Vivere senza soldi - H.Schwermer

Vivere Senza Soldi Vivere Senza Soldi
L'esperienza sorprendente di una donna che da undici anni ha eliminato del tutto il denaro dalla propria vita
Heidemarie Schwermer

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Vivere Senza Soldi

Heidemarie Schwermer

L'esperienza sorprendente di una donna che da undici anni ha eliminato del tutto il denaro dalla propria vita.

Sono quasi 4 anni che vivo senza soldi, ma ciò non significa affatto che rinuncio o lesino su qualcosa, mentre invece ho eliminato lo spreco ed il superfluo. H.Schwermer

Nel maggio 1996, Heidemarie Schwermer decide di cambiare radicalmente modo di vivere: regala i suoi mobili, abbandona l'abitazione e lo studio, e disdice l'assicurazione sanitaria. Ciò di cui ha bisogno per vivere lo ottiene tramite gli scambi della "Centrale dai e prendi" da lei fondata a Dortmund, in Germania.

"Non avere niente ma essere molto": con questo motto Heidemarie sottopone a un esame critico quelli che sono i valori correnti della società del consumo.

Dopo tanti anni senza soldi, afferma di essere addirittura più ricca di prima. Concetti come lavoro, tempo libero e vacanze acquistano un significato completamente nuovo e la vita trova una nuova integrità. L'esperienza raccontata in questo libro non avanza pretese di essere universalmente vincolante ma, in una società profondamente mercificata, rappresenta un modello concreto di speranza.

Heidemarie Schwermer, nata nel 1942 a Memel (Prussia orientale), aveva appena due anni quando dovette fuggire con la famiglia nella Germania occidentale. Per quasi vent'anni ha lavorato come maestra elementare, per poi lasciare l'insegnamento e diventare terapeuta della Gestalt. Nel 1994 fonda la «Centrale dai e prendi» e due anni dopo da via tutto ciò che possiede. Da undici anni vive senza utilizzare denaro: passo dopo passo è uscita dalle strutture esistenti, maturando una nuova libertà.

fonte: Macrolibrarsi e ilgiardinodeilibri

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Alcune frasi significative tratte dal libro "Vivere senza soldi"

  • Ciascuno sa fare qualcosa che non tutti sanno fare
  • In molti ambiti della nostra società regna un grande squilibrio. Nell’ambito del mondo del lavoro: da un lato molte persone sono sovraccariche e completamente esaurite, mentre dall’altro ci sono parecchi disoccupati che si devono affannare a dare un significato alle loro giornate. Ambedue i gruppi non sono quel che si dice “felici”. Gli uni restano sempre più soli perché non hanno la forza per svolgere una qualche attività oltre a quella lavorativa, gli altri si isolano perché si sentono privi di valore e inutili, e nessuno ha bisogno di loro. A ciò si potrebbe trovare un rimedio: se quelli che hanno a disposizione parecchio tempo lo dividessero con quelli che non ne hanno, tutti e due i gruppi ne trarrebbero vantaggio.
  • Vorrei impiegare il mio tempo a creare un circolo di scambio in cui capacità, servizi e oggetti utili possano essere condivisi e scambiati senza che il denaro vi giochi un ruolo. In questo modo tutti potrebbero permettersi tutto, sarebbe annullata la distanza tra ricchi e poveri e si conseguirebbe una nuova convivenza sociale.
  • La mia società ideale era una società in cui regnavano tolleranza e accettazione. La pressione e la costrizione sarebbero state abolite e sostituite da un volontario autocontrollo e dalla responsabilità personale
  • Perché era così difficile dissolvere le vecchie strutture? A che cosa ci aggrappavamo in realtà?
  • Non volevamo avere niente a che fare con la pressione che spinge al rendimento e alla concorrenza, l’importante per noi era scoprire i valori di ciascuno e imparare ad apprezzarli. Il nostro credo recitava: ciascuno ha qualcosa da offrire che può essere utile alla società o ad un’altra persona.
  • Gli inevitabili conflitti avevano più a che vedere con l’autostima che con la stima altrui
  • Nel Dare, giocava un ruolo essenziale anche il sentimento del “potere”. Mentre, nel Prendere si avvertiva una specie di impotenza
  • Una donna paragonò alla sua società ideale quel gruppo in cui, pur avendo ciascuno la libertà di suonare il tamburo come voleva, regnava comunque l’armonia. “ Tutti si ascoltano, ciascuno ha la possibilità di cambiare ritmo e tutto accade in forma completamente rilassata e senza norme.”
  • Bisogna vivere le proprie idee, tirarle fuori dalla testa e trasferirle in azione!
  • Esiste un equlibrio che è superiore a ciò che si può contare e contabilizzare, ed è questo l'importante.
  • Questo era lo stato ideale che avevo in testa: la visione cioè di un futuro in cui dovunque le persone che non si conoscono si vadano incontro e dopo poco non siano più estranee tra loro
  • Nella fiaba del Brutto anattrocolo il punto è proprio questo: il sentimento di non essere sufficienti, di essere inferiori, di non avere alcuna appartenenza.
    Tutti noi abbiamo un profondo desiderio di essere accettati e amati, DI SENTIRCI PARTE DI QUALCOSA
  • Io credo in un futuro migliore in cui la gente, comunque, non farà più per otto ore consecutive cose che forse non sono neppure particolarmente sensate, ma che, al contrario, sarà richiesta flessibilità e varietà. Credo anche che organizzeremo le nostre giornate in modo che ogni minuto ci appaia dotato di senso.
  • Il modo in cui vivo adesso mi piace molto di più perché faccio soltanto quello che mi fa anche piacere. Ebbene, dato che ad ogni persona fa piacere una cosa diverse, faresti bene ad annotare i tuoi desideri e poi, passo dopo passo, metterti a realizzarli.
  • Ciascuno è indispensabile.
  • Mi sono congedata da tempo dall’idea di cambiare il mondo con l’agitazione politica. La mia esistenza quotidiana è sufficiente per provocare qualcosa. Infatti, anche se molti non riescono a capire la mia vita senza soldi, la certezza che qualcuno osi un esperimento del genere dà loro forza e speranza.
  • Tutto è possibile, niente è un dovere
  • Per mezzo dello scambio e della condivisione con altre persone si genera una nuova qualità di vita, che si sviluppa grazie a molti contatti e ad attività diversissime
  • Dato che in molti settori la mancanza di denaro gioca un ruolo determinante è necessario trovare delle strade nuove
  • Per me è importante riscoprire la responsabilità personale e la consapevolezza di essere maggiorenni, la dignità e il valore del singolo individuo, e fare in modo che tutto ciò sia vissuto in prima persona.
  • L'essere umano, per come lo vedo io, è più della somma dei suoi affari (di scambio), è un essere che cresce e conosce.
  • La mia vità è gioia perchè sono entusiasta delle cose che faccio
  • Anch'io vivo di continuo situazioni in cui mi sento una mendicante, benchè a volte "paghi" cinque volte tanto, ma con altri mezzi.
    La frase "Vali per quello che hai" forse è indistruttibile. Ormai il denaro sta per considerazione e potere, e cambiare questa mentalità è il mio grande compito. Naturalmente, per prima cosa, devo cominciare da me stessa.

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