Lo specchio: io sono te

Riflesso allo specchio

Conoscete la teoria dello specchio?

Quella per la quale possiamo rivedere nell’altro, sia in ciò che apprezziamo, sia in ciò che ci irrita o infastidisce, qualcosa di nostro?
E’ un assunto che ho fatto mio da molto tempo. L’ho sperimentato in tantissime occasioni e ogni volta mi è stato utile per comprendere meglio me, i miei meccanismi e comportamenti,  a valorizzare ciò che di buono ho, e – quando mi è riuscito – a cambiare ciò che invece non era utile, sano, o costruttivo.
Proprio in quest’ultimo periodo ne ho tratto un nuovo insegnamento, che ho utilizzato e sto utilizzando per cambiare qualcosa di me. Qualcosa di piccolo, che potrebbe sembrare insignificante ai più, ma che invece – per me – come ogni cambiamento, sta portando qualcosa di nuovo, che apprezzo e che mi stimola.

Chi mi conosce da tempo vi confermerà certamente che sono una persona dal “risveglio lento”.. e pure tendenzialmente poco simpatica finché non passa un tempo – congruo per me – per dire che sono realmente pronta ad affrontare la giornata.

Quando ancora lavoravo, le colleghe mi prendevano in giro facendomi notare che non mi parlavano finché non avessi bevuto il caffè o fatto spontaneamente il primo sorriso della mattina.
Qui in ecovillaggio le cose non sono cambiate.. anzi, per alcuni versi, le ho esasperate.

Vivevo sola da 12 anni prima di trasferirmi in questa gabbia di matti, e potete ben immaginare che mi svegliavo nel silenzio di casa mia, con solo le fusa dei miei gatti ad accompagnare i miei mugugni.
rumoreQui la mattina è rumore. Rumore di ogni tipo, dalle stoviglie in cucina (che è dirimpettaia a camera mia), alle voci dei comunardi che si svegliano prima di me e chiacchierano, alle risate e/o lamentele dei bimbi che a seconda dell’umore sono allegri o imbronciati. Tutto questo è stato un cambiamento forte per le mie abitudini e pur apprezzandone la ricchezza, la mattina è diventato un momento complesso molte volte.

I miei comunardi mi hanno preso in giro fin dall’inizio, a volte più spiritosamente, altre volte rimandandomi più seriamente che è difficile rivolgermi la parola o iniziare una qualunque attività con me finché non lo decido io. In altri casi sono stata io a esternare in malo modo il nervosismo per un tono di voce troppo alto per il mio metro o un argomento troppo impegnativo per il mio risveglio.

Non che non abbia provato a migliorare questo mio comportamento. Ci ho provato. Ma come dice spesso Gabri, “provare e tentare sono l’anticamera del fallire! Le cose o si fanno o no”.
brutto risveglioMa ormai non mi sforzavo nemmeno più di tanto. Sembrava un’abitudine consolidata e nemmeno più troppo fastidiosa quella del mio “muso”. Anche gli altri si stavano abituando: mi parlavano poco, mi lasciavano i miei momenti di isolamento in veranda e così via.  In fondo… come si dice spesso “sono fatta così!”. Mi ci identificavo. Simona è di cattivo umore la mattina ed è meglio lasciarla stare. Poco male, no? Che ci posso fare? Accettami così!

Poi qualche settimana fa abbiamo avuto ospite per qualche giorno un vecchio amico. Una persona attiva, che si dà molto da fare e ci ha aiutato sia oggi che in passato con le tante piccole manutenzioni di casa. Una persona anche spiritosa… ma che, come me, si sveglia “nero”. E per nero… intendo nero come la pece! Movimenti bruschi e chiusi su se stesso, voce roca e occhi pesti, labbra serrate e nervosismo che si taglia con il coltello.

LO SPECCHIO!

Averlo intorno la mattina per me era un supplizio!
Mi veniva l’ansia, il suo campo era talmente forte, che anche nel silenzio, percepivo fastidio e pesantezza.
E’ stata una consapevolezza importante. Mi sono ritrovata a pensare che anche i miei comunardi si confrontano con una me, che si comporta così, ogni mattina. Forse non in maniera così evidente e esasperata, ma comunque con una Simona poco accogliente, poco sorridente e chiusa. E’ stato decisamente spiacevole riconoscerlo. Non mi sono piaciuta per niente!

E quindi? Sono davvero “fatta” così? Ma nemmeno per sogno! Di cosa è fatto quell’atteggiamento che reitero da tempo e che ho acquisito come definitivo, se non di COMPORTAMENTI? E cosa sono i comportamenti se non azioni che – come tali – posso anche compiere diversamente?

Ho iniziato fermandomi sul bordo del letto tutte le mattine e respirando a lungo prima di uscire dalla stanza. Ripetendomi di sorridere, di tenere le spalle dritte, di toccare le persone che avrei incontrato fuori. Poi uscivo e mettevo in pratica quello che mi ero ripromessa.
All’inizio è stato “forzato”, quasi una “simulazione” oserei definirla. Fuori sorridevo, ma dentro sentivo comunque il nervoso per il rumore.  Ho continuato. A volte mi veniva meglio, a volte peggio, ma non ho smesso.

Un giorno dopo l’altro, ha iniziato a diventare più facile, il sorriso veniva più spontaneo, le chiacchiere partivano prima, il nervoso spariva più velocemente. Finché una mattina mi sono ritrovata pure a canticchiare facendomi il caffè.
Oggi canticchio molto spesso la mattina. Bacio i bimbi. Sorrido senza pensarci.
Il nervoso fa capolino ancora ogni tanto, ma non è più invadente come prima e soprattutto non gli permetto di togliermi il piacere della compagnia. Magari resto ancora zitta più di altri, ma in quel silenzio sono in grado di godere della vicinanza delle persone che mi sono accanto e celebrare la mia nuova giornata con una sana attitudine, costruttiva e facilitante.

Lo so che sembra un esempio banale, come dicevo all’inizio, ma non è così.
Ogni cambiamento, per quanto piccolo, ha gli stessi passaggi.

  • Consapevolezza di cosa vogliamo cambiare e perché (la motivazione è il motore!).
  • Aumento della volontà e diminuzione delle resistenze (nel mio caso, training autogeno prima di uscire dalla stanza per esempio).
  • Azione! Iniziare a fare. Ogni volta che ci è possibile.
  • Consolidamento del cambiamento.


Questo vale nel piccolo, come per questo mio atteggiamento mattutino, come nel grande.
E se il cambiamento sembra troppo grande, si può spezzettarlo in tanti piccoli cambiamenti, da portare avanti un passo alla volta, un giorno dopo l’altro. L’energia che il cambiamento porta dentro di noi è benefica, stimolante, dà soddisfazione, gratificazione e senso di potere.  Il potere di fare per noi quello che ci è più utile e ci fa stare bene!

Non sto dicendo che non sia faticoso. Ho fatto fatica. Anche per fare una cosa apparentemente semplice come “sorridere” al mattino. A volte ne faccio ancora. La ricchezza che ne ho acquisito però, VALE LA PENA!

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Pubblicato in Blog di Simona Straforini

Tags: crescita personale, vivere insieme, relazioni, cambiamento

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