Sapere, saper fare, saper essere

apicolturaDomenica siamo stati ospiti di un’amica che ha inaugurato la sua vita da scollocata. Da questa giornata è nato lo spunto per questo articolo, che, vi avvisiamo da subito, è impegnativo nella forma e nei contenuti.

Lettore avvisato… mezzo salvato ;-)

La passione di Chiara sono le api e nei suoi racconti era tangibile l’entusiasmo e l’amore verso le famiglie di insetti evoluti e sociali di cui si prende cura: una comunità di esseri viventi capaci di organizzarsi individualmente, di assumersi il proprio ruolo e di collaborare al servizio dell’intero gruppo per garantirne la sopravvivenza e la continuità. E con tutto ciò donare a noi, esseri umani “superiori” (??) un grande esempio di responsabilità.
Ne siamo rimasti profondamente affascinati.

 

Alla fine di una riunione organizzativa di Tempo di Vivere, durata “solo” 7 ore, il parallelismo è stato immediato.  Uno degli aforismi in cui ci identifichiamo e che assumiamo come valore dice “collaborando allo stesso fine, come cellule di un unico organismo”… bella teoria! Mi piace! Vero! Giusto! Utile! Questo è il nostro SAPERE.
Ma... nel metterlo in pratica nella quotidianità, ecco che arrivano le difficoltà.

Come mai ci occorrono così tante ore per muoverci individualmente verso il raggiungimento dell’obiettivo che ci siamo posti? Da dove arrivano le difficoltà, le obiezioni, le contraddizioni e lo stallo? Noi umani, “esseri superiori” (??), non dovremmo essere in grado di avere una visione d’insieme che ci consenta di agire in modo funzionale utilizzando il buon senso (??).

Cos’è il buon senso? E’ tutto ciò che ci è stato trasmesso e abbiamo assimilato come GIUSTO e UNICO POSSIBILE. E’ quella parte di noi che ci spinge a trovare delle scuse, spiegazioni e giustificazioni, o a dare la responsabilità (e la colpa!) sull’altro e quindi fuori da noi.  E’ ciò che ci immobilizza nella necessità di non contraddire le nostre convinzioni, siano esse utili o dannose.. poco importa! Avere ragione è più importante.

Siamo consapevoli che questa strada in discesa, che è abituale, che ci viene più facile perché la conosciamo da sempre, ci è dannosa. Nonostante ciò, questa consapevolezza  non ci aiuta ad agire in modo congruente con il nostro sapere. Il lavoro più grosso è sempre su di noi, sull’accettazione dei nostri limiti, dei nostri bisogni e delle nostre emozioni.


traildireeilfareTra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. La quotidianità della nostra comunità sicuramente non favorisce la messa in pratica di nuove abitudini; le cose da fare sono tante, i progetti mille, le distrazioni altrettanto e il desiderio e il piacere di avere il tempo di vivere si intrecciano con la volontà di cambiamento. E queste sono proprio le scuse di cui parlavamo prima, dalle quali ci facciamo avvolgere, con le quali ci giustifichiamo, perché è più semplice rilassarci nel conosciuto piuttosto che assumerci la responsabilità di quello che affermiamo come nostra scelta di vita.

Mentre lo scriviamo ci rendiamo conto di quanto siano ancora grossi i nostri limiti e impegnativo il cammino che abbiamo scelto di percorrere. Alle volte ci siamo interrogati se non valesse la pena di porci degli obiettivi più semplici, raggiungibili con minor sforzo e minor tempo. La risposta che ci siamo dati è che il vero obiettivo secondo noi è SOLO questo:

 

 

creare un sistema circolare nel quale ogni individuo sia riconosciuto nella sua unicità, nell’accettazione della diversità, dando ciò che si ha e ricevendo ciò di cui si ha bisogno nel presente, perché il nostro futuro è fatto di tanti oggi, vissuti intensamente e completamente.

E di nuovo, mettendolo nero su bianco, siamo consapevoli che il passaggio dal sapere al saper fare, consta del raggiungimento e consolidamento di micro obiettivi che ci poniamo un oggi alla volta, riconoscendo che ogni ruolo che possiamo occupare non è più o meno importante, più o meno nobile, ma sempre utile alla crescita individuale, del gruppo e del progetto.

Proprio per la consapevolezza e l’accettazione di questi limiti, ci stiamo ponendo i nuovi micro obiettivi, attraverso i mezzi che conosciamo: riunioni emozionali, riunioni organizzative, confronto e condivisione, conflitti.
Nelle riunioni emozionali parliamo di noi, scopriamo i nostri lati più deboli e per la paura di poter esser feriti, alle volte rialziamo le nostre difese; altre volte entriamo in contatto con la consapevolezza che l’altro non è un nemico e scegliamo di riporre in lui la fiducia che non ci vuole fare del male, utilizzando questa consapevolezza per il miglioramento del nostro agito, concreto ed emozionale.
Nelle riunioni organizzative l’obiettivo del nostro oggi è l’accettazione delle capacità dell’altro e delle nostre incertezze per permettere a ciascuno di avere un ruolo reciproco di sostegno e guida.
Stiamo imparando a stare nei conflitti che emergono da questi momenti di condivisione e confronto, considerandoli momenti di crescita che caratterizzano e rafforzano la nostra relazione, senza fuggire di fronte alla violenza che ogni tanto emerge e tanto ci fa paura, ma con la volontà di accettarla come un passaggio necessario alla sua trasformazione.

E quando avremo superato questo passaggio, consolidato quindi il SAPERE e il SAPER FARE, il cammino verso il SAPER ESSERE potrebbe esserne la naturale conseguenza, consapevoli del fatto che ogni strada che vediamo in discesa è molto più pericolosa di quella percorsa in salita.

Per chiudere… in sostanza il cammino della nostra evoluzione NON FINISCE MAI! :-)

P.S. Parlando di organizzazione, limiti, aree di miglioramento… precisiamo che questo articolo è il frutto di quasi tre ore di impegno e contorsioni mentali ed emotive. Ci sosteniamo dicendo: ok, possiamo migliorare anche in questo! :-)

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Pubblicato in Cronache dall'ecovillaggio

Tags: crescita personale, vivere insieme, relazioni, cambiamento

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