Le tre frecce che cambiano

Fino a due giorni fa non avevo mai provato una sensazione così... è difficile da descrivere, è stato come trovarsi su una tavola da surf durante uno tzunami, sul ciglio di un vulcano pronto a eruttare, all’ultimo piano del Pirellone durante un terremoto… l’unico termine che mi viene in mente è instabilità, quella vertigine che ti prende dalla pianta dei piedi e sale per le gambe fino a invadere tutto, compreso l’ultimo ciuffo di capelli.
Solo che ieri, qui a Calenzano, non c’è stato nessuno tzunami, non ci sono state eruzioni e non è stata rilevata nessuna scossa sismica, qui ieri c’era solo il nostro “cerchio”.


ermanno.salvini tdvFin dall’inizio, a Tempo di Vivere dedichiamo il martedì a un confronto emozionale di gruppo. Quest’anno abbiamo sentito l’esigenza di dedicare tutto il mese di gennaio solo a noi per trovare tempo per confrontarci, per riallinearci meglio sui nostri obiettivi e tirare le fila di quello che è successo nell’anno appena concluso.
Abbiamo scelto diverse tematiche e ieri abbiamo affrontato un nuovo argomento “Il rango in comunità e come viene percepito” (il concetto di rango viene affrontato da Arnold Mindell nel suo volume “Essere nel fuoco” per saperne di più potete leggere questo articolo https://iotunoicostruirecomunita.wordpress.com/2014/03/18/una-questione-di-rango/)
Il confronto è stato acceso e complesso; spesso è stato difficile comprendere quando la sensazione di subire il rango altrui era effettivamente legata a un abuso del rango e quando invece a parlare erano le paure e il senso di inferiorità di ognuno di noi.
Ho iniziato a provare la stessa sensazione che sentivo in prima liceo, dove, al momento dell’interrogazione, la professoressa Tagliabue di matematica guardava, o meglio, scrutava tutti negli occhi, e poi, partendo da un numero a caso, come per magia arrivava a interrogare esattamente la persona da lei prescelta. Il rito era quello di un calcolo senza basi matematiche, che irrimediabilmente portava al quel determinato numero “...27 oggi sentiamo SALVINI”.
Immerso nei cuscini della grande poltrona di vimini e con il pensiero alla professoressa Tagliabue, sentire citare il mio nome mi ha fatto riatterrare di colpo nel presente: “Per esempio, mi sembra che spesso abbiamo evitato di lavorare sui problemi e i disagi di Ermanno e sono convinto che sia dovuto al suo rango”.
Gli altri hanno ammesso che questo fosse avvenuto, ma non a causa del rango… poi silenzio… un silenzio che dentro di me ha creato prima un vuoto e poi un boato.
Avrei preferito fosse davvero per il rango, perché mi avrebbe fatto sentire meno responsabile del problema, ma sapevo perfettamente che non era così.
cerchioUno dei nostri accordi interni più importante, direi caratterizzante il nostro essere comunità, è quello di lavorare sulla nostra crescita personale, per capire meglio noi stessi e i nostri meccanismi; per questo motivo spesso ci confrontiamo sui nostri disagi personali, quelli evidenti a noi stessi e quelli che invece proprio non vogliamo vedere… inutile dire che gli altri, invece, ci vedono benissimo!!
In quel silenzio, la sensazione di “omertà” da parte degli altri mi ha invaso e mi ha amareggiato, facendomi sentire senza una base solida sotto i piedi.

Ma i rimandi sono arrivati poco dopo, quando ognuno ha iniziato a spiegare le proprie motivazioni. Ho sentito parlare di paura, paura della mia reazione, paura di un possibile conflitto che arrivasse a minare la nostra relazione… è la prima frecciata.
Poi l’evitamento dovuto alla mia difesa nei confronti del feedback, che poi, spesso, apre un mondo di reazioni che si accavallano facendo perdere il senso iniziale del confronto... seconda frecciata!
Un altro ammette il proprio senso d’impotenza di fronte al muro che alzo, così grande e impenetrabile che tutto tende a rimbalzare indietro… terza frecciata!
Ok adesso sono steso, ormai inglobato nella poltrona, immobile e completamente assorto “nel mio”, sordo a ciò che sta capitando intorno a me, completamente in balia dello tzumani, del vulcano e del terremoto che ormai hanno preso il sopravvento nella mia anima.

Ammetto che tutto quello che mi è stato detto mi risuonava e mi faceva vibrare molto, razionalmente sapevo che avevano perfettamente ragione, ma non posso nascondere che sentirlo affermare con quella chiarezza mi ha fatto male.

Solitudine orsettoHo iniziato a provare una sensazione nuova: mi sono sentito solo!
Sentirsi soli nella nostra comunità è un’esperienza difficile da provare, che molti inseguono, ma che, onestamente, è quasi impossibile da vivere.
I feedback che mi sono arrivati mi hanno ferito, hanno risvegliato un senso d’inadeguatezza, di esclusione, di ineluttabilità della situazione, è stato piacevole quanto ricevere tre schiaffoni uno dietro l’altro.
Poi però è successo qualcosa, ho scelto di vedere e comprendere le sfumature di quelle parole: la paura, l’amore e l’accoglienza di ciò che sono.
La paura è sicuramente stata la sfumatura più difficile da accettare. Nel mio meccanismo di pensiero, immaginare che un mio comportamento possa ferire una persona a cui voglio bene fa sorgere in me un senso di colpa dilagante, fatico terribilmente ad accettare di essere causa di paure.

In quel momento ho sentito il bisogno di riequilibrare la situazione, da un lato, nel riconoscere e ammettere l’esistenza di un mio comportamento disfunzionale, dall’altro nel vedere la responsabilità altrui nell’aver creato, attraverso i propri meccanismi, un terreno fertile per far attecchire il timore nei confronti di una mia possibile reazione.

Soffermandomi sugli altri due aspetti, l’amore e l’accoglienza, il mio umore è cambiato: li sento e me ne nutro. Comprendo che è solo l’amore a far accettare i miei agiti e questo mi riempie di gioia, mi dà energia… ma è proprio in quel momento che sento lentamente crescere in me una vocina che mi fa notare “...che magari sarebbe utile sentirsi almeno un po' in colpa”, ma ho la forza di zittirla e scacciarla via, voglio godermi questo calore, questo amore.
E’ proprio per questo amore che voglio cambiare qualcosa, sono consapevole di ciò che accade in me tutti i giorni, ed è arrivato il momento di mettere in atto azioni concrete che mi possano aiutare a modificare i meccanismi che per troppo tempo hanno influenzato il mio essere.
In questi anni ho compreso che le coincidenze non esistono, e cambiamentonon è un caso che proprio il giorno prima avessi chiesto a Katia un’analisi di Riflessologia Podalica Olistica… con la quale, tramite il contatto e la stimolazione di punti riflessi lei è in grado di “leggere” il nostro intero essere attraverso i piedi. Da quel trattamento era già arrivato il messaggio che fosse il momento di cambiare qualcosa nel mio comportamento. Ho bisogno di esprimermi, di riconoscere e portar fuori i miei bisogni, di affidarmi agli altri.
Nulla di nuovo in realtà, so che questo è sicuramente il mio punto di lavoro: sono un grande ascoltatore, ma fatico a condividere la mia intimità e l’asma che mi porto dietro da anni è il grido interiore che non riesco a esprimere con la voce.
Da qui riparto…

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Pubblicato in Blog di Ermanno Salvini

Tags: crescita personale, gestione del conflitto, vivere insieme, relazioni, cambiamento

messaggio globale  italiano

angela borghi
avete del coraggio,vi ammiro,io non riesco nemmeno a pensarci di fare una cosa del genere,io ho tutto sotto chiave,e guai solo a cercarla la chiave! bravi .
Giampaolo
grazie per ciò che anche coraggiosamente esprimi, mentre leggo ascolto quello che a vari livelli mi risuona nel piacevole e nel fastidioso, ora come ora facendo un conto sento tanta "invidia" per quel che tu e il resto della comunità quotidianamente esperite. Correggo e smusso "invidia" con ammirazione! A quello che scrivi una mia parte risponde (a me certo) "tutto va bene, tutto va come deve andare..si fa quel che si può quando si può..." non voglio con questo prender distanza ma mi occorre anche un tempo per respirare sulle anzi nelle parole che condividi. Trovo bellissimo il tuo non ritirarsi ma usare l'amore come certezza e scivolo per entrare comunque (maggiormente) in contatto con quel disagio che i feedback pare ti mostrino...Sono contento di sentire anche in me un pezzo di Ermanno, ti onoro e comunque sia ti voglio bene. Un abbraccio G.
Alessandro Petri
Ciao Erman ("l'uomo"), ciao tutti. Credo che a volte qualche schiaffone puo' farci tornare coi piedi per terra e vedere le cose da un punto di vista per vederci come non lo avevamo mai fatto... per fortuna abbiamo uno strumento efficace come il cerchio dove le cose vengono espresse senza giudizio e con amore. Mettere l'intenzione a far fecondare l'amore è elemento fondamentale..insomma con amore penso che riusciamo a far fruttare cio'che non saremmo stati capaci a buttar giu'- e ricorda che la vita non è aspettare che i temporali passino.ma imparare a danzre sotto la pioggia.Un grande abbraccio Ale
gioia tosi
ciao Ermanno, grazie della tua esperienza che hai condiviso in maniera così chiara, mi sono ritrovata anch'io in questa situazione in quanto anch io cstantemente asmatica e buona ascoltatrice, per propensione e professione. In quanto alla vostra esercitazione, bene come al solito siete all'avanguardia in quelle che sono le tecniche più efficaci per arrivare al...dunque. complimenti. Avrei molta voglia di venire a trovarvi ma siete così lontani.... magari con la bella stagione....intanto un saluto a tutti e un bacio ai bimbi...gioia

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