Ho 46 anni... e ho avuto paura di morire

Paura di Vivere

Mi chiamo Katia, ho 46 anni e 2 anni fa ho avuto paura di morire.

Dicembre 2015, da più di un anno è iniziata l’avventura dell’ecovillaggio. Questi sedici mesi sono stati potenti, pieni di gioia e di dolore, di confronti, di condivisione, di rabbia bruciante, di delusioni e di un senso di appartenenza mai vissuto con tanta intensità.

Da qualche tempo io e Roberta ci troviamo 2 volte la settimana per andare a camminare insieme, ne ho voglia, ne sento la necessità. Quell’oretta a contatto con la natura, solo per me, distante dal caos comunitario mi fa sentire bene, ho bisogno di silenzio, di svuotare la mente, di non vedere continuamente specchi intorno… peccato  per quel dolorino alla bocca dello stomaco con cui convivo ormai da un mesetto e che ultimamente si sta facendo sempre più pungente.

E’ un periodo particolare, Pietro sta mostrando evidenti segni di intolleranza alla scuola, ultimamente somatizza con un mal di testa che spesso lo porta a doversi sdraiare. Il gruppo decide di riunirsi per confrontarsi sulla situazione. L’idea dell’homeschooling è uno dei pilastri del nostro progetto, ma non ce la siamo sentita di affrontare appena trasferiti questo cambiamento, adesso però tutti sentiamo l’esigenza di una svolta, per noi che nelle modalità educative tradizionali e istituzionalizzate non ci riconosciamo più da tempo e per lui che vive la confusione di due sistemi di valori che, alle volte, risuonano in modo totalmente cacofonico.

inadeguatezzaNonostante l’accordo generale, il cerchio non è dei più semplici, emergono tensioni e in certe occasioni non sento accolte le mie paure da parte di qualcuno che più di una volta ha criticato e giudicato il mio modo di essere madre. Per me è un tasto dolente, una spina nel fianco che alimenta il mio senso di inadeguatezza, da tempo non trovo il modo di confrontarmi con questa persona, alterno esplosioni d’ira a momenti di (apparente) indifferenza in cui scelgo semplicemente di ignorare e proseguire il mio percorso. Far finta di niente mi sta venendo sempre più facile; in fin dei conti, sto costruendo il mio sogno, il più delle volte mi sento serena, sono soddisfatta di ciò che faccio, perché farmi rovinare le giornate?

Poco prima del ponte dell’Immacolata io ed Ermanno andiamo a scuola a consegnare la dichiarazione di educazione parentale… e inizio a non star bene.

E’ una sensazione strana, come se il diaframma si fosse bloccato in una posizione anomala, una specie di piccolo crampo nell’emitorace sinistro che si diffonde in parte alla schiena, penso sia l’agitazione, slaccio il reggiseno e faccio respiri profondi, ripasso mentalmente 6 anni di lezioni all’università di medicina: l’aria entra regolarmente, non mi sento soffocare, non è il cuore, il dolore è troppo in basso e non è irradiato a spalla e braccio….

Ok, non sembra niente di davvero preoccupante… però non passa…

Entriamo e usciamo dalla segreteria scolastica in meno di venti minuti, risalgo in macchina e provo ad ascoltarmi, a capire se sto facendo qualcosa che non sento davvero nelle mie corde… No, è un'interpretazione che non mi torna, non è questo… la sensazione di compressione aumenta, le oscillazioni della macchina sulle curve sono insopportabili, il "crampo" sembra essersi esteso all’intero diaframma, è come se ci fosse qualcosa che mi schiaccia internamente dal basso verso l'alto e sembra volermi spaccare in due

imprigionataArrivo a casa pallida come un cencio, i tre gradini della porta d’ingresso mi sembrano una scalata, chiedo a Luana una seduta di riflessologia, sento la sua vicinanza, il suo tocco sui piedi, provo a rilassarmi, non ce la faccio, il dolore è fortissimo e inizio a piangere, la paura aumenta…

"Dio santo, cos’ho???? Non ho mai provato una sensazione così, non la riconosco. Sono passata attraverso agli attacchi di panico tanti anni fa, ma questa cosa è ANCHE fisica, non solo emotiva, eppure non riesco a darle un nome… cazzo, sei anni di medicina e tre di naturopatia buttati al vento, la solita idiota!"

Sale anche mia madre, sono in piedi, non riesco a stare sdraiata, piango dal dolore, dall’ansia, dalla rabbia… mi sento una fallita, lei mi parla, mi tranquillizza, mi chiede se voglio andare in Pronto Soccorso (No, cazzo, no! Sono anni che mi sono lasciata alla spalle farmaci e medici… non esiste!), mi fa fare una visualizzazione, riesco ad abbandonarmi alla sua voce, mi fa accogliere la mia bambina terrorizzata… la tensione cala, il dolore si attenua, non sparisce del tutto, ma adesso è sopportabile, finalmente mi sdraio e riesco ad addormentarmi…

La notte passa in maniera agitata, riesco a dormire solo di schiena o sul fianco destro, appena mi giro sul sinistro la tensione sale dal diaframma, alla spalla e al collo e il dolore diventa via via insopportabile… vabbè, amen, starò sulla schiena…
non vedo

... e continuo a non ascoltare il mio corpo che, invano, cerca di portare la mia attenzione su qualcosa che mi ostino a non voler vedere.

Fase dell’evitamento…

Da quel primo momento di crollo fisico e per i prossimi mesi la mia vita non sarà più la stessa.

 [continua….]

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Pubblicato in Blog di Katia Prati

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