La naturale capacità del coltivare

Uno con la Natura

Trattando di coltivazione elementare si può ancora parlare di "corsi di orticoltura", perlomeno nell'accezione più comune del termine?

Sotto l'aspetto organizzativo e logistico senz'altro sì, ma guardando allo svolgimento e ai contenuti degli incontri le differenze diventano sostanziali.

Non si può imprigionare la complessità impenetrabile della Natura nelle pretenziose semplificazioni dell’agronomia; il sentire di cui tutti noi siamo capaci è il vero punto di contatto, quindi di compenetrazione, con lo svolgimento dei processi naturali da cui trarremo il frutto della terra.
E’ necessario piuttosto soffermare il proprio sentire sulla goccia di rugiada che in questo momento scorre lungo il filo d’erba, da qui si giunge all’appartenenza senza necessità di comprensione.panorama orto

Ciò che è materiale può essere studiato dalla scienza, ma per quanto l’analisi possa spingersi avanti essa resterà sempre relegata agli aspetti esteriori dei processi naturali. Agendo sulla materia le pratiche di coltivazione derivate da questo approccio riescono storicamente a uccidere la vitalità, l’energia della spinta naturale che anima il mondo sensibile.

In questo contesto biocida sono nate e si sono sviluppate le pratiche agricole in uso, sia definite convenzionali che “biologiche”.

Noi siamo esseri naturali; malgrado lo si sia dimenticato, nel nostro DNA sopravvive questa memoria fatta di pre-conoscenza che riconosciamo nella capacità degli altri animali di creare il proprio benessere senza controindicazioni per l’ambiente naturale.

La peculiarità dell’uomo è nella capacità di spingere oltre questo adattamento del contesto, ma ciò non implica necessariamente che tale contesto ne debba soffrire.

Il mondo non progettato è migliore di qualsiasi risultato della progettazione, lo si vede nell’armonia dei campi e dei casolari delle campagne non industrializzate, dove l’impronta dell’uomo e quella della creazione si pareggiano in bellezza.

Il sentire supera in potenza il discettare, il fare seguendo se stessi in corso d’opera porta alla pienezza del risultato.

Possiamo affermare che l’unica scala di progettazione consentita dalla Natura è 1:1.

Questo cambiamento di mentalità porta ad avere orti splendidi, poco esigenti e iper –produttivi, pronti per sostenere il cambiamento sociale in atto, al di fuori degli schemi di un mondo eccessivamente materialista.

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Pubblicato in Cronache dall'orto

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