Primo inverno al Casale....

panorama tempo di vivere

Wow, ha davvero nevicato stanotte! Non è fantastico? Tutto ciò che era familiare è scomparso e il mondo sembra nuovo di zecca! Un nuovo anno… un nuovo inizio! E’ come avere una gigantesca pagina bianca su cui disegnare. Un giorno pieno di possibilità! E’ come un magico mondo, Hobbes, vecchio amico mio… andiamo ad esplorarlo!"
Bill Watterson

Fine agosto 2014, siamo arrivati alla Bombanella da meno di un  mese, dal nostro poggio la vista si apre a 360° e mentre tutta Italia sta vivendo un’estate fredda e anomala, qui sembra di essere immersi in una bolla di bel tempo, fa caldo, ma non in maniera asfissiante e piove quel tanto che basta per rinfrescare l’aria e nutrire l’erba.
A cena con il proprietario di casa, gli parliamo estasiati di come ci sentiamo bene, di come sia entusiasmante uscire dalla porta la mattina e vedere colline verdi e il vecchio borgo di Denzano che ci saluta dalla montagnola di fronte… lui si guarda attorno e sospira: “… ma siete sicuri?!? Aspettate di passarci l’inverno qui e poi ne riparliamo…” . Non è la prima volta che le persone del posto ci mettono in guardia; andando a prenotare lo scuolabus per Pietro la signora dell’ufficio comunale sgrana gli occhi chiedendoci: “Scusate, ma voi sapete dove state andando ad abitare???”.


Neve tdvÈ da più di quattro anni che in noi è nato il sogno e poi il progetto dell’ecovillaggio, quattro anni di ricerche, di illusioni e delusioni, quattro anni in cui un posto come questo lo abbiamo solo accarezzato nei pensieri, le loro parole ci fanno sorridere e scuotere leggermente la testa… “Non possono capire”, sussurriamo allontanandoci.

L’inverno è mite, una spruzzata di neve poco dopo Natale e giornate piene di sole in cui si può stare fuori in maglietta a respirare l’aria pulita e a godere di una vista che amiamo ogni giorno di più.
Il 4 febbraio è il mio compleanno, ci prepariamo a festeggiare, Ermanno mi sta cucinando una meravigliosa pasta al forno e due crostate vegane. Prima di cena io e Andrea scendiamo a Vignola per andare al mercatino Bio della nostra amica Maria. L’aria è più frizzante del solito e scende una pioggerella fine che s’insinua negli abiti, da giorni le previsioni danno nevicate, ma sembrano più preavvisi allarmistici che altro perché fino al pomeriggio il sole ha continuato a risplendere e Pietro, che attende la neve dall’estate, è offeso con i meterologi che definisce solo dei bugiardi. Rientrando la pioggia si fa sempre più densa… la neve è arrivata!

La serata scorre tranquilla, lasciamo spegnere la stufa a legna e andiamo a dormire… verso le 5 Totta si sveglia, come sempre, per il suo rabbocchino di “tetta-tettò”, come chiama la ciucciatina dell’alba, Ermanno controlla dalla finestra… Il mondo è sparito sotto 30cm di neve fitta e candida, spegniamo la sveglia di Pietro… oggi si fa festa!

Dalla porta del Casale

In città l’arrivo della neve era gioia per i bimbi e senso di ansia per noi grandi che, presi dagli impegni di lavoro quotidiani, già ci immaginavamo bloccati in code eterne sulla tangenziale, in cerca di un posteggio introvabile e impegnati a imprecare contro il comune che non mandava solerte qualcuno a pulire i marciapiedi.
Qui è tutto diverso… fermi sulla porta con le nostre tazze calde in mano, ammiriamo rapiti la bellezza di quel manto bianco che cambia la dimensione ad ogni cosa e rallenta il tempo.
Pietro e la nevePietro scalpita per uscire a giocare, ma la tuta e i doposci sono dispersi nel magazzinetto ancora pieno della roba del trasloco, sono riuscita a trovare solo una mia vecchia tuta da sci, stile Goldrake, che gli è palesemente enorme. Lui non si fa fermare da quel look poco fashion e con Enrico, un amico ventiquattrenne qui da una settimana in scambio lavoro, si lanciano all’avventura con un surf d’acqua appositamente riadattato a pseudo-slittino.

Nevica ininterrottamente per quasi 4 giorni, la nostra stradina è percorribile solo dallo spalaneve, guidato con maestria dal nostro vicino di casa, Adolfo, burbero allevatore che si scioglie in sorrisi dolcissimi ogni volta che gli andiamo incontro, grandi e piccini, per salutarlo e ringraziarlo con gratitudine sincera.
Massimo e SabriRimaniamo come sospesi in un tempo senza tempo… gli amici in valle, preoccupati del nostro isolamento, ci mandano messaggi chiedendoci se abbiamo bisogno di qualcosa, mentre noi qui, con la dispensa piena e la meravigliosa stufa a razzo a scaldare il soggiorno, ci stringiamo tra noi sui divani chi a leggere, chi a giocare con i bimbi, chi a parlare…

Sabato ci ha visti tutto il giorno senza luce. Ricordo che a Lodi pochi minuti senza elettricità mi creavano un’ansia e un disagio indicibili, qui, con altre 10 persone vicino, ogni situazione prende un significato diverso e anche il buio diventa motivo di gioia e gioco: Manno e Massimo inizianoa cucinare alle 16 per sfruttare la luce del sole, mentre io, i bimbi e mia madre setacciamo i cassetti  in cerca di candele e lumini, tutto è  così divertente che, quando alle 18 si riaccendono le luci, Pietro chiede di cenare lo stesso a lume di candela.

Vivere qui, a contatto stretto con l’ambiente, ci sta insegnando una Vita diversa e più connessa all’energia che ci circonda. La Natura è come una madre dolce e severa al tempo stesso che stiamo imparando a conoscere giorno dopo giorno, anche sbagliando duramente. Totta e la neveCi stiamo rendendo conto che non basta amarla, bisogna rispettarla e sapersi adeguare senza cercare di combatterla, perché qualsiasi tentativo di asservimento alle nostre esigenze rischia di ritorcersi contro e i disastri ricorrenti di cui ci arrivano notizie ne sono un esempio palese.

Mai come in questo periodo il concetto di permacultura e sinergia ci stanno entrando dentro, abbiamo cominciato a capirlo quando il vento violento di ottobre ha divelto la nostra tensostruttura, bellissima, ma assolutamente inadeguata a questo clima, e quando il peso della neve ha spezzato molti rami di cui non ci siamo occupati per tempo.

Da 10 giorni il sole sta sciogliendo ciò che rimane di questa breve avventura ghiacciata, Pietro è tornato a scuola, con suo grande disappunto, e noi siamo usciti dal piccolo letargo che ci ha coccolati facendo crescere nel contempo la nostra consapevolezza.

Ci resta qualche foto, il ricordo di Enrico e Sabrina che sono tornati a casa, qualche candela lasciata in un angolo strategico (perché non si sa mai), un po’ di malinconia e un insegnamento fondamentale: mai, MAI più rimanere senza cioccolata calda quando le previsioni minacciano neve!!!

 

 

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Pubblicato in Cronache dall'ecovillaggio

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