Marco e Luana sono andati via...

Ricordo ancora le parole di Alfredo della comune di Bagnaia, quando, dopo l’uscita da Tempo di Vivere di Antonio, uno dei fondatori della nostra comunità e mio compagno di vita, nell’accogliere il nostro dolore, nel comprendere le mille emozioni che giocavano a rimpiattino dentro ognuno di noi ci diceva: “Dovete abituarvi, le persone entrano in comunità e poi la lasciano, le fini, le perdite, i lutti sono normali, dovete abituarvi, noi, a Bagnaia, ne abbiamo vissute oltre cento!”

 

Nella mia testa risuonava un fortissimo: “Non voglio, non è possibile, a noi non succederà, abbiamo sbagliato, ma ora abbiamo capito!”

Sono passati solo 20 mesi e martedì 12 febbraio, all’apertura del nostro cerchio emozionale Marco, con tono di voce apparentemente tranquillo, ci dice:

“Esco da Tempo di Vivere, ho preso questa decisione”

 e subito dopo prende parola Luana: “Anch’io me ne vado!” e, dopo oltre due anni, per la prima volta, la voce di Luana risulta udibile e chiara, il tono non è sommesso, è delicato, il suo viso mostra un abbozzo di sorriso, è seduta sul bracciolo del divano, la sua posizione sicura!

lacerazioneIl silenzio, il vuoto, solo i respiri fanno rumore, sgomento, nessun movimento, siamo bloccati nello stupore e nel dolore!

Il mondo che fino a un minuto prima ci sembrava familiare, noto, conosciuto, un mondo in cui sapevamo come muoverci, probabilmente anche con convinzione e precisione, con mete e obiettivi definiti, con mezzi chiari che ben sapevamo usare, improvvisamente quel mondo ci appare incerto, insicuro, minaccioso.

La terra sotto i piedi sparisce, tutto intorno è vuoto, buio. E il buio si sa, fa paura.

Ci troviamo in terra straniera, circondati da estranei, la familiarità dell’attimo prima si è disintegrata, distrutta, frantumata.
Ci sentiamo sperduti, smarriti, angosciati.

I progetti cancellati come gesso sulla lavagna, tramontati con l’ultimo sole dietro la linea dell’orizzonte.

A volte la separazione è la cosa migliore rispetto a una situazione di disagio e d’infelicità.
Ma questa volta è un fulmine a ciel sereno!

C’erano state avvisaglie?
Sicuramente sì, avevamo parlato di cose su cui confrontarci, diversità di opinioni, d’insoddisfazione e di difficoltà da affrontare, ma nella nostra comunità è proprio questo che facciamo: ascoltiamo cosa succede dentro di noi e poi, insieme, lo elaboriamo, ci confrontiamo, comprendiamo e accettiamo il disagio e, insieme, cerchiamo di capire cosa fare, cosa cambiare, quale possa essere la strada migliore da seguire, insieme si elabora e insieme si sceglie, condividendo, ogni posizione nuova e diversa è un arricchimento e una crescita!
INSIEME, questa è la parola chiave!
CONDIVISIONE, questo è uno dei mezzi per il nostro cammino verso il cambiamento!

Questa è (o ci auspichiamo sia) la nostra comunità!

Eppure a noi non è stato concesso, nessun confronto, una decisione, una comunicazione, e… tutto è finito.

Quasi quattro anni di convivenza, fianco a fianco, per 24 ore al giorno, scelte, confronti, conoscenza intima, difficoltà vissute e affrontate insieme, paure, parole, pensieri, idee, crescita, lacrime, abbracci, cadute, fiducia, accettazione, rispetto dei tempi e delle diversità di ognuno… con un colpo di spugna… cancellati… il vuoto!

Forse Marco e Luana avevano iniziato a costruire dentro se stessi il distacco, senza comunicarlo, probabilmente senza rendersene conto, ma oggi le nostre posizioni sono molto distanti: loro pronti per iniziare un’altra vita, noi in balia degli eventi.
Forse Marco e Luana si sono sentiti in colpa e hanno provato paura di essere considerati sbagliati, insensibili, inadeguati, perché non più convinti sul progetto.

Probabilmente la responsabilità è quella di non aver informato gli altri, noi, di un disagio così forte, vissuto da tempo, a causa di quella difficoltà a parlare di sé o per l’idea che non avremmo compreso e/o accettato.

E noi? Increduli, abbandonati, amareggiati, feriti, arrabbiati, con il dubbio di avere colpe che non capiamo, la responsabilità per non aver percepito l’importanza del disagio, di aver perso quel contatto profondo, quell’attenzione, di non aver saputo ascoltare, di non aver saputo capire.

Il bisogno di poter attribuire questa fine a qualcosa, a qualche nostro comportamento sbagliato, a qualcosa di essenziale di noi e poterci mettere in discussione.

Per entrambi, noi e loro, resta il senso di perdita.

Lutto, fine, distacco, non solo da due amici, da una famiglia scelta, da due persone alle quali abbiamo affidato le nostre vite e che sembrava avessero affidato a noi le loro, da due persone che volevano cambiare il mondo insieme a noi, da una visione comune, da un sogno, da tanto impegno e anche da una parte di noi, da abitudini e pensieri, dalla nostra VITA!

Rabbia, senso di tradimento, senso d’inganno, incomprensione, paura, tristezza, ricerca del perdono una tempesta che scuote tutti nel profondo!

Queste sono le immagini impresse nella mia memoria, questo il turbinio di emozioni che ricordo, poi, un lunghissimo mese di dolore e finta indifferenza.

Ognuno di noi ha attivato la sua modalità di elaborazione o il suo anestetico, ognuno ha messo in campo la sua mossa segreta: chi il rifiuto e il distacco, chi una ricerca di comprensione e accettazione.

Qualcuno ha avuto fretta di chiudere, per trovare subito riparo al dolore.

Per qualcuno la rabbia permette di non sentire la ferita che sanguina, per altri è l'affetto profondo che lenisce piano piano lo squarcio.

In ognuno fa capolino la paura, ciascuno agganciato alle proprie dinamiche, chi all’abbandono, chi al senso di perdita, chi al senso di tradimento, chi al senso di colpa per non aver visto… nel tempo queste emozioni distruggono le relazioni.

Rabbia e rimpianti legano al passato, minano la possibilità di ricostruire un rapporto su un livello diverso da quello di prima, ma, pur sapendolo, questo è quello che sta succedendo. Mentre altri si aggrappano con forza all’amore che, comunque, resta dietro al dolore, tentennante e ferito, soffiano su quella fiamma che va oltre e che, con fatica, tengono alimentata grazie all’ascolto e all’accoglienza in primis del proprio disagio e dei propri movimenti interiori.

Sicuramente non ci sono d’aiuto giudizi, critiche e paragoni, ogni relazione che finisce è diversa e non potrà mai essere uguale a un’altra.

Il concetto di famiglia, chi è dentro e chi fuori, risulta piuttosto labile quando c’è di mezzo un distacco, improvvisamente qualche persona si ritrova schierato da un lato o all’altro.

E quando sono gli altri a scegliere di separarsi da noi, a lasciarci, è il momento anche per noi di fare delle scelte, di gestire liberamente i rapporti, di dare spazio al sentito individuale, alle nostre diversità, alle nostre emozioni. Facile? No! Sano? Probabilmente sì.

Scegliamo come e con chi confrontarci, alle volte con chi la pensa come noi, con chi prova un’intensità di dolore simile alla nostra, altre ci aiuta parlare con chi tenta di vivere e agire in modo diverso. Proviamo a uscire dall’autocommiserazione, cerchiamo un approccio costruttivo che ci aiuti a trasformare. Facciamo spazio a nuovi pensieri, cerchiamo di vedere nuove opportunità.

tempestaQuando la tempesta sarà finita,
probabilmente non saprai neanche tu
come hai fatto ad attraversarla e a uscirne vivo.
Anzi, non sarai neanche sicuro sia finita per davvero.
Ma su un punto non c’è dubbio.
Ed è che tu, uscito da quel vento,
non sarai lo stesso che vi è entrato.

da Kafka sulla Spiaggia-Haruki Murakami 

Sperimentare un distacco doloroso e definitivo da qualcuno di così importante per noi rappresenta un lutto, il dramma della perdita e della separazione da persone care è una delle emozioni più forti che siamo chiamati a vivere... e ancora una volta ci sta capitando.

È un cambiamento della nostra esistenza che comporta una linea di demarcazione, un prima e un dopo, che ci fa sperimentare l’abbandono, la solitudine, la paura, il senso di colpa, la necessità di responsabilizzazione e la nostra vulnerabilità.

Tutte le perdite provocano un cambiamento in chi resta e anche in chi se ne va.

Che sia qualcosa a cui eravamo preparati, o che sia stato qualcosa di improvviso, poco cambia, le reazioni a una separazione, dopo un legame profondo, sono un percorso doloroso.

Tra attaccamento e autonomia si mette in campo una sorta di danza, ci si allontana, poi quando nascono senso di pericolo e paura della perdita, si ritorna vicino e si cerca consolazione, spiegazione, nutrimento dal passato, per poi ritornare a esplorare il senso di solitudine e di abbandono.

albero cuoriQuesta danza s’interrompe solo quando si comincia ad accettare la realtà, a riscoprire le risorse, a riacquisire senso di possibilità di farcela da soli, sicurezza e autostima tale da affrontare il nuovo, lo sconosciuto.

Abbiamo danzato, insieme… ma separati, per un lunghissimo, interminabile mese, in cui ci siamo fatti male reciprocamente, ignorandoci, avvicinandoci e lasciandoci, tentando di vivere una normalità impossibile, ci siamo forzati di essere educati, ma il dolore dentro era lacerante e, alla fine, la separazione fisica è stata curativa!

Abbiamo percorso tutte le tappe: rifiuto, negazione, isolamento, allontanamento, rabbia, paura, tristezza, tentativo di fare dei patti, illusori, di continuità, di vicinanza, senso di tradimento e menzogna, rassegnazione.

La cosa più difficile è stata l’accettazione di una scelta vissuta come unilaterale, subita, non condivisa, né compresa fino in fondo, nonostante razionalmente sappiamo che, in fondo, andarsene da Tempo di Vivere sia stata la cosa migliore per tutti! Ci sono mancati spiegazioni e confronto, la condivisione dei sentiti, il camminare insieme anche in quest'ultimo pezzo di cammino verso la separazione.

Chissà...
Forse, un giorno avremo il piacere di svelarci, ancora una volta, fino in fondo!

Difficile crederci adesso, ma vale la pena provarci, perché è così che accadrà.

Sebbene ci sia una quantità inevitabile di dolore da dover attraversare, alla fine di questo percorso pieno di oscillazioni emotive, ognuno di noi avrà ritrovato se stesso e conserverà dentro di sé quel che di buono c’è stato nella nostra storia, nel nostro cammino insieme.

“L’unico modo per venirne fuori è passarci in mezzo”
Frost

Non c’è un tempo preciso di elaborazione, non c’è una scadenza.

Ci sono solo passaggi e stagioni del cuore da attraversare per arrivare a quello che si trova oltre il punto di dolore in cui ci siamo trovati e, un po’ ancora, ci troviamo, e noi stiamo camminando.

L’unica cosa che possiamo fare è ripartire da noi

 e qui a Tempo di Vivere, lo stiamo facendo, insieme!

"L'amicizia è un amore ragionato e ragionevole, basato su fedeltà, fiducia e intimità, che non conosce timore. Si rivela dunque un rapporto più rassicurante di una relazione amorosa… Consideriamo l'altro come un nostro doppio ed è per questo che la perdita di un amico può essere associata alla perdita di una parte di noi stessi"

Dominique Chapot.

lasciar andare

 Guardiamo indietro, ripercorriamo il cammino compiuto insieme a Marco e Luana, ricordiamo ciò che abbiamo attraversato insieme e i valori su cui si è sempre basato il nostro rapporto.

"L'amicizia nasce dal rispetto delle differenze, da grandi momenti d’intimità, dalla capacità di mettersi a nudo, dal diritto di sbagliare e dal dialogo. Parlare molto, ma soprattutto, dirsi la verità"

Sono certa che nella separazione sia noi sia loro stiamo affrontando le stesse sofferenze: il dolore del distacco da chi è stato importante, da una relazione che un tempo era speciale, da quello che poteva essere e non è stato o non è più, il senso di fallimento per il progetto interrotto, il senso di vuoto per lo spazio che l’altro lascia, lo spazio reale, concreto e quello interiore e affettivo.

Fino a un certo momento abbiamo rappresentato, gli uni per gli altri, la conferma della sicurezza della scelta condivisa, di un sogno comune e, proprio perché comune a più persone, stupendo e giusto e ora tutto questo è stato messo in discussione.

Quando qualcuno sceglie di andarsene, significa che qualcosa ha vacillato, sono nati dubbi, anche se per brevi attimi, e da parte di tutti c’è bisogno di comprendere dove si è sbagliato…  per poi tornare a scegliere!

Ripartiamo da ciò in cui crediamo, da ciò che vogliamo fare, dalla nostra voglia di essere un esempio di possibilità, dalla volontà di cambiare il mondo e le relazioni.

Ripartiamo da qui...

Noi abbiamo scelto ancora Tempo di Vivere!

La fine è il nuovo inizio - La fine è proprio l’inizio

  “Ciò che il bruco chiama fine del mondo, il resto del mondo chiama farfalla”.

Lao Tze

 

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Pubblicato in Cronache dall'ecovillaggio

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