per portare avanti la comune

I primi raggi di sole iniziano a filtrare attraveso la finestra di legno.
Mi rigiro nelle coperte e con il braccio mi copro il volto.
Sento dei suoni provenire dalla cucina.
Faccio un profondo respiro; sento il mio corpo e decido di aprire gli occhi.
Un nuovo giorno.
La gioia di un nuovo giorno.
Nel petto, la gioia di un nuovo giorno.
Di scatto mi alzo dal letto e, lentamente, osservo l’intorno: Lorenzo dorme ancora, il cielo oggi è limpido e il pavimento della stanza va assolutamente spazzato.


In cucina trovo Marco assorto nel rito mattutino della colazione; che meraviglia osservare la cura e la dedizione che incarna mentre si prepara un ricco frullato di frutta e chissachè.
Mi strofino gli occhi e gli chiedo come sta; bene, mi risponde rapidamente.
Io metto dell’acqua calda sul fuoco, socchiudo gli occhi e gli chiedo se è vero che sta bene.
"E’ vero che stai bene?"
Marco, continuando a muoversi tra i vari ingredienti, scoppia in una fragorosa risata e sposta l’attenzione su di me. Mi guarda negli occhi e con un leggero sorriso mi scandisce la frase “si, sto proprio bene”.
Finita la tazza di acqua calda, attraverso a piedi nudi le fredde piastralle che mi portano alla sala corsi, dove inizio la mia pratica.


Paolo PaniSono seduto a terra con gli occhi chiusi quando un rumore metallico accompagna l’apertura della porta, dalla quale compare Luana.
Apro gli occhi. Mi alzo in piedi, sorrido.
Ci veniamo incontro e ci diamo il buon giorno con un lungo abbraccio, silenziosamente armonico.
Lei fa yoga, io medito e il campanile ci ricorda con i suoi precisi rintocchi che il tempo continua a scorrere, come sempre.
Il sole ora è ben alto nel cielo e insieme a una fresca brezza autunnale accarezza i pendii boscosi, che fanno da orizzonte al mio sguardo e a quello del gatto che ha deciso di seguirmi fino alla porta del salone.
Ieri ci sono state regalate delle uova caserecce e adesso le sto mangiando con il pane integrale sfornato da Ermanno e i fagiolini freschi raccolti nell'orto da Luana.
Osservo il mio piatto come se fosse un tesoro e ringrazio per il privilegio che sto vivendo.

Improvvisamente sento provenire da dietro di me un miagolio particolare che non riesco a capire; mi giro e trovo Pietro sul divano, completamente immerso in un'interpretazione felina di tutto rispetto; muovendo addirittura la testa e le "zampe" proprio come ho visto fare a Mirtillo poco fa vicino alla porta. Decido di stare al suo gioco e dopo qualche miagolio amichevole ci ritroviamo a soffiarci addosso, in una prova di forza che finisce in una grande risata da parte di tutti e due.
Torno al tavolo e improvvisamente mi appare davanti un meraviglioso arcobaleno colorato, dal quale nace la frase "sunny days"! E' la maglietta di Isotta che con i suoi ricci dorati mi corre incontro. "Possiamo giocare insieme stamattina?" mi chiede con quel tono di voce al quale difficilmente riesco a resistere. Oggi è una mattinata particolare sorellina, tra poco abbiamo il cerchio organizzativo gli rispondo. "Non mi chiamare sorellina, io sono una una tua amica e non tua sorella" mi ricorda con perentoria assertività, mentre agitando le braccia riprende la sua rumorosa scorribanda verso la cucina.
Quanto amo la spontaneità con la quale si approccia alla vita e ai suoi piacevoli alti e bassi.

Intanto tutta la comune si è svegliata e mi ritrovo ad osservare divertito le diverse colazioni: c'è chi si riscalda le brioches sfornate ieri sera, chi si fa un piatto di riso e carote e chi mette il cacao nel latte di riso; proprio come ha fatto Ermanno, che ora cerca il pentolino per fare il cappuccino, con tanta schiuma, proprio come piace a Isotta.
Finito di pulire il mio piatto, già che ho in mano la spugna, mi metto a pulire anche qualche tazzina di caffe rimasta nel lavello, mentre il numero delle persone continua a crescere; cresce insieme alle risate che si diffondono in ogni direzione fin fuori dalle finestre aperte. Mi accorgo che qualcos'altro si è aggiunto a questa melodia di suoni e rumori e parole e risate: è Katia! Katia che, dopo aver scritto diverse pagine di appunti mattutini non ben definiti, richiama l'attenzione al cerchio organizzativo.

Paolo PaniRagazzi il cerchio. Ci troviamo qui in salotto. Iniziamo?!
Meno male penso.
Ed eccoci qui, seduti intorno ad un tavolo, ognuno con il suo foglietto e la sua penna.
Il foglietto stropicciato sul quale adesso sto disegnando delle frecce, e delle facce, e delle note musicali e delle forme; e mi lascio andare alla creatività, nella convinzione che è proprio da essa che emergono le soluzioni più innovative.
Ecco allora che alzo mano; ho un'idea per affrontare la difficoltà di cui sta discutendo il gruppo e, aspettato il mio turno parola, la espongo. Ne sono orgoglioso e penso possa risolvere la questione.
Appena ho finito di parlare, però, Ermanno prende subito parola e partendo dal mio intervento ci aggiunge un pezzettino. Poi attacca Marco, che propone di modicare un dettaglio e chiede un chiarimento, che viene portato da Katia, mentre poi Luana riassume il tutto chiedendo se ha capito correttamente.
E la mia idea? Dove è finita?
Adesso è completamente diversa, è stata ridotta in alcune sue parti e ampliata in altre; la osservo e la trovo molto distante dalla mia, è cambiata.
Mi fermo un attimo, faccio un respiro.
Osservo questa nuova soluzione collettiva che mi trovo davanti e devo ammettere a me stesso che non è semplicemente cambiata, si è evoluta in meglio; ora tocca aspetti importanti che avevo tralasciato, è più completa, più chiara.
Che bella che è diventata, ora mi piace molto di più!
Mi osservo intorno.
Osservo i volti che mi circondano.
Ci osserviamo intorno.
Basta uno sguardo per capire che siamo tutti allineati; abbastanza buono per adesso, abbastanza sicuro per essere provato.
E così, in un batti baleno, si passa al punto dopo, e poi a quello dopo ancora, tutti insieme, argomento dopo argomento, tutti insieme, questione dopo questione, TUTTI INSIEME.

Paolo Pani 3Ognuno con il suo pezzetto di idea, ognuno con i suoi dubbi, ognuno con le sue intuzioni, dando vita a un'intelligenza collettiva capace di portare avanti la comune.

Portare avanti la comune nel modo tipico di questo gruppo.
Portare avanti la comune orchestrando una musica che, evolvendo momento dopo momento, dà vita a una danza le cui forme sono sempre nuove.
Portare avanti la comune fino al prossimo pranzo, quello che sta cucinando Lorenzo, e il cui profumo inizia ad arrivare fino a qui.
Pasta aglio, olio e peperoncino; ed ecco che basta per ritrovarsi in festa tra mille sorrisi, risate, sguardi e silenzi.

FacebookTwitterGoogle BookmarksLinkedinRSS Feed
Pin It

Pubblicato in Cronache dall'ecovillaggio

Tags: vivere insieme, relazioni, cambiamento

Commenti   

0 # Alessandro Petri 2018-11-29 13:46
BELLI CHE SIETE...... MI SEMBRA DIESSERE Lì CON VOI, VI AMO TUTTI !!!! UN ABBRACCIO IL VICHINGO
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione

Aggiungi commento

Accetto il trattamento dei dati




Anti-spam: complete the taskJoomla CAPTCHA

Seguici anche via email

* campi obbligatori