ESSERE...E LO SHIATSU.

Era uno dei propositi che mi ero prefissata di portare avanti, nel periodo di avvicinamento a Tempo di Vivere un paio di anni fa.


Fare Shiatsu

Arricchire la comunità di questa mia abilità e competenza e rendermi in qualche modo utile al sostentamento.
Fare.
Fare qualcosa ma fare.


Ne avrei avuto tutto il tempo, il giusto spazio, il benestare di tutta la comunità. In poche parole, la possibilità.
Tutto stava, solo, nel dare inizio a quest’Arte. A partire, crearne le condizioni dentro e fuori di me. Procedere a piccoli passi, stendere i micro obiettivi davanti a me e correggere la rotta durante il percorso, contando sul sostegno dei comunardi.
Una volta ancora, mi sono trovata alla linea dello Start, tutta pronta e allenata (venivo da un seminario residenziale dell’Associazione cui appartenevo, grazie alla quale potevo “vantarmi” di avere una certificazione), col mio bagaglio di conoscenze, abilità e passioni.

bagaglio


Cosa è successo quindi??

Cosa è stato a farmi depositare quel bagaglio all’ingresso per poi non riaprirlo più per mesi??
È stata, direi, la mia assenza. E se non ci sono Io, la presenza del bagaglio in sé non porta a nulla.
È stato un periodo di messa in discussione di me stessa, della scelta che avevo fatto, della mia capacità di relazionarmi agli altri, della mia capacità di vivere in un contesto comunitario, io, la solitaria e spesso sola Luana. Non mi ritrovavo. Faticavo spesso a ritrovare la mia centratura, il sapore della mia essenza e, di conseguenza, la possibilità di manifestare me agli altri.


Era come se non riuscissi a trovare l’equilibrio.
Ma l’equilibrio cos’è? Mi vengono in mente immagini di bimbi che iniziano a camminare e ne fanno esperienza per la prima volta, cercando sostegni, cercando lo sguardo fiducioso dei genitori, cadendo.

Rialzandosi.
Con lo Shiatsu, se ripercorro la mia storia di shiatsuka dall’inizio, è stato proprio così.


passi bimboI primi passi sono gli stessi, incerti, malsicuri e traballanti proprio come quelli che compiono i bimbi quando iniziano a muoversi.
Grande sorpresa e imbarazzo, direi.
Nel grande salone dalle tenui pareti gialle e manifesti raffiguranti colorate stradine che percorrono il corpo umano, Marcello nella sua serietà e postura controllata ha fatto prendere contatto col mondo dello Shiatsu proprio spingendoci a gattonare. Da lì, in pochi istanti, una ventina di sconosciuti adulti perplessi e goffi gattonavano sui tatami dell’Accademia prendendo ognuno una strada diversa e improvvisata.
Amo ricordarne gli inizi per ritrovare l’emozione del primo approccio al mondo dello Shiatsu.


La semplicità.
L’abbandono.
Il gioco.
La scoperta e insieme l’ascolto.
Il contatto e insieme la relazione.

Pratico Shiatsu da 14 anni e per 14 anni ogni volta è un’esperienza nuova. Io sono ogni volta diversa, ciò che si mette in gioco è ogni volta diverso. Proprio come un viaggio. Un viaggio in cui i due viaggiatori hanno una solo vaga idea di dove si parta ma non sanno e non possono sapere dove e come arriveranno.
È un viaggio appassionante, questo. Che dà ad entrambi la possibilità di togliersi di dosso i consueti panni, le maschere e gli atteggiamenti da circostanza per vestirsi con la semplicità del silenzio e la purezza dell’esserci.

barchette

Si. È Esserci.
È presenza empatica.
Ritrovare me stessa nella mia quotidianità ha risvegliato in me il forte desiderio di contatto, di gioco e di scoperta, ha risvegliato altresì l’altra mia passione, che è quella del portare altri a conoscenza di ciò che conosco e che so fare, trasformato attraverso la mia unicità, la mia essenza.


Ed eccomi qui. Il bagaglio finalmente aperto e finalmente le mie dita ripercorrono con cura percorsi noti ma sempre con colori differenti, sfumature più o meno accese, nuove zone di luce e di ombra.
Ciò che ai miei occhi rende ancor più ricco e più appassionante in quest’arte di origine orientale è la coniugazione con ciò che nel quotidiano si vive nella nostra realtà di Ecovillaggio. Vi sono affinità che mi piace rilevare.


Così come non è il singolo a portare avanti il nostro progetto, non è un pollice o un palmo, ad effettuare la pressione, ad effettuare il trattamento Shiatsu.

 

Empatia TDV

E’ il lavoro di insieme, coordinato, cooperante e verso l’obiettivo comune del Far Star Bene, tra il pollice, le altre dita, il palmo, il gomito, il ginocchio, l’hara, l’ascolto profondo, il peso portato dall’operatore e il sostegno dato da chi riceve.
È il mettere in gioco le risorse di ognuno (di questi) ma nell’ottica di sostenersi, rinforzarsi, correggersi a vicenda, alleggerire quando se ne sente la necessità o entrare più intensamente nella relazione di aiuto quando il bisogno rilevato aumenta.
È ascolto, ascolto reciproco, ascolto spesso fatto di contatto ma altrettanto spesso fatto di qualcosa di impalpabile che guida ogni movimento, ogni passo.
È il potersi appoggiare solidamente all’altro e nel farlo, portare a sé stesso e all’altro un beneficio.
È lasciarsi guidare dalla voce interiore nel saper come muoversi e cosa comunicare e come, nella pulizia dell’ascolto di sé e dell’altro.
È sentire ed apprezzare, con la pancia, come le cose sono cambiate rispetto a prima del trattamento, e come passo passo stanno cambiando anche in corso d’opera, e come questo cambiamento in divenire sia anche il timone verso i prossimi passi, sempre nella luce dell’obiettivo che ci si è posti.


È confronto.
È crescita.
È reciprocità.
È il sapersi fermare, in ascolto, e percepire sotto che cosa si sta muovendo.
È saper contattare la propria intuitività e metterla a disposizione dell’altro.
È il desiderio di essere lì e di farlo.
È il desiderio di proseguire.
È viversi.


Ed ecco che il fare giusto per fare sfuma e si dissolve a favore dell’essere, dell’esserci pienamente e il fare diventa manifestazione dell’esserci con tutta la mia presenza.

 

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Pubblicato in Blog di Luana Bramè

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