E anche questo rappresenta la rottura di uno schema

Evviva!

scrivania simo mensole1Una menzione specialissima va a tutti i comunardi e amici che mi hanno accompagnato in quest’avventura con il legno, senza i quali – non solo forse non avrei cominciato – ma che hanno reso il mio ambiente “fuori dalla zona di confort”… molto confortevole!
Simone, Riccardo e Ermanno. Grazie di cuore!

Questo articolo, ca va sans dire, è stato scritto sulla mia prestigiosa, robustissima, elegantissima, spaziosissima e super energica scrivania autocostruita!

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Pubblicato in Blog di Simona Straforini

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