La prima crisi da comunarda

kiwi mirtillo e nocciola sm2Sono qui da 15 giorni e ho già avuto il primo grosso scombussolamento emotivo: un’ondata di dubbi, paure, rabbia, senso di inadeguatezza, solitudine e chi più ne ha, più ne metta.

Il tutto stimolato da quello che aspettavo e mi figuravo come l’evento “della stabilità”: il trasloco dei miei gatti.

Ne ho tre, Kiwi, Mirtillo e Nocciola: la mia macedonia d’amore.
In questi mesi di pendolarismo loro sono ovviamente rimasti a casa a Milano, tra le loro cose e le loro abitudini, coccolati da amici e parenti che sopperivano la mia mancanza andando a trovarli e nutrirli. Io vivevo forte il senso di colpa per aver fatto una scelta di vita che li stava tenendo lontani e ho riposto in questo loro trasferimento l’aspettativa del mio benessere definitivo: cosa volere di più? Ora sono dove voglio essere, con chi voglio stare e  ho pure i miei gatti con me. Cosa può succedere di male?

Oggi, che sto superando il momento di crisi, rispondo che “di male”… nulla. 

Di difficile da gestire, molto! Di insegnamento e consapevolezza, altrettanto!

La mattina che ho scelto di andarli a prendere è stata per me surreale. Avevo programmato (e io tendo a voler organizzare mentalmente le cose per riuscire a gestirle emotivamente) di tornare a Milano qualche giorno per inscatolare e iniziare il mio trasloco definitivo (sono qui al Casale con qualche vestito e un paio di libri), ma non ne avevo voglia, soprattutto perché non avevo nessuno che potesse aiutarmi. Nello scegliere di rimandare questo passaggio, però, il pensiero è andato ai mici, e alla voglia di averli qui con me…. Almeno loro, ciò che per me più rappresenta “casa”. Il gruppo percepisce questa mia necessità e mi stimola a fare il passo: “Vai, Simo, valli a prendere. Se ti muovi adesso, fra qualche ora sei di ritorno. Che problema c’è?”. Già… che problema c’è? E allora perché fatico a muovermi? Sento paura e ansia e ho un mal di stomaco che mi soffoca? Ho cercato di ascoltarmi, ma non l’ho fatto completamente e mi sono mossa d’istinto. Ho chiesto ad Andrea di venire con me: non mi sentivo di farlo da sola, avevo bisogno di sostegno..  almeno questo riuscivo a sentirlo chiaramente.  Andrea condivide il mio amore per gli animali e nel turbine di emozioni che mi fluivano dentro ho scelto chi pensavo potesse comprendere la mia agitazione senza giudizio.


kiwi in esplorazioneSì, perché c’era anche questo che si agitava in me: il senso di colpa verso il gruppo per quello che io ritenevo essere l’imposizione di tre nuovi animali in una comunità che ha già tante cose da gestire, la vergogna per la mia vulnerabilità e l’ansia che provo (tuttora) nella scelta di trasferire i mici qui e fargli fare una vita diversa, all’aperto, che da un lato so che è il meglio per loro, dall’altro mi spaventa per i pericoli che immagino. La paura di esprimere chiaramente questo mio sentito perché razionalmente capisco che è eccessivo e mi fa male, e nello stesso tempo il bisogno di essere sostenuta e accolta mentre faccio questo passaggio di accettazione dentro di me.

Be’, alla fine sono partita, ho affrontato il viaggio con tutte queste emozioni (che non mi permettevo di esprimere chiaramente e quindi non accoglievo), ho litigato con Andrea perché non mi sono sentita sostenuta, ho pianto sentendo il miagolio dei gatti per tutte le tre ore di macchina, mi sono imposta di partecipare alla riunione del G.a.s. pochi minuti dopo averli lasciati nella loro nuova stanza, ho preteso di esserci e di continuare… e sono crollata.

Il giorno dopo mi sentivo addosso tutto il peso della mia scelta. Guardavo i miei mici, nella stanzetta ancora in via di ristrutturazione e pensavo che li avevo sradicati dalla loro casa, pensavo che ero stata frettolosa, egoista, istintiva… e questi giudizi li ributtavo su di me. Ho fatto bene? E’ davvero quello che voglio? E se poi non funziona? Sentivo paura.. e la paura si macchiava di rabbia, rabbia verso i miei comunardi che non capivano come mi sentivo o lo sottovalutavano, rabbia verso amici e parenti che esprimono il loro dolore per il mio trasferimento e io che mi addosso il senso di colpa e invece vorrei urlare che è difficile anche per me, che ho bisogno di tempo, che ho bisogno di essere compresa.  E poi il senso di colpa per questa rabbia, e poi il senso di inadeguatezza del non sentirmi all’altezza.

Una bella crisi, non c’è che dire :-)

Una bella crisi… che oggi, con maggior consapevolezza, definisco NECESSARIA e UTILE.


Ho scelto di accogliere quello che stavo provando e ho scelto di farlo quando Gabriella, con gli occhi pieni d’amore, ha compreso cosa mi accadeva e non l’ha giudicato, ne’ interpretato, ne’ rifiutato. L’ha semplicemente visto e io mi sono data il permesso di ammetterlo, prima di tutto a me stessa.

Questo mi ha consentito di lasciare le emozioni emergere, di sentire i pensieri, di dare una risposta alle domande che mi stavo facendo e che senza di essa avrebbero continuato ad alimentare il malessere. Ho potuto guardare il gruppo e vedere che stava accettando il mio umore e il mio silenzio, che qualcuno passando mi faceva una carezza, che qualcun altro accendeva una stufa a razzo proprio nella stanza dei mici per permettermi di stare con loro al caldo, che altri si sedevano con me in silenzio o al contrario mi lasciavano il mio spazio. Ho visto l’accettazione e il sostegno.
Ho visto, una volta ancora, che posso essere me stessa e che sono parte di un gruppo che mi vuole così come sono, gatti e paure comprese, come io voglio loro.

Ho rinnovato per un altro giorno ancora l’impegno e la scelta.  

Non ho certezze di come staranno i miei gatti in questa nuova vita, non ho certezze nemmeno di come vivrò io tutti i cambiamenti che verranno.

La certezza che ho, forte e solida, è che voglio continuare a mettermi in gioco, voglio rischiare di cadere perché so che posso rialzarmi e che attorno a me c’è chi può (e vuole) sostenermi.

Come ho detto in un Webinar di qualche settimana fa….  Riconosciuta e accolta la paura e affrontata la fantasia grandiosa e catastrofica che porta con sé,  andare verso il bene è molto più semplice di quel che immaginavo. Ogni giorno metto una nuova mattonella sul sentiero e ogni passo che faccio mi porta in avanti proprio dove voglio andare. 

 


nocciolakiwi e mirtillo 

 

 

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Pubblicato in Blog di Simona Straforini

Tags: crescita personale, vivere insieme, relazioni, cambiamento

Commenti   

+1 # Ornella 2015-03-04 13:53
Ciao Simona, mi ha toccato molto il tuo racconto. Comprendo tutto. Stai facendo un cammino molto impegnativo.
Forza!!!!
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0 # Simona 2015-03-04 15:01
Grazie Ornella :-)
Qui ogni giorno è una scoperta nuova. Hai ragione, è impegnativo... e nello stesso tempo coinvolgente e nutriente. Quando torni a trovarci? Un abbraccio stretto.
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