Vacanze di Natale, emozioni, vita

Ciao a tutti!

Mi spiace del grave ritardo con cui scrivo.

Tra stati d'animo contrastanti, ricerca di una mia stabilità interiore, persone che vanno e vengono e tanto lavoro da fare, davvero riesco di rado a trovare la centratura mentale necessaria per mettermi a scrivere.

Per scrivere ho bisogno di sentire in me qualcosa, ho bisogno di entrare in me e andare in quello stato, quasi di trance, dove la mano corre da sola sui tasti o su un foglio, mettendo in parole scritte ciò che fino un secondo prima era qualcosa di astratto che girava nella mia testa e nel mio cuore.

Ultimamente mi trovo spesso a dover scrivere a comando per una newsletter o un evento che proponiamo e questo mi toglie molto, sia in termini di fantasia, che di energie, che di voglia di scrivere sul mio blog personale.

VACANZE DI NATALE A TEMPO DI VIVERE

Preparazione cenaDelle prime vacanze di Natale qui a Tempo di Vivere posso dire di essere molto soddisfatto.

Tante persone interessanti conosciute, scambio emozionale, scambio di trattamenti, coccole e abbracci, contatti aggiunti alla lista, tante idee, tante teste diverse, tanti progetti.

Non sempre mi sono trovato bene con tutti e non sempre mi sentivo dell'umore migliore per stare in gruppo, ma sono molto soddisfatto di me per essere riuscito a vivermela e godermela, insieme agli altri, in molti momenti.

Le cose che ho compreso e mi sono rimaste più impresse sono: che ognuno ha le sue battaglie, le sue sfide da combattere e vincere, ognuno ha la sua storia, fantastica e dolorosa, da raccontare e che questa è la vita che voglio fare.

Posso e voglio migliorare su tante cose.

Posso migliorare nel mio giudicare gli altri e me stesso in maniera troppo drastica, posso migliorare nello stare in gruppo, posso migliorare nella mia elasticità e tolleranza a un'organizzazione non schematica, come preferirei, posso migliorare nei rapporti con gli altri e con me stesso, posso migliorare sul mio modo di vivere e mettere in pratica il lavoro fisico, perché a volte ero così stanco mentalmente e fisicamenteda da non riuscire a godermi certi momenti.

PERIODO POST FESTE DIFFICILE

Falò di CapodannoLa cosa principale che vorrei riuscire a fare e che mi assilla spesso, è spegnere la mia testa. 

La stanchezza che provo in vari momenti è molto mentale, l'impressione che ne ho è che penso troppo, in maniera non utile al mio benessere, senza rendermene conto e questo mi succhia tante energie.

Quando poi vivo preoccupazioni e tensioni mie, cambiamenti continui e non sento stabilità dentro e fuori da me, l'effetto "risucchio energie mentali" raddoppia la sua potenza.

Da quando le persone sono sciamate velocemente da qui, tornando alla propria vita, il tempo di pensare e lavorare meno fisicamente è tornato.

Avevo voglia di riprendere i miei spazi, di stare con me, di sentire silenzio intorno... ma dopo un pò diventa assordante.

I pensieri tornano e mi sembra di combattere una battaglia coi mulini a vento.

Quando dico che questa vita è quella che voglio, spesso mi si dice che ho scelto la via più facile e che si comprende come mi possa piacere questa vita in mezzo alla natura, con tanti amici intorno e gli animaletti selvatici che ti fanno "ciao", tipo Heidi.

Le persone che affermano questo vedono solo il lato piacevole che si immaginano nella loro testa, ma non hanno la minima percezione delle difficoltà interiori nel vivere un cambiamento costante di questo tipo.

Le mie difficoltà di adattamento sono molte ed è molto difficile in alcuni momenti comprendermi.

Ci sono un'infinità di volte in cui ho avuto conferma di volere questa vita comunitaria, ma ci sono anche momenti in cui mi è molto difficile lottare in me per scegliere, convinto e consapevole, tutto questo.

Allora, in quei momenti difficili, sto imparando a ricordare tutti i momenti che mi hanno mostrato quanto è prezioso ciò che stiamo costruendo a Tempo di Vivere.

Tutti questi sforzi mentali, per rompere le abitudini, per elaborare le emozioni, per cambiare modo di pensare e comportarmi, per lottare e riappacificarmi col mio mondo interno, a volte attraverso sudore e lacrime, mi assorbono tante energie.

Non so se sbaglio io qualcosa, se semplicemente così deve andare perché mi sia utile domani, ma credo questo periodo di scossoni interni sia inevitabile.

Mi vengono in mente le scene di cartoni animati giapponesi dove il protagonista si allenava nelle arti marziali con dei pesi legati al corpo.

Più la sfida è grande, più devi allenarti duramente.

A volte credo sia una questione di abituarsi a questa nuova realtà di vita.

Nel B&B stesso dove rimasi ospite cinque mesi a scambio lavoro, avevo vissuto un momento di assestamento tra il trovarmi benissimo all'inizio e il trovarmi abbastanza bene alla fine.

Forse qui è meno lineare il quotidiano perché lo stiamo costruendo, perché conviviamo in più persone e perché ci sono molte variabili... non saprei dire.

Sento che ho bisogno di aumentare il livello delle mie capacità di costanza e pazienza su una scelta che prendo.

MOMENTO ATTUALE

Oggi vivo molto in me ciò che ho appena raccontato e sviscerato.

Vivo la preoccupazione di me, dei comportamenti dei miei comunardi, vivo la paura che ci stiamo perdendo qualcosa, che ci stiamo dimenticando di noi come esseri umani, vivo spesso l'incomprensione, la sofferenza che mi dà il sentire che non riesco a spiegarmi... a comunicare, vivo la paura di questa sfida che spesso non mi sento all'altezza neanche di provare a vincere, vivo la sfiducia in me e a volte negli altri.

Un'altalena di emozioni spiacevoli, che poi si mischiano a quelle piacevoli e la confusione che mi porta aumenta la fatica che faccio a cercare di mettere in compensazione il piacevole e lo spiacevole che vivo, così mi rimane un senso di insoddisfazione più che altro.

Insomma alla fine ultimamente è come se non riuscissi a togliermi dalla testa che il mio bicchiere è mezzo vuoto... e prendermi per il culo a dirmi che è mezzo pieno è una cosa che mi fa incazzare!

LA TEGOLA FINALE IN UN SMS

Purtroppo dal 6 gennaio siamo riusciti a fare solo due riunioni a spizzichi e bocconi, una organizzativa e una più introspettiva.

Nel giorno della prima riunione dove si parlava del nostro sentito, io stavo da schifo.

Mi sono svegliato già col senso di anestesia, che di solito vuol dire che c'è qualcosa che non va e da cui mi sto proteggendo.

Ho avuto una discussione/litigio con Gabriella, cui ho posto fine troncando la discussione che non portava, a mio avviso, da nessuna parte.

Poi in riunione, discussione con Antonio.

Siccome non riuscivo a entrare in me e creavo solo tensioni inutili, decisi a un certo punto di andare a prendere io Pietro a scuola giù in paese, lasciando finissero di confrontarsi gli altri.

Nonna RosaE, per la legge di Murphy, come in una valanga, ogni scelta che faccio in quei giorni mi porta situazioni peggio della precedente.

Un mio amico diceva: "è un periodo che se mi cade quello che ho fra le gambe, rimbalza e mi sodomizza!"

Scendo dall'auto accanto alla scuola di Pietro e mi fumo una sigaretta per allentare la tensione, quando mi rammento che mentre discutevo con Antonio avevo sentito il cellulare emettere il classico suono dell'sms in arrivo.

Spero sia una persona cara che ho conosciuto durante le feste... invece è mia mamma.

L'ho sentita da poco... ahia... mi sa è per mia nonna.

Visualizzo il messaggio e mi informa, senza troppi fronzoli, che mia nonna probabilmente non arriverà al giorno dopo.

Le scrivo di farmi sapere, mentre dentro me il muro comincia a fare le prime crepe e a non reggere più molto bene.

Non piangere.

Chiamo Simona e la avviso dell'accaduto, per dirlo agli altri... in più ho bisogno di parlare a qualcuno, non so neanche per dire cosa... Simo è la prima che mi viene in mente.

Non piangere, 'fanculo!

Come mi risponde il fiato manca... non riesco a parlare... e il maledetto odioso pianto esce.

Smettila!

Le dico dell'accaduto... non sa che dirmi... la saluto.

Ora devi prendere Pietro, già avrai la tua solita faccia di cazzo triste, vuoi anche farti vedere a piangere dagli altri genitori e da lui? Così rattristi anche lui.

No, non voglio.

Tra il tempo aspettando l'uscita di Pietro da scuola in mezzo a tanti esseri umani, fra cui non avevo alcuna voglia di stare, tra il tempo di prendere l'auto e tornare al casale, in uno dei viaggi più corti e faticosi della mia vita, ricaccio indietro le lacrime, fingendo tranquillità e sorrisi con Pietro.

Come Pietro scende dalla macchina e si avvia verso il casale crollo esausto sul volante e piango.

Non piangere!

Fottiti! Ora piango e mi amo e ripenso a lei.

Rivedo mia nonna in mille momenti, in mille sorrisi, in mille ricordi.

Piango come un bambino indifeso e solo.

Piango lontano da tutti nell'invisibilità che mi merito per punirmi dalla centralità in cui spesso entro ai danni degli altri.

Piango solo, perché non voglio compatimento... come un gatto quando va a morire.

E 'fanculo se aveva 92 anni, se si sapeva che sarebbe successo, se ha vissuto la sua vita, se non ha sofferto.

Sono stanco di bicchieri mezzi pieni in cui non credo, io soffro! Punto!

IN CONCLUSIONE

In conclusione sono un essere umano come tutti voi.

Incasinato come tutti.

Coi miei alti e bassi, il mio piacevole e spiacevole, la meraviglia della mia unicità, che comprende anche ciò che non a tutti piace o non tutti giudicano positivo.

Questo è attualmente Andrea... in evoluzione, in cambiamento, coi suoi limiti e le sue fragilità.

La strada fatta finora è servita tanto, anche se in certi momenti sono tentato di dire che non mi sembra sia servita a molto.

Di strada da fare ne ho tanta.

Un abbraccio a tutti e buon gennaio.

 

 

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Pubblicato in Cronache dall'ecovillaggio

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